Stefano Grazioli
Gorky Park
8 Ottobre Ott 2014 0948 08 ottobre 2014

Ucraina, campagna elettorale e riforme

"Mosca è allarmata che le autorità di Kiev non abbiano ancora fornito precondizioni per un dialogo politico con la parte orientale dell'Ucraina. Lo ha detto ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, lasciando intendere che "forse sono impegnati in campagna elettorale", ma "i politici ucraini ancora non hanno fatto nulla per avviare un dialogo a livello nazionale e la riforma costituzionale" ha affermato". Così scrive TMNEWS.

E' vero: la campagna elettorale non ha certo favorito nè il dialogo, nè il processo di riforme sbandierato ai quattro venti soprattutto dal premier Arseni Yatseniuk. Ma anche il presidente Petro Poroshenko ci ha messo del suo (ultimo episodio, la questione della lustracija).

Il Donbass rischia di fare la fine non tanto della Crimea, annessa alla Russia, quanto della Transnistria. A Kiev al momento ciò sembra interessare poco, visto che nonostante i toni, anche i più fessi conoscono la realtà. Ma appunto in campagna elettorale si cerca di portare acqua al proprio mulino.

La prossima Rada sarà instabile e trasformista come nel passato. Il sistema attuale e le riforme non fatte non concedono margini di speranza. Ci vorranno un paio di mesi per formare un governo che avrà un sacco di gatte da pelare. Il pericolo di blocchi istituzionali è alto, collasso poltiico ed economico sono a un passo. Il tutto anche nella migliore delle ipotesi, e cioè che il conflitto nel Donbass rimanga davvero congelato e nella prossima primavera non si assista a un effetto domino ulteriore tra Kharkiv e Odessa.

Più informazioni e analisi sull'Ucraina: RASSEGNA EST

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