Laura Siviero
Blog Nordovest
11 Ottobre Ott 2014 2115 11 ottobre 2014

A cosa serve la scuola?

E’ su questo punto lo scontro tra i giovani e la riforma sulla scuola. Non c’è condivisione su cosa sia una buona scuola e a cosa serva. Secondo Renzi, leggendo il testo della "buona scuola",  una scuola è buona se ha validi insegnanti che, gratificati nel loro lavoro dal punto di vista economico e dei risultati, siano stimolati a insegnare meglio; se offre una preparazione culturale agli studenti, tale da renderli competitivi (che detto dalla sinistra non sembra più una parolaccia) per il mondo del lavoro; e se utilizza strutture più all’avanguardia, che permettano di adottare tecniche di insegnamento/apprendimento maggiormente adeguate ai ragazzi di oggi.

Ma i giovani che ieri hanno sfilato in corteo a Torino, non sembrano d’accordo su questi punti. Per loro, i parametri di una buona scuola sono altri: la scuola deve essere totalmente a carico dello stato per essere accessibile a tutti, deve preparare cittadini prima di tutto responsabili e solo dopo pensare ai contenuti e all’aggancio con il lavoro e non deve asservire al mondo delle imprese. Giorgia P. di LaSt (Laboratorio Studentesco) che frequenta il liceo Gioberti ha le idee chiare: “L’istituzione scolastica non deve sottomettersi alle aziende, il merito dei docenti non va valutato sui servizi di segreteria che devono svolgere in aggiunta, ma sulla didattica; ai Dirigenti scolastici va dato meno potere, altrimenti si incorre nel rischio di avere scuole di serie A e B”.

Insomma non piace la “privatizzazione” se così si può chiamare che vedrebbe coinvolte le aziende in progetti di alternanza scuola lavoro e di apprendistato prevedendo 200 ore nell’ultimo biennio. E’ vista come uno sfruttamento da parte delle aziende e non un’opportunità formativa. "All’Istituto Tecnico Avogardo . sottolinea Giorgia - è già nata la seconda Enel!”. Scaltri o cinici i nostri ragazzi? Certamente sfiduciati. Non va giù neanche che il Dirigente Scolastico abbia il potere di premiare (perché avrà margini di manovra solo sul 66% dei docenti) o di scegliere i docenti, sempre per una questione di disparità tra scuole. Peccato che non tengano in considerazione il fatto che oggi la disparità c’è ed è forte. Capitare in una buona classe, con buoni docenti è un puro atto di fortuna. Ma c’è anche chi, come Emanuele A. del Liceo Scientifico Galfer, ritiene che gli insegnanti siano già in sovrannumero, come spiegano le statistiche europee che segnalano l’Italia tra i paesi che hanno il maggior rapporto di docenti/allievi a e il costo delle loro assunzioni sarebbe troppo alto da affrontare da parte dello stato”. Ma d’altro canto regalano ai docenti più autonomia, sottreaendoli alla “valutazione che - dice Emanuele- non è conforme alla tipologia di lavoro che i docenti svolgono, ogni insegnante spiega a modo suo, non si può valutare in modo standardizzato”.

Ma il corteo è fatto di tante anime: chi è lì sulle barricate perché ci crede e chi si accoda per tagliare la scuola o vivere un’ennesima esperienza collettiva. O chi infine come il ragazzo su  una  panchina, legge un buon libro di Foscolo e intanto si porta avanti con la cultura, al resto ci pensino gli altri!

Un appello agli studenti che vogliono dare un contributo alla riforma: Mandatemi le vostre opinioni su questo blog! No lamentele, solo proposte!!

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