Gianluca Melillo
ItaliAmo
18 Dicembre Dic 2014 0950 18 dicembre 2014

Chi è Giuseppe Pecoraro, il Prefetto della discordia?


#prefetto #pecoraro #alfano #berlusconi #alemanno #roma #marino #orfini #chaouki

"Tra le tante curiosità della situazione romana c'è anche quella di avere un prefetto che fa più interviste e dichiarazioni di Salvini". Lo scrive, su Twitter, il presidente del PD, e commissario del PDRoma, Matteo Orfini.

Poche ore dopo gli fa eco un altro Deputato dem, Khalid Chaouki, sostenendo che il Prefetto di Roma abbia una "propensione stucchevole" a rilasciare interviste mentre «farebbe bene a lavo­rare in silen­zio nella sua impor­tante opera di veri­fica interna al Cam­pi­do­glio e magari anche a spie­garci come sia potuto acca­dere che durante la sua gestione siano potute veri­fi­carsi spe­cu­la­zioni milio­na­rie gestite da bande cri­mi­nali e mafiose ai danni della dignità di rom, rifu­giati e tutti i cit­ta­dini romani».

Per non parlare poi del rapporto, non proprio rose e fiori, fra il Sindaco Marino e Pecoraro. In effetti il primo cittadino di Roma Capitale solo pochi giorni addietro, a fronte della possibilità di scioglimento del Comune avanzata dal Prefetto a mezzo stampa, aveva rilasciato una dichiarazione sibillina, e che si presta alle più svariate (anche non lusinghiere) ipotesi: «Se in sei anni la prefettura non si era accorta di nulla, figuratevi cosa avrei potuto fare di più io in soli pochi mesi. Imma­gino che il Pre­fetto sap­pia molte cose ma forse non le può dire».

A questo punto, non so a voi ma a me di sicuro, è venuta la curiosità di scoprire chi fosse Giuseppe Pecoraro, Prefetto di Roma.

Nato a Palma della Campania, in provincia di Napoli, il 20 marzo 1950, Pecoraro è passato dalle scrivanie di molti ministeri: ex vice capo di Gabinetto vicario del ministro Maroni, durante il governo Berlusconi, e di Brancaccio e Coronas con l'esecutivo Dini. E ancora, ex capo del dipartimento di pubblica Sicurezza quando al Viminale sedeva Claudio Scajola.

Fra le sue più controverse decisioni, quando alle dipendenze del Ministro Scajola (il forzista famoso per la casa "a sua insaputa"), revocò la scorta al giuslavorista Marco Biagi, poi ucciso dalle Brigate Rosse il 19 marzo del 2002.

Dopo una brillante carriera, con innegabili picchi durante i Governi Berlusconi, nel 2008 appunto viene nomi­nato Com­mis­sa­rio dele­gato per "il supe­ra­mento dell’emergenza Rom per Roma e il Lazio". Una gestione, secondo pro­ce­dure d’emergenza, con­cor­data con l’allora Mini­stro dell’Interno Maroni e il Sin­daco Ale­manno (indagato per mafia), in deroga a tutte le pro­ce­dure ordi­na­rie e suc­ces­si­va­mente boc­ciata da una sen­tenza del Con­si­glio di Stato per “carenza dei pre­sup­po­sti di emergenza”».

Da allora sul tema "emergenza Rom" non si ravvisano azioni degne di nota, se non il fatto, un tantino "sui generis", che in 6 anni (e forse in questo caso il Sindaco Marino non ha torto) non si sia mai accorto dell'esistenza di una mafia che gestiva "facendoci più soldi che con lo spaccio di droga" il businnes sia dei campi Rom che degli immigrati.

Invece il Prefetto è balzato agli onori delle cronache per una serie di scelte quanto meno discutibili, come l'autorizzazione alla sepoltura delle esequie di Priebke ad Albano Laziale nonostante la contrarietà della popolazione e del sindaco di Albano, città medaglia d’argento al valore della Resistenza.

O l'espulsione dall'Italia di Alma e Alua Shalabayeva, moglie e figlia del dissidente kazako ed ex banchiere Mukhtar Ablyazov. Espulsione definita illegale da Amnesty international, dall'Onu ed evidentemente (ri)considerata tale persino dallo stesso Viminale, che a gennaio 2013 ha concesso lo status di rifugiate politiche alla madre e alla bambina kazake deportate da Roma in piena notte.

Il provvedimento di espulsione era viziato da «manifesta illegittimità originaria», secondo la Cassazione, che a luglio 2014 ha accolto il ricorso di Shalabayeva contro il decreto del giudice di Pace di Roma del maggio 2013. Quel provvedimento di espulsione portava la firma, giust'appunto, di Giuseppe Pecoraro.

Oppure solo poche settimane addietro le manganellate agli operai di Terni che manifestavano davanti al ministero per lo Sviluppo Economico: Dopo il fatto il Prefetto dichiarò che «sono stati i manifestanti e non gli agenti a farsi avanti fino al contatto». E dunque «dobbiamo essere vicini alle Forze dell’ordine, come lo è stato il ministro Alfano, anche in questa occasione, esaltando il lavoro delle forze di polizia».

Senza continuare nella lunga citazione delle numerose altre "azioni di sicurezza" di cui sopra, come però dimenticare una di quelle più significative? Cioè l'annullamento lampo delle unioni gay (su esplicita richiesta del Ministro Alfano) che il Sindaco Marino celebrò ad ottobre in Campidoglio.

Insomma il Prefetto di Roma, ad oggi anche (proto)Commissario del Comune, dove coordina il pool che controlla tutti gli atti amministrativi sospetti degli ultimi anni (gli stessi in cui lui è stato il capo della polizia di roma), ha di certo un curriculum "pesante".

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook