Beniamino Andrea Piccone
Faust e il Governatore
3 Dicembre Dic 2014 1508 03 dicembre 2014

Così Giorgio Bocca ricordò l'assenza delle istituzioni - tranne Baffi e la Banca d'Italia - al funerale di Giorgio Ambrosoli #QualunqueCosaSucceda

Pierfrancesco Favino interpreta l'avv. Giorgio Ambrosoli

Stasera vedremo la seconda puntata della fiction Qualunque cosa succeda, ispirata liberamente al volume del figlio dell'avvocato Ambrosoli, Umberto.

Stimolato dalla messa in onda, ho fatto alcune ricerche sia nell'Archivio Storico della Banca d'Italia (ASBI) che nell'archivio (efficientissimo, rispondono nel giro di mezz'ora) di Repubblica




Giorgio Bocca

Il 17 luglio 1979 Giorgio Bocca firma in prima pagina un editoriale da incorniciare, dal titolo Due cadaveri molto ingombranti: Ambrosoli e Varisco, drammi ignorati dall'Italia dell'indifferenza.
Questo l'attacco fulminante di Bocca: "Per capire quest'Italia che seppellisce in fretta i suoi cadaveri ingombranti e che, nella calura estiva finge di non vedere i suoi fantasmi, conviene osservare alcune fotografie. In una c'è la famiglia Ambrosoli che arriva alla basilica di san Vittore, a Milano, per il funerale di Giorgio Ambrosoli, l'avvocato morto ammazzato perchè sapeva troppe cose di don Michele Sindona e dei suoi amici altolocati. La signora Anna Lorenza non piange, avanza tenendo per mano i figli, Filippo di dieci anni e Umberto di otto anche essi a ciglio asciutto; due amici di famiglia o parenti camminano ai lati come in un affettuoso servizio e anche sui loro visi si legge questa pacata ma ferma testimonianza: ci siamo ancora, in questo paese c'è ancora gente che non si lascia intimidire dai cialtroni e dai Mafiosi, che non recita il suo dolore, che difende una buona educazione senza la quale non si può essere classe dirigente".




La famiglia Ambrosoli ai funerali (luglio 1979)

Bocca prosegue: "In un'altra fotografia, sempre ai funerali di Giorgio Ambrosoli, si vede Paolo Baffi, il governatore della Banca d'Italia, il solo gran commesso dello Stato, la sola autorità, il solo uomo di potere che abbia capito che con Giorgio Ambrosoli non si seppelliva un professionista qualsiasi, vittima di un disgraziato incidente, ma uno dei non molti che cercano di salvare l'essenziale di una civile convivenza; e non sembra causale che Paolo Baffi, l'unico a capire, a sentire che bisognava esserci al funerale di Ambrosoli, sia a sua volta sottoposto ai ricatti e ai messaggi di una giustizia che vede le pagliuzze e non i tronchi".




Nel volume di Baffi e Jemolo Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (Aragno editore, 2014) che ho curato, ho raccolto la testimonianza orale del maresciallo della guardia di finanza Silvio Novembre - primo collaboratore di Giorgio Ambrosoli e il cui motto è «Più è difficile fare il proprio dovere, più bisogna farlo» - che mi ha confermato l'assenza delle istituzioni ai funerali: «Nel breve percorso a piedi verso il cimitero, Baffi mi disse: “Come è diverso morire a Roma. Qui siamo in pochi e non è presente alcun rappresentante delle istituzioni. La settimana scorsa sono stato a un funerale a Roma e le autorità c’erano tutte con le loro auto blu”». 

A stretto giro di posta - 23 luglio 1979, ASBI, Carte Baffi, Governatore Onorario - Paolo Baffi scrive a Giorgio Bocca: "Caro dottor Bocca, l'attacco contro la Banca d'Italia e la mia persona è stato così massiccio e spietato, ha usato in alcuni organi di stampa argomenti così fraudolenti, abietti e malvagi, che solo quattro e più decenni di lavoro onesta e di profonda reciproca conoscenza con i massimi dirigenti, delle altre banche centrali hanno potuto farmi scudo contro colpi che avrebbero siversamente ferito l'immagine della Banca e mia.



Ma anche così essendo, il Suo articolo sullaRepubblica mi ha aiutato, venendo a conferma dell'opinione che i miei colleghi all'estero si erano formati su questo maledetto affaire. (...) 
Le sono grato e Le presento gli auguri più fervidi per le battaglie che Ella conduce al fine di avvicinare l'Italia al modello di una convivenza civile".

E' compito degli storici far emergere la verità storica a distanza di anni. Quando gli archivi si aprono e si possono fare valutazioni con il necessario distacco. Ma spesso mentre leggo le carte, non posso fare a meno di commuovermi.

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