Carmine Zaccaro
IoVoglioTornare
13 Ottobre Ott 2014 1358 13 ottobre 2014

La scuola italiana da modello per l’Europa a esempio negativo per la formazione

Le riforme della scuola degli ultimi sei anni hanno ridotto la qualità dell’offerta formativa. Il maestro unico, la riduzione di personale e il taglio delle ore di insegnamento stanno causando un abbassamento della qualità della formazione scolastica italiana.

Un’ora in più a scuola fa la differenza, o almeno la faceva in Italia. Il Paese della “Buona Scuola”, delle riforme scolastiche ogni legislatura, era fino alla riforma Tremonti-Gelmini 133/2008 una delle più invidiate per offerta formativa e per organizzazione didattica.

La legge in questione ha ridotto il tempo dedicato all’istruzione. Solo sei anni fa vi erano più di 100 ore di insegnamento e di offerta formativa, 4 mila scuole e 200 mila unità di personale tra docenti e Ata. Sono alcuni dei numeri diffusi dall’Anief, che si preoccupa di denunciare un gap incolmabile che sta facendo presa sulla scuola italiana, causando problemi che nel giro di anni saranno irrecuperabili. Danni a discapito della formazione degli studenti delle prossime generazioni.

L’Italia prima della riforma Gelmini-Tremonti aveva il merito di detenere il primato di ore dedicate alla formazione. Con l’introduzione della legge si è passati a 4.455 ore di studio nella scuola primaria, quando la media dell’area Ocse è 4.717 . La scuola superiore di primo grado si è vista ridurre le ore a 2.970, contro le 3.034 dei paesi europei.

La scuola elementare, la base della prima formazione, ha subito i colpi maggiori. La legge 169/2008 ha smantellato l’organizzazione oraria e valutativa del primo ciclo di istruzione. Il tempo pieno di 40 ore è stato cancellato, inserito il maestro unico e ridotta l’attenzione, con la riduzione di personale specializzato e delle ore dedicate verso i bambini con difficoltà di apprendimento. Il risultato: una più bassa qualità dell’offerta didattica.

Per Anief il governo potrebbe ridurre questa serie di problemi con l’inserimento di 3 miliardi nella prossima Legge di Stabilità.

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