Luca Barni
Banchiere di provincia
22 Novembre Nov 2014 0819 22 novembre 2014

George Orwell...prega per noi

Ci avviciniamo a fine anno, per le banche tempo di bilanci e programmazioni; la vigilanza unica europea e i risultati degli stress test hanno imposto ai Ceo delle big e agli analisti di settore una serie di riflessioni sul futuro a breve del sistema bancario italiano.

Nelle mie di riflessioni gira invece in testa da qualche giorno questa immagine dell’universo Blackrock. L’ho vista recentemente ad un convegno ( Roma 17/18 ottobre 2014 - durante l'assemblea annuale della federazione delle Bcc della Lombardia) . Direi lapalissiana, per la facilità di comprensione del potere che esprime, declinato nella utile rappresentazione grafica.

Per mentalità e formazione non mi sento ascrivibile alla categoria dei complottisti, insomma, alle fila di coloro che dietro ad ogni evento devono sempre e necessariamente trovare una spectre, o comunque un mandante e una strategia, ovviamente entrambi pericolosi e destinati a sconvolgere il mondo.

Ma cerco, d’altro canto, o quanto meno ci provo, a leggere sempre in profondità dati, numeri e circostanze. Ed è per questo che mi è ritornato in mente l’autore distopico, di liceale e ahimè lontana memoria. Perché se il grande fratello esistesse per davvero, non saremmo tutti destinati alla totale omologazione? Votati all’idea che i piccoli siano fuori tempo massimo? Che solo le grandi dimensioni, aziendali e societarie, siano adeguate ai tempi?

E come la metteremmo con la concorrenza e il mercato? In un mondo in cui quest’ultimo fosse governato da pochi se non da uno da solo, dove starebbero le libertà di scelta del consumatore? Sia in termini di qualità che di prezzi?

Sono di pensiero liberale, mai amato il pensiero unico, e allora non credo all’assioma secondo il quale solo diventando più grandi potremo continuare a competere. Non è l’unica strada percorribile, anzi forse è il contrario.

Per analogia guardo il sistema bancario: le prime 5 banche italiane rappresentano oltre il 50 % del mercato , se arriviamo alle prime 10 la quota sale al 70%. La riflessione vale anche qua: siamo certi che il cliente ne abbia da guadagnare da tali concentrazioni? Io dico no, e rivendico la diversità di modello e di dimensione quale elemento valoriale di democrazia economica.

Sento spesso le banche grandi declinare i messaggi istituzionali in parole come comunità, territori e fiducia; a me sembrano, anzi sono, troppo spesso mere operazioni commerciali.

Per me fiducia è poter guardar in faccia una persona senza problemi, a testa alta, certi che nel proprio lavoro, al di là della bravura, si sia fatto tutto correttamente. I piccoli lo posso fare, perché, molto semplicemente, li puoi incontrare per la strada tutti i giorni. Dall’alto delle big tower, siamo sicuri che sia altrettanto possibile?

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