Alessandro Oliva
Viva la Fifa
12 Dicembre Dic 2014 1056 12 dicembre 2014

L'ostinazione di Tavecchio nel rallentare il nostro calcio

Avanti piano, ma avanti. Potrebbe essere lo slogan del calcio italiano in questo momento. Avanti, perché in Europa tutte le squadre italiane sono rimaste a giocarsi le coppe (malgrado la retrocessione della Roma in Europa League), con conseguente avanzamento nel ranking e miglioramenti più o meno pingui dei bilanci. Piano, perché al momento in Champions abbiamo una sola squadra, la Juve, che però non è tra le favorite alla vittoria finale. E piano, perché abbiamo un capo del calcio italiano che ritiene una “bufala” i nuovi stadi di proprietà.


 

Avanti.

Finito il Mondiale, il calcio italiano si è ritrovato ancora una volta a piangere su sé stesso. Carenze tecniche, economiche, strutturali: il peana lo abbiamo cantato più o meno tutti. E lo abbiamo condito con le elezioni alla poltrona di un numero della Figc giudicato da molti inadeguato, per le magre figure rimediate agli occhi del resto d’Europa con le sue dichiarazioni. E poi ci si è messo pure il Napoli, che ha mancato la qualificazione in Champions ai preliminari. Apriti cielo. Ma c’era da preoccuparsi, giustamente: altri soldi e lustro persi. Ci siamo resi conto della situazione e abbiamo cominciato a lavorarci su. Il risultato? Su 6 squadre impegnate nelle coppe europee, tutte e 6 ci sono rimaste.

La migliore di tutte è stata la Juve, capace di qualificarsi agli ottavi e con la possibilità di mettersi in tasca circa 60 milioni di euro. Molto dipenderà dal cammino futuro dei bianconeri in Champions e dal market pool: più si va avanti nella competizione, più si faranno introiti dalle coppe. Stesso discorso per la Roma, che in un girone tosto è uscita all’ultima giornata e, a seconda di ciò che farà la Juve, si porterà a casa circa 40 milioni e andrà avanti in Europa League, dove le faranno compagnia Inter, Torino, Fiorentina e un Napoli bravo a rialzarsi dopo la caduta contro l’Athletic Bilbao.

Oltre ai bilanci, ne beneficia il ranking. Anche se ancora le grandi Inghilterra, Spagna e Germania sono lontane. Dovremo ancora farne, di strada, per poter sperare di riprenderci il quarto posto valido per la Champions: se facciamo bene nelle prossime due stagioni possiamo sperarci, altrimenti sarà tutto rimandato.
 

Piano.

Partendo dalla questione del ranking, il nostro percorso è ancora all’inizio. I bilanci sorridono, ma solo per chi fa la Champions (quindi in toto solo per la Juve e un po’ per la Roma): l’Europa League è un torneo che paga pochissimo. E Juve a parte lo scorso anno, negli ultimi anni i nostri club hanno spesso snobbato la competizione, che da quando la Champions si è allargata ha perso appeal e potere economico: se non commettiamo l’errore di privilegiare il campionato, possiamo riprendere quota nelle classifiche europee.

In Champions, per la Juve è dura: il secondo posto nel girone la espone a un sorteggio durissimo e i bianconeri non sono tra i favoriti per la vittoria finale. La storia la sappiamo bene: è pieno di squadre con bilanci migliori e di conseguenza rose migliori. Grazie anche agli stadi proprietà. E qui sta l’essenza di quel “piano”. Il buon Tavecchio, nel commentare la questione impianti in Italia ha spiegato che «Non ha senso farsi illusioni, l'impiantistica può essere rinnovata solo attraverso la sistemazione dell'esistenze, seguendo l'esempio dell'Udinese: i nuovi stadi non si faranno mai, inutile continuare ad alimentare la bufala. Abbiamo stadi di livello europeo, basterebbe rimodernarli».

Forse a Tavecchio è sfuggito che a Udine hanno abbattuto quasi tutto il vecchio impianto, così come ha fatto la Juve, quindi non si può parlare di riammodernamento. Così come stupisce la tempistica di queste dichiarazioni, arrivate mentre il Milan ha varato il progetto di un nuovo stadio accanto a Casa Milan. Sarebbe da capire cosa intende Tavecchio per bufala: la legge sugli stadi esiste da quasi un anno, la Roma lavora per costruirlo entro due anni. E sarebbe interessante capire quali stadi è possibile riammodernare, visto che in molti casi si tratta di “mostri” di Italia ’90 non adatti al calcio di oggi, perché troppo grandi e ingombranti. Sarebbe il caso che Tavecchio spiegasse. E si decidesse a non rallentare un calcio, come il nostro, già pieno di tante altre difficoltà. 

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