La Nota Politica dei Ventenni
9 Dicembre Dic 2014 1825 09 dicembre 2014

Quante sono le Roma criminali?

Alle prime luci dell’alba, il silenzio che avvolge Roma è rassicurante. Ha una dolcezza confortante, quasi materna. Un silenzio che diventa ancor più ovattato, quasi irreale, quando, stretto tra palazzi imponenti e mura gloriose, lambisce le vie del centro. Le vie del Potere.
E viene da pensare che quel potere, che da millenni per quelle strade si spande, a Roma è corrotto, marcio. Una cancrena senza fine che ammorba tutto quello che tocca, ma che è capace di resistere ai cicli della storia, muovendoli e guidandoli.

Massimo Carminati non è immortale, come lo definiscono i suoi sodali. La storia personale e quella della sua banda, che negli anni ’70 si prese Roma, stanno volgendo al termine o presto lo faranno. Ma è solo una delle tante punte criminali delle infinite piramidi, che in città esercitano il loro controllo e dettano la propria legge. Non è una terra di mezzo, quella romana, ma una terra di nessuno.
«Se a Roma comandano tutti, vuol dire che non comanda nessuno», diceva Il Libanese in Romanzo Criminale di De Cataldo e aveva ragione.

Quante sono le reti che avvolgono Roma? Quante quelle che la soffocano? C’è la politica corrotta, pezzi di Stato colluso, il giro della criminalità organizzata, la Roma dei Palazzinari e degli appalti truccati; ci sono i cani sciolti che fanno razzia nei quartieri e le bande straniere. C’è la ‘ndragheta che possiede alberghi di lusso e locali alla moda e che alimenta la paura con pizzo ed estorsioni. C’è la camorra, che controlla il ciclo produttivo del Basso Lazio. E poi ci sono tutte queste mafie insieme, l’una con l’altra, l’una dentro l’altra, in un coarcervo indistinto. In una melma globale che avvolge tutto.
Roma è diventata una città senza sfumature, senza contorni nitidi, in cui affare e malaffare da decenni si mescolano e si intrecciano, trasversali ai ceti, ai quartieri, alle famiglie. Ed è per questo che non ha speranza: tutto è compromesso, tutto è infetto. Non è criminale, infatti, solo chi costruisce la propria fortuna a danno della collettività, ma chiunque violi anche la più piccola e insignificante norma, per ottenerne un vantaggio personale a danno di un altro. Ai criminali si aggiungono i complici, i collusi, i contigui.

Ciò chè rimane sempre uguale è il sistema di spartizione del potere, la ragnatela di malaffare e la logica criminale che alimentano questa città. Sono queste che mantengono in vita il ventre molle e indolente di una città in cui manca il segno di una coscienza collettiva comune. L’istituzionalizzazione, parallela alle strutture civili e legali, della criminalità, ha creato un ordine difficile da smantellare.

Dice molto quel silenzio, la mattina del giorno dopo, e si confessa. Parla di un destino di ineluttabilità e di rassegnazione. È così da sempre e così sempre sarà, dice. Non ha senso, non ha significato interrogarsi sulle cause, affannarsi per provare a ripulirla, o peggio, decidere di non accettarlo. Sarebbero sforzi vani. Roma è così grande che l’onestà del mondo non basterebbe per cambiarla. Anche se l’autorità prefettizia dovesse sciogliere il Comune, la rete criminale – non illudiamoci – non allenterà le sue maglie, né smetterà di fare affari. E alle prossime elezioni, non potendo vivere sospesi nel limbo del commissariamento, la giostra riprenderà la sua corsa.

Che fare intanto? Alcuni si ribelleranno, altri continueranno, strenue mosche bianche, a denunciare la sporcizia che ci copre tutti, ma rimarranno sempre pochi e verranno isolati. I più faranno di niente e guarderanno altrove e con sufficienza scherniranno chiunque abbia voglia di non piegarsi. Poi, i giorni passeranno, i giornali parlerrano d’altro e tutto, lentamente, come un veleno liquido, cambierà forma, ma non smetterà di scorrere.
Ed è proprio in quel momento, quando l’impotenza e la coscienza della nostra irrilevanza appaiono così evidenti, che Roma criminale vince. E ride di tutti noi.

pubblicato il 4 dicembre su Glistatigenerali.com

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