Loris Guzzetti
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29 Dicembre Dic 2014 1018 29 dicembre 2014

LA NECESSITÁ DI UNA BUONA SCELTA

La fine dell’anno è alle porte e il TotoQuirinale, iniziato con largo anticipo nei mesi precedenti, impazza ora in occasione del tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Quello di quest’anno, in particolare, sarà ricordato con grande probabilità come il messaggio conclusivo del secondo mandato di Giorgio Napolitano, da tempo ufficiosamente intenzionato ad annunciare le dimissioni da inquilino del Quirinale.

Così tutti i riflettori sono puntati su chi potrebbe essere il successore di Re Giorgio e, a tal proposito, si assiste costantemente all’elaborazione di nauseanti accurate strategie fra partiti, finalizzate all’identificazione di una nomina il più possibile condivisa. Almeno in apparenza.

La saggia Costituzione repubblicana vorrebbe che l’eletto al Colle sia riconosciuto come il vertice dell’intero Stato, ovvero il più elevato rappresentante dell’unità nazionale. Un uomo, insomma, capace di essere il Presidente di tutti, il punto d’incontro e di ancoraggio all’interno di un già confuso, ma soprattutto sfiduciato panorama istituzionale e politico.

Tuttavia, i nomi oggi circolanti riconducono a personalità (più o meno nobili) caratterizzate da un lungo trascorso a contatto con quella stretta dinamica partitocratica che gode ormai di poca credibilità, identificando così soltanto una parte del più ampio scacchiere politico del Paese.
Ne consegue il rischio di giungere alla nomina di un Presidente della Repubblica privo di quell’apprezzamento a livello nazionale che, piaccia o meno, è da considerarsi attualmente come uno dei requisiti fondamentali che il mondo politico deve soddisfare.

 Il contesto è, infatti, quello in cui tristemente dominano alti tassi di disaffezione e indifferenza nei confronti degli attori politici. Una freddezza che è davvero impossibile ignorare,  considerato anche il drammatico esito delle ultime consultazioni regionali tenutesi in Emilia Romagna e Calabria, che hanno visto l’astensionismo raggiungere una quota spaventosa molto vicina al 40%, nonché i numerosi sondaggi che ripetutamente esprimono livelli di gradimento decisamente indirizzati al ribasso.

Per combattere questo nemico paradossale, opportuno sarebbe assumere consapevolezza che il prossimo inquilino del Quirinale debba avere origini esterne (per quanto possibili) alle rigide strutture partitiche. Che sia, insomma, una personalità nella quale ognuno possa identificarsi non tanto per affinità ideologica o militanza partitica maturata, piuttosto per l’alto valore morale che il singolo è in grado di esprimere attraverso meriti, capacità e successi pubblicamente riconosciuti. Urge il ricorso ad una scelta nuova, totalmente diversa che possa portare all’esaltazione della persona in quanto eccellenza e che possa esprimere un reale riscatto e radicale cambiamento dalle condotte politiche fino ad oggi inscenate.

L’Italia di certo non manca di degni e stimabili talenti all’interno del mondo intellettuale, scientifico, artistico e giuridico solo per citarne alcuni. Ben capaci di vincere i disgustosi giochi di partito. È giunta dunque l’ora di farne serio uso.

Loris Guzzetti

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