I gessetti di Sylos
24 Settembre Set 2014 1220 24 settembre 2014

Meglio tardi che mai?

In un’intervista del 24 settembre il ministro Padoan, di ritorno dal G20, ha dichiarato che in quell’importante consesso è emersa la richiesta che in tutti i paesi si agisca per riprendere la crescita, e ha precisato: “nei paesi con margini di bilancio, con politiche espansive”. Questa importante ammissione del G20 segue la richiesta, da me già più volte segnalata, del presidente della Bundesbank Weidmann alle imprese tedesche di aumentare i salari. Entrambe le richieste derivano dalla circostanza che finalmente si sta capendo che questa è una crisi prima di tutto di domanda e, aggiungo io, che la finanza l’aveva solo occultata con la dilatazione del credito al consumo.

Vi chiedo scusa se mi cito da solo, ma lo faccio solo per significare che la cosa poteva essere compresa subito dopo la crisi se solo si fosse guardato la realtà con serenità e raziocinio. Nel numero 158 di Critica Liberale usciva un mio lungo articolo sulla crisi in cui già accennavo alla tesi che poi farà da base al libro “La Comoda Menzogna”, e cioè che le cause della crisi medesima non erano finanziarie ma “reali”, e concludevo con queste raccomandazioni:

questi potrebbero essere i provvedimenti da concordare a livello mondiale:

-         la Cina, gli USA ed i paesi con i rapporti debito pubblico interno/PIL più bassi (Spagna, Gran Bretagna, Germania, Francia, per nominare i principali) devono aumentare la spesa pubblica in deficit;

-         tutti i paesi, ivi comprese le neo potenze economiche come Cina ed India, devono avviare un piano di aumento dei salari e fare di tutto per impedire i licenziamenti. Essi, inoltre, devono diminuire le imposte per i redditi bassi, se mai aumentando quelle per i redditi alti;

-         si deve far di tutto per impedire che si interrompa il flusso di credito alle imprese da parte delle banche, per esempio attraverso la diffusione di consorzi di garanzia fidi sostenuti, se necessario, dai singoli governi.”

Questo scrivevo quando correva l’anno 2008 (dicesi duemilaotto). Sono passati sei anni, sei anni persi in inutili chiacchiere su problemi più di tipo ideologico che altro. A destra è prevalsa la preoccupazione di salvaguardare, a costo di negare la realtà, la razionalità assoluta del “mercato” e limitare l’intervento pubblico, confezionando teorie bislacche come “l’austerità espansiva”. A sinistra ci si è attardati a fare polemiche veementi quanto vacue contro la “finanza”, a chiedere fallimenti bancari, a parlare di “moneta creata dal nulla” e baggianate simili.

E il paradosso è stato che i debiti pubblici, nei paesi che hanno dato retta alla bufala dell’ “austerità espansiva”, sono aumentati lo stesso, anche senza le politiche espansive che io avevo suggerito, e questo perché la recessione ha diminuito le entrate fiscali e ha aumentato la spessa per gli ammortizzatori sociali.

Adesso un po’ alla volta e timidamente, molto timidamente, i termini reali della questione stanno emergendo. Cosa dire: meglio tardi che mai? Ho ancora qualche dubbio, a guardare il comportamento di leader come Hollande e Renzi, oltre all’ostinazione dei tedeschi e i loro satelliti.

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