Loris Guzzetti
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5 Novembre Nov 2014 2001 05 novembre 2014

LA NAZIONE IN PERICOLO

di LORIS GUZZETTI

Solo un editoriale, o qualche marginale articolo destinato alle ultime pagine del quotidiano, giusto poco prima dell’oroscopo o della programmazione televisiva. O ancora, soltanto qualche fulmineo servizio del Tg, prima di lasciare spazio a squallide notizie di gossip o di becera cronaca politica.

È stato questo lo spazio riservato alle celebrazioni per il 4 Novembre, giorno in cui si dovrebbe far memoria di quei milioni di Italiani e non che combatterono e che morirono durante la Grande Guerra e che, nonostante tutto, portarono il Paese al conseguimento della vittoria. Ma non solo: il 4 Novembre, oltre ad essere giornata per le Forze Armate, è soprattutto la Festa dell’Unità nazionale. Una giornata, dunque, intrisa di emozioni e di valori, ma che sempre più sembra rimanere, ogni anno, prigioniero di una triste e deprimente negligenza.

Qualche attento memore saprà sicuramente come, parecchi decenni fa (ma non così tanti), questo giorno era considerato come un vero e proprio giorno di Festa, durante il quale si andavano a svolgere diverse manifestazioni, vedendo la partecipazione di tutti, dai più fanciulli, ai più longevi. Concerti, commemorazioni pubbliche dinanzi ai monumenti ai caduti di ogni città e di ogni sperduto paesello, anche se sparpagliato qua e là per l’Italia; o ancora, mostre, ma anche semplicemente un qualcosa di più moderno, di più “fashion” come si suol dire ora, come film, letture, video e molto altro. Tutta una serie di strumenti fino a qualche tempo fa spesso utilizzati, ma che ora sono confinati (per chissà quale motivo) nella più buia ombra nelle scuole, negli ambienti di lavoro e di più semplice aggregazione, avendo quasi paura di quello che esse possono testimoniare.

Non si tratta della solita polemica spavalda, frutto di qualche mente estremista e nostalgica, bensì di una riflessione circa l’essere o il sentirsi dotati di un puro senso civico. Quel che dispiace e che genera smarrimento è il progressivo, costante venir meno di quel fenomeno di “socializzazione politica” che vorrebbe veder assimilati e sostenuti tutta una serie di valori, immagini ed elementi che possano far sentire tutti parte di un qualcosa; di identificare quello che inizialmente potrebbe apparire un insignificante, sventurato gruppo di individui come, finalmente, una comunità sociale e politica fraterna, quindi un Popolo, quindi una Nazione nel più nobile significato del termine. E l’avere memoria del 4 Novembre, così come di tutte le altre ricorrenze nazionali, rientra in questa precisa ottica.

Allontanarsi, vergognarsi o, peggio, ignorare quel che è stato di un Noi comune non dovrebbe essere così ampiamente e con così tanta leggerezza accettato. C'è il pericolo di incontrare il suicidio perfetto della collettività, che verrebbe privata della sua stessa ragione di esistere. Si tornerebbe ad uno status di caos totale, in cui nulla conta più qualcosa. Il rischio di una fine che, davvero, non vale la pena di correre.

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