Silvia Novelli
Nei panni di una rossa
28 Novembre Nov 2014 0957 28 novembre 2014

Dimmi cosa rimandi e ti dirò chi sei

L’atto di procrastinare si potrebbe inserire tra le nostre funzioni primarie tanto è  legato alla natura umana:  mangiamo, dormiamo, andiamo in bagno, facciamo sesso… e rimandiamo a domani (se tutto va bene, s’intende).

Ma perché risulta così difficile fare oggi quello che potremmo fare domani?

C’è un sottile risvolto psicologico nella faccenda: tendiamo a procrastinare quando una parte di noi teme che raggiungere un certo obiettivo o finire un certo lavoro ci potrà causare un malessere futuro. E’  un meccanismo totalmente inconscio che agisce come forma di auto protezione contro le nostre paure più nascoste.

La tesi non vi convince?

Verifichiamola.

Possiamo identificare 5 tipici modi di procrastinare, dietro ciascuno è nascosta una paura che ci blocca dall’andare avanti.

In quali comportamenti vi identificate?

1)   Il più universale: surfare sui social, attività ad altissimo indice di dispersione energetica. Sfido chiunque a non sentirsi almeno un po’ chiamato in questa causa, ma se vi rendete conto che ogni volta che aprite FB il voyeur che è in voi prende il sopravvento e vi ritrovate per decine di minuti a surfare qua e là sull’onda delle più disparate libere associazioni, trascurando le cose che avreste invece da fare, vuol dire che in voi c’è una paura recondita di essere visti. Se invece di dedicarvi a finire il lavoro che state facendo tergiversate su FB, allontanate il rischio (che è anche l’opportunità) che gli altri vedano il vostro lavoro finito e dunque possano apprezzarlo o disprezzarlo. Questo è il punto: chi ha l’attitudine del social-voyeur rischia di non mettere mai in gioco la propria personalità, e dunque il proprio reale valore.

2)   Accumulare troppe qualifiche: metodo molto subdolo di procrastinare. L’aggiornamento, il continuo desiderio di imparare cose nuove sono fondamentali, ma collezionare diplomi, titoli e corsi di specializzazione senza concretizzare quanto si è imparato in aula può essere indice di una paura di mettersi in gioco nel mondo reale. Il ruolo dell’eterno studente può essere rassicurante e confortevole, perché ripara dal dubbio di non essere bravi abbastanza fuori dall’aula. Quindi, per chi si riconosce in questo profilo, prima di iscriversi all’ennesimo corso è importante chiedersi: lo faccio per prendere tempo e posticipare il momento in cui dovrò realmente sporcarmi le mani, oppure questo corso può darmi delle competenze davvero utili per concretizzare quello che voglio fare nella vita?

3)   Aspettare sempre qualcuno o qualcosa, il giusto socio per un lavoro o la giusta circostanza per iniziare un progetto. Per quanto il supporto altrui sia fondamentale, così come lo sia avere al proprio fianco persone capaci di stimolarci, ispirarci, supportarci (e portarci a mangiare una Sacher ad alto tasso di endorfine quando le cose non vanno come dovrebbero),  non c’è da spendere troppe parole per spiegare che dietro questo approccio di eterna attesa c’è il timore di non essere abbastanza bravi per fare da soli.

4)    SOS, Shiny Object Syndrome: ovvero la costante tendenza a venire distratti da qualsiasi cosa sia abbastanza “lucente” da attrarre la nostra attenzione (mi ci riconosco molto). Il rischio? Non portare a termine qualcosa perché nel frattempo si viene distratti da mille altre idee o ispirazioni. L’SOS cela la paura del successo: quando si comincia una nuova cosa può essere che lo facciamo per paura di cosa succederebbe nel finire quella che già stavamo facendo. Abbiamo paura delle conseguenze del successo o abbiamo paura di non essere abbastanza bravi per meritarlo? In ogni caso, che venga prima l’uovo o la gallina, ripetiamo insieme: finire quello che stiamo già facendo prima di cominciare qualcos’altro. Amen.

5)   Perfezionismo. In questo caso il meccanismo di autoprotezione (leggi: autosabotaggio), è palese: continuare a perfezionare un lavoro finendo per non concluderlo mai indica la paura nemmeno troppo recondita di non essere bravi e apprezzabili. Ma ecco la sconvolgente verità: gli altri difficilmente saranno tanto attenti a noi e tanto spietati nei loro giudizi quanto noi lo siamo con noi stessi. Quindi smettiamo di limare ogni dettaglio fino allo sfinimento e portiamo a termine quello che stiamo facendo: il mondo potrà beneficiarne, e se non lo farà, non verremo fustigati. Andrà meglio la prossima.

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