Riforme che non costano
22 Ottobre Ott 2014 1735 22 ottobre 2014

TASI – Milioni di ore tolte alle attività produttive per finanziare a pié di lista 8000 comuni inefficienti. Nuovo capolavoro dell’anarco-localismo

Ottobre era un mese senza scadenze fiscali. Finalmente nel 2014 è stato posto rimedio. L’acconto TASI è arrivato a confiscare denaro e tempo degli italiani. Naturalmente degli italiani risparmiatori, perché si paga sulle case, il patrimonio dei risparmi di vite intere. Ma questa è storia vecchia. Il problema è che la TASI va ai comuni, la cui inefficienza  e caparbio conservatorismo procedurale sono arcinoti. Comuni: troppi, inefficienti e conservatori Ben percepibili, ma non misurabili. I comuni non sono tenuti a presentare bilanci comprensibili e tantomeno comparabili. In questo modo è impossibile sviluppare analisi e statistiche attendibili. I comuni spendono a pié di lista e basta. Anche i comuni del nord, ingiustamente considerati virtuosi grazie alla sfrontata retorica che inganna da tempo giornalisti e cittadini ingenui.    Basti pensare a come il Comune di Milano gestisce le sue imposte e i suoi servizi: scadenze sparse, database arcaici, applicazioni informatiche non condivise, anagrafe scollegata da ufficio elettorale, uffici anagrafe chiusi per ferie con ingorgo in quelli aperti, orari da paesino del Meridione, procedure manuali come negli anni ’50. Anarco-localismoVeniamo alla TASI: come al solito, il governo fissa parametri minimi e massimi e per il resto ciascuno fa come vuole.  Dimenticando che l’Italia è un paese che in passato è stato produttivo e risparmioso e ci sono tante case e seconde case di proprietà o comproprietà. Le eredità moltiplicano il numero di unità immobiliari censite. Ai comuni non importa nulla, tanto scaricano il lavoro sui contribuenti. Non si degnano nemmeno di informarli in modo decente, con arroganza e disprezzo disgustosi. Stupido autolesionismo in nome del federalismo fiscale Quel sadico mentecatto o quel gruppo di sadici mentecatti e sciagurati che negli anni hanno assegnato o lasciato ai comuni il compito di gestire i tributi autonomamente non  hanno calcolato che:

  • i comuni in Italia sono più di ottomila
  • i contribuenti che pagano su diverse unità immobiliari e in più comuni  quindi sono non tanti, ma  tantissimi
  • i comuni hanno il diritto di tassare ma non il dovere di calcolare e informare . D’altronde non ne sarebbero nemmeno capaci
  • i commercialisti non ricevono database con le aliquote e scaricano l’onere sui clienti, oppure si fanno pagare l’extra servizio
  • i clienti contribuenti devono smettere di lavorare per ore e cercare le aliquote IMU e TASI – che possono essere modificate ogni anno perpetuando così la tortura e l’incubo di ricordarsi di controllare se qualcosa è cambiato
  • sul sito del ministero dell’Economia l’applicazione dedicata funziona bene – ovvio, è nazionale; per fortuna ce n’è una sola e non dobbiamo assistere alla gara patetica delle regioni virtuose contro le regioni incapaci  -
  • però nessuno dei nostri strapagati e straprotetti dirigenti pubblici ha pensato a dotare l’applicazione di un template con lo schema delle aliquote per comune e i tipi di immobili interessati
  • il contribuente italiano non trova quindi una tabella con le aliquote dei suoi immobili in quel comune. No, trova sei o sette documenti di decine di pagine che sono la copia integrale dei verbali dei consigli comunali e delle delibere, con tanto di bolli, firme, correzioni a penna, elenco dei presenti e degli assenti giustificati, etc.  Decine, centinaia di pagine inutili, da leggere e interpretare, dato il linguaggio criptico e burocratico con cui si pavoneggiano i verbalizzatori e dirigenti comunali, fino alle aliquote nascoste in qualche punto del lunghissimo verbale pieno di richiami legislativi.

Poi, sperando di non aver commesso errori, può finalmente pagare per permettere ai comuni di continuare a ignorare la tecnologia e spendere cifre immense per fare quasi tutto manualmente.D’altronde è notorio che l’unica innovazione tecnologica che i comuni conoscono sono gli apparati per fare multe. Su quelli sono aggiornatissimi. Tutto il resto lo deve fotocopiare e produrre il cittadino contribuente.Il risultato finale  della Tasi: altri milioni di ore tolte alle attività produttive per dare nuovo ossigeno ai campioni dell’inefficienza burocratica.Risultato finale: almeno 200 o 300 euro per contribuente in termini di tempo sottratto all’attività produttiva per pagare cifre spesso inferiori. Tutto perché un legislatore miope e scriteriato continua a non capire che le scadenze e le procedure vanno accorpate e semplificate.Nuova perla dell’anarco-localismo, cancro dell’Italia. Soluzione a costo zeroObbligo ai comuni di accorpare le scadenze fiscali. Pubblicazione di aliquote su template unificato. Comunicazione ai cittadini con documento unico dei calcoli (lo fanno già per alcune imposte, cosa gli coosterà mai farlo per tutte?). Milioni di ore risparmiate. Centinaia di milioni di produttività in più. 

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