E ora qualcosa di completamente diverso
26 Novembre Nov 2014 1012 26 novembre 2014

Che noia votare!

Forse ha ragione Renzi nel dire che l'astensionismo è un problema secondario.

Infatti, il PD ora ha due nuovi presidenti di Regione. Cresce il suo potere e la sua influenza sul paese.

Non sarà certo il dato sull'astensionismo a limitare il potere dei presidenti che, anzi, si trovano paradossalmente in una situazione migliore dei loro predecessori: in termini relativi, fra i votanti in Emilia Romagna, il PD prende 4 punti percentuali; in Calabria recupera 8%, con un aumento assoluto dei votanti di circa 23.000 elettori.

Il peso del PD è aumentato.

D'altronde non ci si poteva aspettare che il Premier riconoscesse nell'astensione il fallimento della politica delle Grandi Aspettative che ha lui stesso riportato in auge con il suo Governo. Né che riconoscesse, come aveva fatto in passato, che la politica deve riflettere sul continuo calo di consenso. Ora a governare c'è lui.

Poco importa che, in percentuale, i votanti sono stati il 37,7% in Emilia Romagna, contro il 65% della precedente elezione regionale, e il 44% in Calabria contro il 60% della precedente tornata. In assoluto, dalle Europee di maggio a oggi il PD perde 769.336 voti in pochi mesi. Perché dovrebbe stupirsi o fare autocritica un premier che non è stato nemmeno eletto?

Il problema, al netto delle criticabili politiche del governo, è anche altrove.

E' da molti anni che si discute in Italia del perché i votanti calano.

"Colpa di Berlusconi", si diceva. "Colpa di Renzi", si dirà oggi. "Colpa dei politici corrotti", si dice sempre. "Nessuno mi rappresenta più" si urla davanti alla TV o sui social.

Purtroppo, nei fatti l'unica risposta che la società propone all'incapacità della classe dirigente è negargli il voto. Da anni oramai! Risposta stupida, a conti fatti.

Forse il minor consenso provocherà una riduzione del potere dei due eletti? Cambiano le loro prerogative istituzionali? Si riducono i fondi a loro disposizione? No, per nulla. Anzi, paradossalmente l'ignavia dei cittadini ridurrà le occasioni in cui i due Presidenti dovranno render conto delle loro azioni. L'inerzia dell'elettorato faciliterà la chiusura delle stanze del potere.

Stando ai dati del Rapporto BES 2014, in Italia la partecipazione sociale cala. Poco più di una persona ogni cinque partecipa attivamente alla vita sociale. Escludendo le associazioni sportive, la partecipazione cala al14%. Ogni giorno, sostanzialmente, 4 persone ogni 5 si curano si loro stessi, fregandosene della cosa pubblica, al punto da non sapere più come organizzarsi per difendere un qualche interesse specifico o generale. In questo silenzio sociale, i furbi sguazzano…

L'effetto è che la fiducia verso gli altri (non verso il sistema o la politica, ma verso le persone che vivono nelle nostre città, nei nostri paesi) sia in calo, anche verso familiari e amici. Siamo soli e senza idee.

Forse anche per questa ragione, solo il 64% degli italiani s’informa una volta a settimana di politica, molto probabilmente attraverso la TV (92% dell'informazione politica passa di lì…), giacché ben poche persone comprano o leggono i giornali: in Europa peggio di noi sono i greci, i polacchi, i portoghesi, i bulgari e gli slovacchi. Non proprio paesi grintosi! Solo una persona su 10 esprime attivamente on-line un parere sulla politica. Grillo sbaglia quando pensa che Internet renda politicamente più preparata e attiva la popolazione: in Europa solo in Polonia (su 27 Stati!) c'è una percentuale più bassa di persone che usano la rete per informazioni attraverso giornali, riviste e siti di notizie. E i risultati si vedono. Siamo preda di ciarlatani di ogni tipo, vittime continue della nostra ignoranza. Altroché digital divide!

Infatti, se gli Italiani partecipano alle elezioni lo fanno avendo in mente un'immagine del Paese distorta. Secondo una recente ricerca, nel nostro Paese si crede gli immigrati nel nostro paese sono il 30% della popolazione: in realtà il 7% è formata da immigrati; che i mussulmani in Italia siano il 20% della popolazione (mentre sono appena il 4%) e che l'83% della popolazione sia cristiana (83% cristiani + 20% mussulmani = 103% miracolo!), mentre è il 69% della popolazione si dichiara cristiana (non cattolica, cristiana).

Straordinario, poi, i dati sulla disoccupazione (si crede che il 49% della popolazione non lavori, mentre in realtà è al 12%) e sulla partecipazione politica. In media, noi sottostimiamo il numero di chi partecipa: alle ultime politiche (2013) hanno votato il 75%; eppure gli intervistati ricordavano un 54%.

D'altronde, perché perder tempo a informarsi sullo stato del nostro Paese se poi non si partecipa né alla vita sociale né a quella politica? Sarà ben meglio l'ultima serie di Breaking Bad!

Due conclusioni finali.

Primo, questa inedia individuale porta verso una società incapace di organizzarsi per difendere interessi specifici e meritevoli. Ogni abuso nasce con l'incapacità di difendersi. Pensare che sia sempre la Giustizia a occuparsi di tutto ciò che è sbagliato è un abbaglio degno della nostra ignoranza.

Secondo, partecipazione sociale attiva e istituzioni democratiche sono molto più legate di quanto possa sembrare. Starsene tutto il dì a occuparsi di se stessi, dedicando un'oretta ogni anno o due per votare non porta a un miglioramento della nostra società. Tutti, nel loro piccolo, dovrebbero dedicare un po' di tempo agli altri. Non importa in quale forma, l'importante è partecipare.

Come cantava Gaber, libertà è partecipazione: non dimentichiamocelo!

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook