Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
16 Dicembre Dic 2014 1207 16 dicembre 2014

Che fine ha fatto la legge sulle unioni civili?

La prima proposta di legge in materia risale addirittura al 1988. La deputata socialista Alma Agata Cappiello presentò un disegno di legge per il riconoscimento delle “convivenze fra persone”. Fu una delle prime proposte del genere a livello europeo, ma forse i tempi non erano ancora maturi e la legge non fu mai nemmeno discussa.

Col tempo le proposte si sono moltiplicate. Ogni legislatura ha le sue, ci hanno provato ministri e sottosegretari, associazioni e partiti ma il risultato è sempre lo stesso. Nessuna di questa è mai arrivata sul tavolo del Presidente della Repubblica per essere firmata e diventare realtà.

Una legge sulle unioni civili è stata chiesta all'Italia dal Parlamento europeo con innumerevoli risoluzioni tutte cadute nel vuoto. Lo ha chiesto persino la Corte Costituzionale. In una sentenza del 2010, i giudici hanno stabilito che le “unioni omosessuali hanno il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia ottenendone il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. Ma dopo quattro anni, il Parlamento non ha saputo ancora dare una risposta.

Anche in questa legislatura sono stati presentati numerosi disegni di legge in materia. Dopo un lungo lavoro di mediazione si è arrivati ad un testo unificato (il cosiddetto ddl Cirinnà dal nome della relatrice, la senatrice PD Monica Cirinnà) che recepisce il modello tedesco delle civil parteniship: le unioni civili gay sono equiparate ai matrimoni, con gli stessi diritti e doveri, con l’esclusione delle adozioni.

In un’intervista al quotidiano Avvenire rilasciata quest’estate, Matteo Renzi aveva però dichiarato superato quel testo, promettendo al contrario un disegno di legge governativo ad hoc “entro settembre”. Settembre è passato senza che si sia vista nessuna legge. “Arriverà a gennaio, dopo la legge elettorale” è stata la nuova promessa del premier in un’altra intervista. Anche Renzi, come la Cirinnà, guarda al modello tedesco ma al momento dal consiglio dei ministri non è arrivato nulla.

In Senato intanto, prosegue la discussione sul ddl Cirinnà. O meglio proseguiva. Il testo è in discussione da mesi alla commissione Giustizia del Senato. Scriveva l’Huffington Post in un articolo del 2 settembre che “l’ala progressista del Pd punta ad approvare il testo base in commissione entro il 15 ottobre”. Inutile dire che il 15 ottobre non si è votato un bel niente. A novembre, nel corso di nuove discussioni sempre in commissione Pd e Forza Italia si sono spaccati con una parte dei due partiti che giudica il testo incostituzionale. Quindi è stata la proposta di alcuni, prima cambiamo la Costituzione e poi facciamo la legge. Fortissima l’opposizione del Nuovo Centrodestra che ha alzato le barricate, prima facendo ostruzionismo e poi disertando le sedute. Contro il testo si sono scatenati anche i cattolici. Il Forum delle Associazioni Familiari ha spiegato che il ddl Cirinnà non va bene perché le unioni civili vanno regolamentate si ma non devono essere troppo simili al matrimonio. Considerazioni imbarazzanti se si pensa che ormai nel resto d’Europa, area mediterranea compresa, vengono approvati tranquillamente non sono le unioni civili sul modello tedesco ma anche i matrimoni omosessuali.

Il 26 novembre la commissione Giustizia ha, infine, deciso di rinviare l’esame del ddl Cirinnà dopo le audizioni di un ciclo d’esperti. Audizioni che si terranno a gennaio e poi forse, finalmente, il voto. Prima in commissione, poi nell’Aula di Palazzo Madama per poi passare a Montecitorio e sperare che la Camera accetti senza modifiche il testo. Altrimenti il disegno di legge dovrà tornare al Senato. Sempre che a gennaio non arrivi il testo promesso da Matteo Renzi. Sulla carta il disegno di legge dovrebbe avere un consenso vastissimo: Pd, parte di Forza Italia e il Movimento Cinque Stelle. Ma spaccherebbe la maggioranza e bisognerà vedere se il Nuovo Centrodestra arriverà a reagire minacciando la crisi di Governo. La strada verso le unioni civili è un cammino stretto e in salita ed è difficile essere ottimisti osservando i tanti, troppi fallimenti del passato. E, non sono pochi coloro che credono che alla fine, sarà costretta ad intervenire la Corte Costituzionale. Come è già accaduto con la fecondazione assistita, con la droga o con la legge elettorale...

(twitter: @fabio_990)

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook