Vita da cani
9 Settembre Set 2014 1120 09 settembre 2014

Siamo tutti educatori cinofili

Le mode, si sa, sono per definizione passeggere. Negli anni ne ho incontrate moltissime, la maggior parte delle quali raccapriccianti come, ad esempio, quegli orrendi braccialetti che si auto-arrotolavano sul polso. Se non ricordo male furono ritirati dal commercio dopo che un paio di ragazzine erano state praticamente stritolate dal simpatico gadget. Crescendo, le mode hanno iniziato a riguardare il lavoro. Se da bambino il mestiere più gettonato era l’astronauta (ma io desideravo fare il clown e, in seguito, il ladro), c’è stato un lungo periodo – che forse prosegue – in cui si diceva che per sbarcare il lunario si voleva “scrivere”. Ma scrivere di cosa? Perché? Dove? “Sono un blogger”. Che non vuol dire niente, ma faceva tanto figo. Oggi invece c’è una nuova moda, dilagante e insostenibile: tutti partecipano a corsi per diventare educatori cinofili.

Quando mi sono iscritto in università – poco più di 10 anni fa – si diceva che a Milano ci sarebbero stati più avvocati che abitanti. Non so se sia davvero così, ma è certo che le lezioni di diritto civile nell’aula 201 della Statale erano seguite da un quarto della popolazione di Pechino. Oggi credo che siano i centri per diventare educatori cinofili ad avere un problema di sovrappopolazione. Basta andare in una qualsiasi area cani per sentire qualcuno che, con voce un po’ più stridula del normale, annuncia di aver preso la propria decisione: sarò educatore cinofilo. Evviva, fantastico, bravissimo/a. Ma, all’atto pratico, che significa?

Mi sono preso la briga di elencare alcuni dei soggetti che prendono la decisione di diventare “educatore” e di verificare gli effetti che questo può avere sulla tranquillità del rapporto padrone-cane.

1) Il meticoloso. Il meticoloso ti studia da lontano, forse addirittura con un binocolo a infrarossi, e quando entri nell’area cani, o semplicemente lo incroci per la strada, inizia a sciorinarti una serie di problematiche che ha rilevato nel rapporto con il tuo (o, nel mio caso, con i miei) cane. Prima di tutto, sicuramente, l’amico a quattro zampe è timoroso. Spaventato. Atterrito. A nulla serve far notare che i nuvoloni neri e i tuoni in lontananza terrorizzano anche te: hai la certezza che verrai lavato da capo a piedi e, soprattutto, dovrai usare rotoli di scottex per pulire i cani infradiciati. “Impossibile” – dichiara il meticoloso – “c’è un cielo stupendo”. Oltre che meticoloso, è anche un mistificatore, ma vaglielo a spiegare. Così ti sorbisci mezz’ora di pippone in cui vieni istruito su come far bere il tuo cane, come spazzolarlo – “fai dei piccoli ‘8’ sul pelo, così da placare le sue ansie” – e come servirgli il cibo senza che questo provochi ulteriori traumi nel tuo cane-appena-scoperto-psicolabile. Il consiglio è di segnare ora e luogo dell’incontro e di modificare il proprio tragitto. Non si sa mai…

2) L’invasato. L’invasato è assai meno palloso del meticoloso ma molto più pericoloso. È di quelli che sostengono che non esistano cani cattivi ma solo padroni stronzi, che bruca l’erba dell’area cani per assicurarsi che non vi siano metalli pesanti, che mette la faccia vicino a quella di un pit-bull con la schiuma alla bocca e invita il proprietario a scioglierlo perché la natura faccia il suo corso. Mette bocca su qualsiasi decisione tu prenda, conosce a memoria la composizione dei croccantini e – puoi esserne sicuro – sa per certo che quella marca che hai scelto tu (consigliato da veterinari e altri specialisti) non va bene, è tossica, ha dentro uova di T-rex e spremuta di gatto. Mai – e dico mai – dare segni di impazienza con l’invasato. È capace di chiamare le forze dell’ordine per farti strappare i cani che sicuramente maltratti (anche se sono pasciuti e scodinzolanti).

3) Il non ancora educatore. Questo soggetto crede di essere educatore cinofilo dopo una sola lezione in cui gli è stato spiegato come sbrogliare il guinzaglio quando si intreccia. Dispensa consigli non richiesti, intasa la pagina Fb con foto di bambini vicino ai cani gridando al pericolo mortale. “Un cane non è un giocattolo, se gli metti di fronte un bambino lui cercherà di ucciderlo”. Il che dimostra due cose: la prima è che di cani capisce pochino, la seconda è che l’allarmismo è un fenomeno frequente nelle aree cani. Il non ancora educatore, però, ha anche un lato subdolo: inizia a circuire possibili clienti millantando competenze che non ha. “Ho un metodo ungherese per educare il vostro cane, affidatemelo”. Qualcuno ci casca e il risultato è sempre il solito: il cane, che è stato imprigionato dentro una cotta di maglia secondo il metodo ungherese, alla prima occasione scappa. Le successive quattro ore vengono impiegate dal non ancora educatore per cercare di riportare a casa il simpatico animale.

4) Il guru. Il guru viene eletto all’interno della comunità come “colui che sa tutto”. Si è iscritto al corso da educatore ma vorrebbe già tenere le lezioni; contraddice i docenti; crea gruppi su Facebook in cui racconta la sua verità. È un soggetto pericoloso perché il più delle volte dice cazzate (testato sulla mia pelle, garantisco…) specialmente sull’alimentazione: cerca di costringere il cane a diventare vegetariano o fruttariano, ha sempre la diagnosi pronta quando il cane tossisce, chiede dettagli sulle deiezioni prima di formulare la propria inappellabile sentenza. È un soggetto che può tranquillamente farvi venire un’orchite fulminante, tanta è la prosopopea con cui si rivolge a te.

5) Quello che ci crede veramente. Va detto, è una minoranza sempre più sparuta. Si contano sulle dita di una mano, sembrano gli Innuit. Si fanno gli affari loro, non sbandierano il proprio desiderio di diventare educatori e, se interrogati, il più delle volte danno l’unico consiglio sensato: chiedete al vostro veterinario. Ma in genere questi soggetti vengono zittiti da uno qualunque dei quattro precedentemente enumerati. Mal sopportando la diatriba, “quello che ci crede veramente” si allontana sereno, con il suo cane al guinzaglio che lo guarda – a ragione – con amore e gratitudine.

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