Silvia Novelli
Nei panni di una rossa
21 Settembre Set 2014 2128 21 settembre 2014

Social media bon ton


Descrizione: 
Social media bon ton. Netiquette
Nelle scorse settimane ho letto con curiosità (e anche con una punta d'invidia) le testimonianze - tipo questa: http://www.theverge.com/2013/5/1/4279674/im-still-here-back-online-after-a-year-without-the-internet - di qualche eroe postmoderno che - con molta più determinazione di me - ha fatto l’esperimento di stare per un periodo di tempo ‘disconnesso’ dal mondo digitale.

Pare di capire che non ci siano né vincitori né vinti: hai voglia a dire che il web sia il demonio contemporaneo (a tal proposito, consiglio la lettura dell’ultimo libro di Federico Rampini, “Rete padrona”), o viceversa che sia il nuovo Dio. La questione fa ripensare alle diatribe che sorsero ai tempi dell’avvento della televisione.

Il web è un dato di fatto: così come la televisione è diventata negli anni ‘60 onnipresente in tutte le case, noi oggi di onnipresente abbiamo la connessione.

Certo, c’è chi la tv dice - più o meno fieramente - di non averla. Io stessa ce l’ho ma la uso più che altro come complemento d’arredo. Eppure anche noi non siamo paladini della resistenza: semplicemente veicoliamo i contenuti televisivi tramite altri  media. 

Insomma: il punto non è tv o non tv, web o non web, social media o unconnection. Il punto è l’uso che ognuno di noi fa di questi veicoli.

Perché anche chi se ne tira fuori deve riconoscere che esprime la sua opinione al riguardo: anche il silenzio comunica, si sa. E così l’assenza di presenza sul web.

Ma se i social media sono sempre più espressione di noi stessi, o di come noi vorremmo essere, se sempre di più l’uso che ne facciamo è customizzato sulla nostra personalità, permettendo – idilliacamente parlando - a ciascuno di esprimersi al meglio, ci sono delle regole di bon ton che valgono a livello universale?

Sì, insomma, il profilo è mio e ci faccio quello che voglio, ma ricordiamoci che su Facebook, Twitter e co. non ci sono i nostri avatar… ci siamo noi.

Dell’uso improprio di Linkedin ho già parlato qua: http://http://www.linkiesta.it/blogs/nei-panni-di-una-rossa/sull-uso-improprio-di-linkedin e lo ribadisco. Non dirò niente di quegli sconosciuti che ti contattano direttamente per parlarti del loro ultimo libro/progetto con magari richiesta di scriverne in un pezzo… ci sta: meglio che te lo chiedano su Linkedin che davanti a un Mojito quando tu vorresti sentirti chiedere tutt'altro. Ma non è assolutamente bon ton chiedere il contatto a belle fanciulle per poi partire a ruota con messaggio in cui ti complimenti sull’aspetto, e tutta la vasta gamma di variazioni sul tema. E non è bon ton utilizzare i gruppi Linkedin per parlare di argomenti non pertinenti.

Twitter/Instagram: seguire o non seguire chi segue te? Per quanto mi riguarda, mi sono resa conto dell’importanza fondamentale di creare interazione: più dai e più ricevi.

E Facebook? Come la mettiamo con le richieste di amicizia? Qui la discrezionalità regna sovrana, ca va sans dire, ma quante volte ci è capitato di vederci richiedere l’amicizia e provare un moto di ribellione interiore? C’è chi accetta anche il profilo del gatto fino a sopraggiunti limiti di spazio, e chi seleziona con perizia certosina. Di fatto: se qualcuno non ti accetta l’amicizia, quell’avatar che non sei tu si offende. Io mi faccio due domande semplici: 1)conosco fisicamente questa persona?Se si accetto, con variabili gradazioni di entusiasmo. 2)Mi può potenzialmente interessare conoscere questa persona o quello che ha da dire/condividere? Se si accetto.

[NB. “Mi può interessare farmi gli affari suoi” non rientra nel range delle domande da porsi.]

Ma vediamo il risvolto della medaglia e tasto ancora più dolente: cancellare amici su FB. Qui la faccenda si fa delicata. C’è chi, maestro di diplomazia, non cancellerebbe un contatto nemmeno sotto tortura. Personalmente, ogni tot faccio un upgrade e mi chiedo: ho mai interagito con questa persona? Mi interessano le cose che condivide? Se la risposta è no a un certo punto elimino: se in un anno non ci siamo detti niente, forse non abbiamo niente da dirci ed è improbabile che scatti un magico feeling negli anni a venire. Diverso il discorso per persone che conosci, anche solo alla lontana: in quel caso mantengo, l’influsso del mio ascendente bilancia la fa da padrone. Il top della cafonaggine social però è chiedere l’amicizia a una persona e dopo poco eliminarla. Se avete dubbi non premete quel pulsante e non inviate richieste di amicizia a caso, pensateci due volte (soprattutto in caso di colleghi di lavoro o peggio capi…) ma chiedere e ritrattare è il top del cafonal feisbucchiano. 

Su Facebook non è bon ton nemmeno spammare sui diari altrui le pubblicità dei propri eventi/libri/progetti. E non è bon ton inviare decine di inviti per giocare a CandyCrush, a Buon Compleanno o quant’altro [NB. Non ci ho mai giocato e non ho intenzione di cominciare adesso, alla soglia dei 30 anni], non è bon ton inviare dieci richieste di like alle proprie pagine o inviti a eventi a cui tanto sai che l'altra persona non  partecipera' perché tu stai a Milano e lei a Reggio Calabria. O viceversa, ci siam capiti.

Insomma: ricordiamoci che quelli dietro alla foto profilo siamo noi e non un nostro avatar, e che dietro alle foto degli altri ci sono altre persone e comportiamoci di conseguenza… col rispetto, l’educazione e la cura che riserviamo alle persone che incontriamo ogni giorno giù in strada…

Ps. Secondo voi, cosa è socialmediamente scorretto?

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