Edoardo Varini
Due o tre cose che so del mondo
18 Dicembre Dic 2014 0657 18 dicembre 2014

Qualcosa che nemmeno Dio sa fare

Peshawar è la capitale della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, lungo la frontiera con l'Afghanistan. È il capoluogo di fatto delle aree tribali, quelle di etnia pashtun.

A Peshawar c'è una scuola frequentata per lo più da figli di militari, una bella scuola, chiamata Army Pubic School and Degree College, dove ci si va da bambini e da ragazzi con la stessa uniforme: camicia chiara e cravatta con giacchetta se sei un maschio e vestito lungo cilestrino se sei una femmina. Se hai freddo e sei un maschio puoi mettere anche un maglione verde con lo scollo a V ornato da righine gialle come il sole.

I nove uomini armati del gruppo Tehreek-e-Taliban Pakistan che sono entrati alle 10 di ieri mattina nel cortile della scuola indossavano le uniformi del "Frontier Corp", unità che da quelle parti svolge una funzione di vigilanza. Per questo sono entrati facilmente. Nessuno li ha fermati.

Nemmeno quando hanno iniziato a lanciare granate. Nemmeno quando una volta entrati hanno messo decine e decine di alunni spalle al muro lungo il corridoio prima di sparargli in testa. Nemmeno quando hanno cercato e scovato e fatto fuoco sui ragazzini che si nascondevano sotto i banchi e sui loro insegnanti, sia che tentassero una reazione sia che no.

Uno di loro è stato arso vivo come l'effigie della Morte nei campi in primavera, come a Jumièges l'uomo verde d'estate, come il ragazzo nel falò d'Ognissanti in Scozia.

Eshan è riuscito a scappare fuori dalla scuola, fuori dall'Inferno. Suo padre abbracciandolo ha ringraziato Dio per aver dato al figlio una seconda vita.

I padri e le madri dei 132 alunni assassinati hanno appreso di avere perso il cuore scorrendo l'elenco dei deceduti affisso alla bacheca esterna del Lady Reading Hospital.

Non so se abbiano maledetto Dio. Ma se no, hanno fatto qualcosa che nemmeno Dio sa fare. 

A presto. 

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