Vittorino Ferla
La Luna storta
25 Ottobre Ott 2014 1521 25 ottobre 2014

Ha ragione la Bindi. La Leopolda è imbarazzante

(Flickr / Francesco Pierantoni)
E sì, ha ragione la Bindi. La Leopolda è imbarazzante.
Come sempre avviene con le cose nuove e imprevedibili, quelle che fanno saltare i vecchi schemi, consolidati e retrivi.
Per quel piccolo mondo antico di post democristiani e post comunisti, la Leopolda è un oggetto incomprensibile. Una sorta di Ufo che scardina rituali e abitudini secolari. E’ così. Non potrebbe essere diversamente. Quel piccolo mondo antico non può comprendere.
La Leopolda è il partito americano. Quello che Walter Veltroni sognava, ma non aveva la forza e il coraggio di realizzare. Forse per un eccesso di rispetto nei confronti di storie che non potevano più transitare, ma potevano solo essere rottamate.  
La Leopolda è il partito americano. Quello che trascende i circoli e le piazze, le tessere e i cortei, le liturgie e le psicosi.
La Leopolda costruisce il partito del leader. Non è il duce che comanda e crea il corpo mistico. Ma la figura capace di conciliare la progressiva personalizzazione della politica con un programma di governo concreto e pragmatico, l’impatto personalizzante dei media sulla vita pubblica con il coinvolgimento dei cittadini non come spettatori, ma come produttori di politica. Basterebbe ripercorrere la vicenda di Obama, un outsider vero, che è riuscito a sfondare il muro dei media, ma si è reso protagonista di uno dei riusciti casi di mobilitazione collettiva che riusciamo a ricordare in epoca recente. Perché ad Obama questo è permesso e a Renzi no?
La Leopolda costruisce il partito dei cittadini. Non è lo spazio della folla indistinta. Ma il luogo della partecipazione e del protagonismo che mette fine alle vecchie zie del ‘militantismo’ di sinistra. Non più il partito di un popolo indistinto che cerca mance e assistenze, ma il partito di chi vuole creare idee e produrre ricchezze per tutti, di chi ha capacità e competenze da offrire. Basta con quei ‘corpi intermedi’ - parola che va ormai consegnata all’archeologia del linguaggio politico – come i sindacati e le associazioni di categoria, che nel tempo si sono trasformati in corporazioni, hanno imparato a vivere di rendita e hanno ridotto l’interesse generale all’interesse particolare dei propri iscritti. Spazio, invece, ai cittadini attivi, sia come individui che con la propria iniziativa e creatività hanno in mente di cambiare il mondo, sia come gruppi organizzati che con le proprie azioni civiche tutelano i diritti e il mondo lo hanno già trasformato.
La Leopolda è il partito della trasparenza e della responsabilità sociale delle imprese. Perché non è affatto detto che la politica debba essere sempre un costo per i cittadini e che tutta la attività dei partiti debba essere foraggiata saccheggiando le casse dello stato, delle regioni e degli enti locali. Le giornate di Firenze dimostrano che si può fare politica coinvolgendo in modo trasparente le imprese, perché anche rafforzando queste relazioni è possibile cambiare gli schemi tradizionali in un paese che vuole stare al passo con i tempi e con le sfide di una società complessa.
La Leopolda è il partito dei social network. Esprime la capacità possibile dei partiti del futuro di far diventare un'opportunità le nuove forme di partecipazione tramite le tecnologie dell'informazione. E, soprattutto, può raccogliere, da una parte, quell'enorme dibattito diffuso in rete che smentisce le sirene della disaffezione dalla politica; dall'altra, può valorizzare quella progressiva trasformazione degli utenti della rete, da meri consumatori a produttori di idee e di pratiche, da semplici ricettori di messaggi a protagonisti che concorrono nella costruzione di universi simbolici.
Lo abbiamo detto più volte e continueremo a ribadirlo. Il partito fordista e leninista del Novecento, quello fondato sul gigantismo organizzativo e sulle oligarchie burocratiche, è morto. A Firenze, in questi cinque anni, è cresciuto il partito della modernizzazione del paese, del cambiamento e dell'innovazione. Chi ha partecipato alle Leopolde forse nemmeno ci pensava o nemmeno se ne è accorto. Ma lo ha fatto. E dobbiamo essere riconoscenti nei confronti di queste persone che hanno animato le giornate di Firenze. Tutto questo, si capisce, per la Bindi è imbarazzante. Ma non fa niente, l'importante è andare incontro al futuro.

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