Rodolfo Toè
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24 Dicembre Dic 2014 1412 24 dicembre 2014

E l'assedio di Sarajevo diventò un videogioco

Si chiama 'This war of mine' ed è uscito già da qualche mese. Lo scopo è quello di fare sopravvivere un gruppo di civili in una città assediata. Che ricorda, per ammissione degli stessi autori del gioco, Sarajevo dal 1992 al 1995.

Un videogioco di guerra, per così dire, subita. Che invece di dare al giocatore un fucile in mano, come i vari sparatutto alla Call of Duty, lo obbliga a indossare i panni del civile. Perché “in guerra non tutti sono soldati”, come recita il trailer.

L'idea è stata sviluppata dalla casa di produzione polacca '11 bit' nel proprio gioco 'This war of mine', uscito quest'anno. L'intuizione alla base è piuttosto semplice: si tratta di fare sopravvivere un gruppo di civili in una città assediata – che ricorda molto da vicino la Sarajevo degli anni novanta.

La storia di 'This war of mine' – che finora ha ottenuto recensioni e commenti entusiasti – è divisa in due scenari, giorno e notte. Nello scenario diurno lo scopo è quello di gestire l'aspetto psicologico del gruppo, costruito con personaggi (contraddistinti anche da malattie, tossicodipendenze, profili psicologici individuali) che vengono distribuiti secondo criteri casuali all'inizio della partita. Uscire dall'abitazione è impossibile per via di cecchini e granate. Durante lo scenario notturno, invece, lo scopo è di cercare i materiali necessari per sopravvivere : cibo, utensili, armi.

Apparentemente (chi scrive non è – o meglio, non è più, un grande fanatico di videogiochi, e non ha pertanto avuto l'occasione di provarlo in prima persona) il gioco è estremamente ben fatto, molto realistico, e avrebbe il pregio di dipingere con estrema crudezza la situazione orrenda di chi si trova “con la guerra sulla propria porta di casa”. Ciò che in questa sede interessa, a ogni modo, è che 'This war of mine' è evidentemente ispirato alla guerra in ex Jugoslavia e agli eventi che sconvolsero Sarajevo dal 1992 al 1995.

Il CEO di '11 bit' Greziek Miechowski, avrebbe avuto l'idea per realizzare questo gioco dopo aver trovato in rete questo blog, organizzato attorno a una sedicente 'SHTFschool' (Shit Hit The Fan School, letteralmente) tenuta da un certo 'Selco', un survivalista bosniaco – ovvero un esperto di tecniche di sopravvivenza – che sostiene di essere sopravvissuto attraverso l'assedio di Sarajevo negli anni novanta, e che ha deciso di condividere le lezioni imparate in quel periodo. Dentro ci si trova un po' di tutto, dagli aneddoti sul conflitto e su quei giorni a indicazioni pratiche : considerazioni sul perché avere delle armi in casa, secondo Selco, è necessario. Riflessioni sul potere e sull'ambigua morale che subentra quando l'illusione della legge viene meno. Ma anche suggerimenti su come sopravvivere a un conflitto con un bambino di dieci anni di cui si deve avere cura. E se l'impressione che se ne ha è straniante e grottesca, è anche vero che TWOM sembra scaturire da un'empatia e un'intuizione di fondo spesso ripetuta. Perché nessuno crede alla possibilità di una guerra in casa. Finché non è troppo tardi.

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