Diego Corrado
Avenida Brasil
11 Ottobre Ott 2014 1724 11 ottobre 2014

Chi è Aécio Neves, il “comeback kid” delle presidenziali brasiliane

Dall’alto del suo inaspettato 33,5%, che domenica 5 ottobre gli ha spalancato le porte del secondo turno, quando il 26 ottobre proverà a rimontare gli 8 punti di distacco dalla presidente in carica Dilma Rousseff (il peggior risultato per un candidato del Partido dos Trabalhadores dal 1998, quando Lula perse al primo turno con Fernando Henrique Cardoso ), Aécio Neves ha riacquistato in un attimo la tranquilla sicurezza del predestinato alla carica più alta del suo paese. Quella che lo accompagna fin da quando – nel 1981, a soli 21 anni – il nonno materno Tancredo Neves, storica figura di oppositore della dittatura e leader del Congresso che nel 1985 lo avrebbe eletto primo presidente della ritrovata democrazia, lo chiamò al suo fianco, quale segretario personale.

(nella foto, un giovane Aécio con il nonno Tancredo Neves, già ministro del governo di João Goulart, deposto nel golpe del 1964, e all'epoca candidato al governo del Minas Gerais)

Ma la sera dell’uno settembre scorso, durante il primo dibattito tra i “presidenciaveis”, la sua brillante carriera pareva arrivata al capolinea. Travolto nei sondaggi dallo tsunami Marina Silva, subentrata da poco come candidata del Partido Socialista Brasileiro a Eduardo Campos, scomparso in un incidente aereo il 13 agosto, era un distante terzo, e venne ignorato dalle avversarie, intente a scambiarsi bordate in vista di un ballottaggio che si profilava tutto al femminile.  Nel Minas Gerais, suo stato natale e sua roccaforte elettorale, che lo aveva visto eletto governatore per due mandati consecutivi e poi senatore con votazioni record, il suo candidato arrancava molto indietro rispetto a Fernando Pimentel, esponente del PT e amico personale di Dilma Rousseff.

Sembrava concretizzarsi un terribile uno-due (esclusione dal secondo turno e sconfitta in casa) che – era l’opinione unanime dei commentatori – lo avrebbe fortemente ridimensionato su scala nazionale, lanciando quale leader del partito Geraldo Alckmin, governatore di San Paolo che viaggiava col vento in poppa verso la riconferma già al primo turno.

Gli alleati parlavano apertamente di avvicinarsi a Marina, l’unica che appariva in grado di scongiurare un secondo mandato per Dilma, il quarto consecutivo per il suo PT. Quello stesso primo settembre, lo stesso coordinatore della sua campagna Agripino Maia si lasciò sfuggire un commento sull’opportunità di appoggiare la leader ecologista nel secondo turno, in funzione anti Partido dos Trabalhadores, dando per scontato che per la prima volta dal 1989 il candidato del PSDB, indietro di 20 punti dal duo Marina-Dilma, non ci sarebbe arrivato.

Nelle ultime settimana tuttavia è stato lui con un pugno di suoi fedelissimi a riprendere in mano le redini di una campagna che per qualche giorno era sembrata allo sbando. Ha potuto contare sulla ostinata fiducia di Fernando Henrique Cardoso, l’ex presidente e già suo principale alleato interno, nella logorante guerra di posizione con il paulista José Serra, indebolito da due sconfitte di peso, alle presidenziali 2010 e per la carica di sindaco di San Paolo nel 2012.

Aécio Neves ha così confermato con una epica rimonta la fama di vincente, che lo accompagna sin da ragazzino. Sfumata la possibilità di arrivare al Planalto con il nonno (colto da malore la sera prima dell’insediamento, sarebbe morto 40 giorni più tardi senza mai più riprendere conoscenza, in uno psicodramma trasmesso minuto per minuto dai media e che fu il triste presagio con cui il Brasile si avviò sulla via della ritrovata democrazia), inanellò tra il 1986 e il 1998 quattro elezioni a deputato federale, due mandati da governatore del suo Minas Gerais, nel 2006 e nel 2010, e infine il seggio da senatore nel 2014 con una votazione da record.

Ha già ricoperto la carica di Presidente, quando per tre giorni nel febbraio 2001 da presidente della camera sostituì Fernando Henrique Cardoso in missione all’estero.

La sua rimonta è frutto di determinazione, del lavoro di migliaia di militanti sul territorio, in quella che è la seconda macchina elettorale dopo quella del PT, e del brillante esito dell’ultimo dibattito tra i candidati, trasmesso da Rede Globo il giovedì precedente le elezioni.

Prima di lui, un certo Bill Clinton entrò nella corsa alla presidenza dato già per spacciato, dopo il rovinoso esito delle primarie dello Iowa. Ribattezzato "The Comeback Kid" dopo il brillante secondo posto nel New Hampshire, sappiamo dove è arrivato. Le prossime settimane ci diranno se il destino di Aécio Neves è all’altezza delle sue ambizioni e della sua biografia.

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