Mirko Briganti
L’altro occidente
16 Settembre Set 2014 0636 16 settembre 2014

Il Sogno del Grande Nord

Il Sogno del Grande Nord

Il vasto continente Australiano ha solo un decimo degli abitanti del Brasile, chè è però di poco più grande in termini territoriali. Lo spazio abbonda, le ricchezze naturali pure, quel che manca casomai è l’acqua. Le grandi città Australiane sono tutte sorte come colonie britanniche attorno ai grandi fiumi e nella parte meridionale dell’isola, quella temperata. Il grande nord del paese è invece praticamente disabitato, se si escludono le piccole città di Broome, Darwin e Cairns. Ma, nonostante il rallentamento dell’Economia o forse proprio per questo, il Governo Australiano sogna di sviluppare economicamente e demograficamente anche l’altra metà del continente. Quella che si affaccia verso l’Asia e il suo impetuoso sviluppo. Sogna di far diventare una metà del continente la “food bowl” dello sviluppo asiatico. Un sogno antico, vagheggiato da governi di ogni colore da decenni, ma che sembra adesso un obiettivo concreto.

Il Piano del Governo a guida Liberal è di creare un insieme di dighe, da utilizzare per l’irrigazione e di arrivare così al raddoppio della produzione agricola entro il 2050. L'Australia, che già ha un output agricolo imponente, diventerebbe così la superpotenza agricola del mondo. Il nord riceve infatti piogge abbondantissime, ma in un periodo relativamente breve di tre-quattro mesi  durante l’anno. Le dighe permetterebbero l’immagazzinamento delle acque per gli 8-9 mesi di stagione “asciutta”.

Già arrivate però le obiezioni di ambientalisti, che vedono gli ecosistemi a rischio, e di alcuni scienziati che ritengono poco realistico il piano, dato che le temperature roventi dei mesi aridi porterebbero alla rapida evaporazione delle acque. Si teme inoltre che la regimentazione delle acque potrebbe avere un impatto negativo sulle estremità paludose del nord, ricche di allevamenti di pesce, di ecosistemi straordinari e fonte di sostentamento per le ultime tribù aborigene rimaste. Aborigeni che vivono ormai prevalentemente proprio in queste aree e ne reclamano l’ancestrale proprietà. Alcuni gruppi dei primi Australiani si sono detti invece perfino favorevoli all’iniziativa, purché divengano anche beneficiari dei grandi vantaggi che ne deriverebbero.

Il precedente della diga Fogg, pare non spaventi più di tanto.  Costruita nel 1965 per lo sviluppo di vaste coltivazioni di riso, fu un vero fallimento. I Coccodrilli infestarono rapidamente le risaie e l’enorme popolazione aviaria saccheggiava regolarmente semi e raccolti. Il Secondo tentativo, quello del fiume Ord nel 1972 dette risultati migliori. Doveva servire per le risaie ed è finita a legno di sandalo, ma nonostante questo il costo dell’investimento non è ancora stato recuperato.

Le attenzioni questa volta sono rivolte al fiume Gilbert, nel nord del Queensland, che dovrebbe ricevere 2 miliardi di dollari di investimenti per una diga che finirebbe per alimentare una mega piantagione di canna da zucchero da utilizzare anche per la produzione di etanolo.

CSIRO (l’equivalente australiano del  nostro CNR ) sostiene invece che ci sia lo spazio per lo sviluppo di aree limitate di agricoltura di qualità. In ogni caso il governo Abbott ha deciso di rompere con “l’estremismo ambientalista”  e dare via libera al gigantesco piano. Sia ha ben chiaro da queste parti che senza investimenti non c'è sviluppo.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook