Carmine Zaccaro
IoVoglioTornare
6 Ottobre Ott 2014 1027 06 ottobre 2014

Job act without freelance, le tutele inesistenti dei lavoratori indipendenti

La riforma del lavoro del governo Renzi non tutela i freelance. I lavoratori indipendenti dell’associazione Acta rivolgono a Renzi un monito sulle iniquità dei trattamenti tra loro e i lavoratori dipendenti.

LA LETTERA - I freelance di Acta nella lettera aperta al premier denunciano come la loro categoria resti esclusa dai benefici della riforma del Job Act.
La formula politico sociale degli 80€ in busta paga, oltre a non aver toccato tutte le fasce di lavoratori (tra cui i freelance restano eslusi) non ha convito gli analisti del settore, né tantomeno ha rilanciato, come il premier si augurava, l’economia del nostro Paese, aprendo di contro dibattiti tra la validità dell’iniziativa renziana e il suo risultato nelle statistiche economiche.

AMMORTIZZATORI SOCIALI E TASSE - Gli 80€ rappresentano una parte dei problema per i freelance. L’esclusione dagli ammortizzatori sociali li equipara a lavoratori di serie B; sebbene molto spesso sia proprio questa tipologia di lavoratore a sostenere l’economia italiana, più di quanto non si creda.
L’esclusione dalle tutele si somma all’aumento delle tasse sul lavoro. Con le nuove aliquote sui contributi pensionistici si passerà dal 27% al 33% di tassazione sulle attività dei freelance.

SALARIO MINIMO E TUTELE - Per loro non è previsto il salario minimo orario. Il freelance infatti, non può stabilire le tariffe minime in quanto equiparato a una impresa, ogni accordo tariffario potrebbe essere lesivo della concorrenza. Infine le tutele che il Job Act vorrebbe aumentare, ancora una volta non riguarderebbero i lavoratori di questa categoria, che a parte quella sulla maternità non sono tutelati in modo consono sulla malattia.

Qui il testo completo dell’associazione ACTA

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