Luca Barni
Banchiere di provincia
6 Dicembre Dic 2014 0753 06 dicembre 2014

Numeri giusti, criteri discutibili: chi ha paura degli stress test?

Ho letto con interesse l’articolo su Lavoce.info che Giuseppe Montesi ha dedicato ai risultati degli stress test bancari resi noti da Eba e Bce il 26 ottobre

 http://www.lavoce.info/archives/31709/quante-sorpese-nello-stress-test/ - soprattutto nella parte 'Stranezze e paradossi'-

Non ho alcun dubbio che i conti siano giusti; qualche dubbio mi viene, piuttosto, sulle grandezze prese in esame dai test. Rimando all’articolo per i rilievi tecnici sui criteri di valutazione, quello che mi preme è capire il motivo di certe scelte. Perché si assume l’impatto netto invece dell’impatto lordo? Forse perché abbatto l’impatto delle perdite? E i dati di origine non specificata? Possibile che alla voce “altro” del conto economico della Deutsche Bank figurino ogni anno 3,5 miliardi di euro? Non sono bruscolini e meriterebbero qualche riga di spiegazione. E perché gli euroburocrati non la chiedono? Misteri dei numeri, aride questioni tecniche? No, scelte precise. Di chi? Da uomo della strada so bene che è più facile dare una multa per eccesso di velocità a un ragazzo in motorino che a una multinazionale per eccesso di posizione dominante. Le cose più sono semplici e più funzionano, più si articolano e più è facile che, proprio per l’eccesso di complessità, risultino ostiche per chi vi si applica. E questo nella migliore delle ipotesi, perché nella peggiore, nel mare magnum di un processo come gli stress test bancari europei, chi volesse commettere errori –diciamo- volontari di valutazione, vi sguazzerebbe. Non voglio banalizzare: mi sono chiare le dinamiche complesse che sottostanno a un lavoro come il controllo delle banche di dimensione europea, ma faccio fatica a togliermi dalla testa l’idea che qualcosa non torni, che sia difficile essere semplici perché, a volte, non conviene affatto.

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