Luca Barni
Banchiere di provincia
20 Dicembre Dic 2014 0835 20 dicembre 2014

La fiducia è la moneta dell’economia su cui investire nel 2015

L’ho letto nei saggi su velocità ed efficienza nei processi di lavoro di un grande studioso come Stephen Covey, l’ho fatto mio e ribadito durante la convention natalizia con tutti i dipendenti della mia Bcc: i profitti sono legati in maniera diretta alla fiducia, quindi la fiducia è diventata la moneta principe dell'economia globale. Ne sono così convinto da aver chiuso la riunione dicendo che le aziende che credono nella fiducia come ingrediente fondamentale della loro attività scelgono anche di credere che la maggior parte delle persone sia affidabile; non tutte (perché non sarebbe intelligente) ma la maggior parte, impedendo a minoranze inaffidabili di definire le maggioranze inaffidabili.

Siamo stati troppo ancorati all'idea che la fiducia fosse tema da dissertazioni filosofico-letterarie, perché abituati alle citazioni dei classici, da Seneca (fidarsi di tutti è un vizio, ma lo è egualmente non fidarsi di nessuno) ad Aristotele (l'uomo è per natura animale sociale). Ma ora è cambiato qualcosa, e siamo in buona compagnia leggendo gli articoli di Giuseppe De Rita sul Corriere (la paura che paralizza famiglie e imprese ha come risultato di immobilizzare la ricchezza: è la scarsa fiducia nel futuro a bloccare gli investimenti nei circuiti produttivi) e di Alessandro Longo su Il Sole 24 Ore (che parlando del flusso enorme di liquidità con cui la Bce sta inondando il continente, sostiene che se non cambierà il clima di incertezza qualsiasi segnale positivo non basterà a far ripartire i consumi: senza fiducia né certezze i soldi avanzati finiranno in risparmio e non in consumi). Nella nostra Bcc abbiamo cominciato a dire queste cose nel 2009 portando a casa qualche risultato importante in termini aziendali, perché anche i dipendenti ci hanno creduto.

Quindi sono fermamente convinto che la fiducia sia la nuova moneta e, di converso, non ne posso più di finti pessimisti, come quelli di cui diceva Spencer Klaw (Columbia journalism): “quando scriverete editoriali, datevi sempre aria da pessimisti; la gente scambia il pessimismo per profonda saggezza, l'ottimismo per ingenua dabbenaggine". Quindi i pessimisti sarebbero i saggi e gli ottimisti gli stupidi. Basta con queste sciocchezze: segnali di ripresa negli outlook per il 2015 non mancano, più di un centro studi stà lanciando segnali positivi, ancorché timidi, per l’anno prossimo. Crediamoci, ma soprattutto impegniamoci. Con fiducia, buon 2015 a tutti.

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