Raja Elfani
Gloβ
10 Settembre Set 2014 1543 10 settembre 2014

Bronzi: diventare internazionali a Expo o morire?

Mai visto un bluff più evidente: Sgarbi spacciato per l’ideatore della trasferta dei Bronzi da Reggio Calabria a Milano. Strano perché prima di Sgarbi, qualche mese fa, Franceschini ne fece per primo l’annuncio (vedi qui).

L’intento ufficiale è di raccogliere all’Expo i massimi capolavori italiani, non solo i Bronzi. Ma a quale fine?

Ricapitoliamo. La supertrasferta che, a quanto pare, conviene più spacciare per l’ostinazione di un megalomane, è in realtà una decisione già presa da tempo e viene dall’alto, ma la stampa non sembra essersene accorta.

Intanto, mentre veniamo intrattenuti dalle esuberanze di Sgarbi, si moltiplicano gli sforzi per sbloccare la faccenda dei Bronzi a livello burocratico e legale. In ultimo la commissione Mibact istituita ieri.

In America un’operazione di una tale importanza politica sarebbe stata pianificata con largo anticipo, o per lo meno agevolata da un dibattito parlamentare.

In Italia invece, e solo per via dell’occasione Expo, assistiamo all’esecuzione alla lettera di un piano amministrativo (che va ben al di là dei Bronzi) senza i normali preliminari democratici.

Ma è mai possibile che oltre a tutte le formalità necessarie tra sovrintendenze e commissioni non ci sia stata l’esigenza di confezionare almeno un progetto culturale ad hoc?

Sorvoliamo. E per quanto invece riguarda gli altri aspetti della supertrasferta? Stessa confusione.

Expo, in quanto occasione unica di rilancio per l’Italia, è la vetrina in cui deve confluire il top dell’identità italiana. Anzi dell’identità passata dell’Italia, visto che gli altri capolavori ambiti oltre ai Bronzi vanno da Botticelli a Leonardo ad Arcimboldo.

Davvero singolare. All’Expo, l’Italia dovrebbe teoricamente competere con l’eccellenza internazionale, vale a dire imporre tecnologie e innovazione italiane nel mondo, far sì che il made in Italy diventi standard internazionale. Non vedo perciò in che modo l’arte seppur grandiosa del Rinascimento possa rappresentare l’Italia moderna.

E infatti il problema di Expo 2015 non è tanto che il Rinascimento italiano sembrerà valervi quanto la mozzarella, quanto piuttosto che oltre alle scoperte del passato non abbiamo un prodotto, un brevetto o qualche idea nuova che rappresenti l’Italia di oggi.

E così, concorrendo con la cultura del passato, nel 2015 l’Italia ammetterà di fatto di essere entrata in riserva, partendo quindi squalificata.

Perché, per sopravvivere alla globalizzazione, ogni paese deve aprirsi, che in termini di mercato significa vendere, collaborare. È il principio della democrazia.

In questo senso la mobilitazione del governo intorno ad Expo 2015 rispecchia una certa consapevolezza, anche se finora abbastanza improvvisata.

Ma ecco che con la falsa polemica pro/contro Bronzi di Riace, facciamo credere all’opinione pubblica che l’Italia possa ancora sottrarsi alla globalizzazione: una immane perdita di tempo (e di soldi), quando già dovremmo aver pronto un piano per la transizione economica e culturale dell’Italia.

E' anche vero che le contraddizioni italiane sono un sintomo di tutta Europa. Il Vecchio Continente non accetta che, dallo sbarco degli Americani - cioè da quando hanno vinto la guerra - l’indirizzo economico (e quindi identitario) dell’Europa non è più in discussione: abbiamo abbracciato la cultura dei vincitori e la cultura degli Americani è il mercato. Siamo americani (e quindi capitalisti) almeno finché l’UE non sarà effettiva, con una sua cultura alternativa.

Per cui ciò che ancora è negoziabile oggi è il modo in cui ogni paese europeo intende fondersi con l’unica superpotenza occidentale, ovvero gli Stati Uniti. In questa nuova realtà sovranazionale l’unica caratteristica culturale sussistente sarà solo la qualità. Un valore che nella storia passata distingueva il made in Italy su vari fronti, ma che oggi tra degrado e corruzione non è più attuale.

Quindi, per finire, ecco i punti da ritenere nell’affare dei Bronzi:

Primo: il progetto che a molti sembra folle non nasce con Sgarbi, le tournée fanno parte degli standard della politica culturale internazionale.

Secondo: sbloccare amministrativamente la trasferta dei Bronzi all’Expo è praticamente un lasciapassare per l’America, altro che Milano. E sarebbe anche un bene, se solo l’Italia fosse in grado di gestire questo salto.

Sfortunatamente, con o senza consenso sui Bronzi, l’Italia non ha i mezzi per sostenere questi standard di mercato. Forse non è pronta per entrare nell’arena mondiale. Ecco perché l’ok per la trasferta dei Bronzi non sarà decisivo.

Tuttavia se l’Italia non è in grado di esportare i suoi valori - materiali e ideologici – fa ancora in tempo ad affidare l’incarico a terzi. Ma solo finché questi beni valgono qualcosa.

Il vero guaio infatti è che tutta questa Grande Bellezza non è eterna, ha una scadenza. E se la lasciamo scadere bloccandola in Italia, ovvero senza ricavarne un contraccambio internazionale, addio identità italiana.

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