Edoardo Beltrame
Guarda bene la bolletta
3 Settembre Set 2014 1231 03 settembre 2014

La tempesta perfetta e il rischio di restare al freddo.

Le probabilità di un conflitto aumentano all’approssimarsi dell’inverno e ci stiamo convincendo che il nemico è quello che ci ha riscaldati negli ultimi decenni.

L’Ucraina è in forza maggiore, le principali infrastrutture sono compromesse e, se non pagheremo noi Europei il suo gas ai Russi, sarà la prima a bruciare legna e carbone.

Il gas Russo, che passa per l’Ucraina, arriva ancora, ma siamo in estate. Il freddo inverno Russo ha sempre condizionato l’esito dei conflitti. Se, come ancora si spera, non saranno i cannoni a sparare, la partita si giocherà sull’energia e noi, come sempre, non avremo le carte.

Zio Barack ha promesso che, nel giro di cinque anni ci darà il suo gas, e ne siamo convinti, ma non sappiamo se zio Vlado aspetterà che ci organizziamo, senza alzare la posta.

Il Premier non va disturbato, perché occupato con slides e gelati, e allora in molti rassicurano la popolazione, dicendo che non ci saranno problemi. Tutti i giornali stranieri la pensano diversamente, ma noi capiamo solo le vignette che prendono in giro il Pifferaio.

La faccenda è molto seria perché, se prima zio Vlado e B. erano compagni di merende e Gheddafi faceva cavalcare le amazzoni a Roma, adesso i rapporti sono cambiati e, guarda caso, il Ministro degli Esteri Europeo è Italiano e il semestre Europeo pure. Quindi, se verranno fuori casini, sarà colpa nostra o, meglio, zia Angela manderà avanti noi, perché in questo campo siamo imbattibili. Siamo già andati in Kurdistan, con le idee piuttosto confuse.

Attendiamo un nuovo ministro degli esteri poliglotta, ma non come Frattini, che era sempre in spiaggia o a sciare, perché, in caso di necessità, dovrà spiegarsi in fretta. Per ora, un ministro minaccia e un altro mette in guardia sulle ritorsioni di zio Vlado: da morire dal ridere!

La tempesta perfetta, improbabile ma non impossibile, potrebbe verificarsi per la concorrenza di una serie di eventi. Se, ad esempio gli islamici decidessero di dedicarsi, non più a tagliare teste, ma i tubi del gas, se la Libia, come sembra, saltasse un’altra volta e se, al nuovo nemico girassero definitivamente le balle, é pacifico che noi resteremmo al freddo.

Confidando che il Ministero abbia già valutato le varie opzioni per affrontare la nefasta evenienza, le dichiarazioni, in ordine sparso e, spesso, di segno opposto, vedono l’Europa navigare a vista con zio Barak in plancia; è molto probabile che, nell’emergenza, ognuno cercherà di salvare la propria pelle, lasciando gli altri da soli, esattamente come succede per gli sbarchi dei migranti.

La storia ci dice ancora che il livello di sopportazione dei Russi è molto più alto del nostro e quindi, con l’embargo, ci stiamo lentamente suicidando.

Le nostre riserve di gas, a stoccaggi pieni, sono sufficienti per un paio di settimane. Non è per mancanza di fiducia, ma il Ministero, o il Pifferaio, dovrebbero essere i primi a rassicurarci, e non i capi delle società coinvolte. Dovrebbe chiederlo anche Squinzi: vedi mai che ci sia davvero la ripresa e restiamo senza luce e senza gas!

E’ essenziale che gli stoccaggi siano pieni, non adesso, ma al momento in cui il gas servirà, per non ritrovarsi in braghe di tela, come nel 2012.

Nei primi giorni del febbraio 2012, faceva un freddo cane, ma ENI fu l’unica a non averlo previsto e si guardò bene dall’accumulare gas in gennaio, quando era abbondante e i tubi vuoti.

Così, ai primi fiocchi di neve, Scaroni dichiarò che c’era gas solo per tre giorni! Al governo c’erano i tecnici, che si occupavano prevalentemente di finanza, baratri e spread e, non capendo niente di gas, si spaventarono e dichiararono l’emergenza nazionale.

Fu tolto immediatamente gas alle interrompibili, la Marcegalia non ebbe neppure il tempo di capire il problema e, come in ogni emergenza nazionale, qualcuno ci fece una barca di soldi, perché furono classificate essenziali le centrali a olio combustibile dell’ Enel, il cui titolo, guarda caso, saliva in borsa da giorni.

Anche Mucchetti, ancora al Corriere, si accorse che c’era qualcosa di strano, come la metaniera che ritornava piena da dov’era venuta, ma poi la storia finì con i Russi che, forse, avevano preso troppi impegni, nonostante i take-or-pay, e fu sempre Scaroni a metterci una pietra sopra rassicurando tutti sul fatto che in Russia, in quei giorni, faceva davvero freddo e che i Russi avevano deciso di scaldare, prima di tutti, loro stessi.

Il costo degli stoccaggi, virtuali e non, finì in bolletta, il freddo calò dopo pochi giorni, ma le centrali dell’Enel restarono disponibili fino a luglio, con ingentissimi costi scaricati in bolletta.

All’inizio dell’inverno successivo, al governo c’erano ancora i tecnici e, siccome se ne sarebbero andati da lì a poco, senza farsi grossi problemi, istituzionalizzarono l’emergenza mantenendo in stand-by le centrali di Enel fino al luglio 2013, con i relativi costi nuovamante scaricati in bolletta.

Quell’inverno fu mite e non ci furono problemi, salvo che per le bollette. Anche l’ultimo inverno è stato tra i più miti del secolo ma, per noi del nord, l’estate è saltata, nonostante i soloni del CNR avessero previsto siccità e carestie.

Come sarà il tempo dei prossimi sei mesi, è difficile prevederlo ma oggi è certo che: siamo alleati dell’Ucraina, in Ucraina c’è la guerra, e il gas dei Russi ci passa attraverso.

Se, come spiegato, sappiamo incasinarci anche in tempi normali, e per una sola settimana di freddo, non ci resta che sperare che il prossimo inverno sia il più caldo del millennio, se no dovremo leccare ghiaccioli con il Premier, e le bollette, invece di diminuire come ci ha promesso con le slides, finiranno alle stelle.

www.edoardobeltrame.com

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