Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
7 Gennaio Gen 2015 1116 07 gennaio 2015

La pagina Facebook di Matteo Salvini

“In Italia non c’è spazio per un solo immigrato in più. Basta ne ho le palle piene”. E’ uno dei (tanti) post sulla pagina ufficiale Facebook dell’astro nascente della Lega Nord. Sotto questa frase secca, decisa, brutale che non lascia spazio a ragionamenti o interpretazioni si contano trentanovemila mi piace e milleottocento condivisioni. Trentanovamila mi piace sono più o meno gli abitanti di una cittadina di media grandezza. Nei commenti si trova di tutto: nostalgici di Hitler e Mussolini, razzismo, ignoranza, gli immancabili Marò, ammiratori di Putin fino ai pazzi che invocano forni crematori e campi di concentramento.

Facebook non è lo specchio del Paese e non va analizzato come tale. La reale forza politica di Salvini si vedrà il giorno delle elezioni. Ma Facebook è un importante strumento di comunicazione e il suo uso può rivelare certamente molto. Ci fa capire l’immagine che il personaggio politico vuole trasmettere all’elettorato o il tipo di elettorato a cui il politico sta puntando.

Il post sulle palle piene è solo uno dei tanti che punteggiano una pagina attivissima dove si pubblica più volte al giorno. I tanti post si possono raggruppare più o meno in tre categorie: quelli sugli immigrati, quelli sulla crisi economica, quelli colloquiali con cui il nostro tenta di dialogare con i fan (ad esempio la notte di Capodanno scrive: “Cosa fate? Mangiate o guardate la tele?”).

I post sugli immigrati sono sempre contro: gli immigrati sono coinvolti nelle risse, gli immigrati sono troppi, ogni sbarco è il pretesto per strillare alla “folle invasione clandestina”, ogni fatto di cronaca che riguarda uno straniero dalla parte del torto viene puntualmente riportato e il messaggio è sempre lo stesso: “Guardate vengono a casa nostra, fanno quello che vogliono e nessuno li punisce”. Il 6 gennaio racconta di due minorenni (uno di origine tunisina, uno moldavo) che nel Veneziano hanno accoltellato un uomo, ovviamente italiano, di 30 anni che li aveva rimproverati, accusandoli di essere i bulli che molestavano il suo bambino. Con molta ambiguità (“Sono minorenni? Chissenefrega, prima in galera e poi a casa loro!”) Salvini lascia intendere che i due non saranno perseguiti dalla legge. Ma non è vero perché come hanno riportato tutti i quotidiani veneti, gli accoltellatori sono stati arrestati dai carabinieri.

Questa è la pagina Facebook di Matteo Salvini. Un posto che non ha lo scopo di informare o di proporre una visione alternativa e credibile per il Paese, ma solo di raccogliere voti e per farlo Salvini ha scelto di ricorrere al metodo peggiore, speculando sul lato più oscuro del Web quello che si nutre di bufale, pregiudizi, populismo. Salvini sembra ricalcare in pieno quei post e quelle foto con le scritte in comics sans piene di balle che circolano senza tregua da anni. Anche nello stile di scrittura: nei post salviniani abbondano i puntini di sospensione, i punti esclamativi, le scritte in caps lock. Christian Raimo lo ha ribattezzato “il nazista acchiappalike”.

E lo stile semplicistico e populista che applica sull’immigrazione, viene naturalmente ripreso anche quando si affronta il tema della crisi economica. Anche qui il nemico viene da fuori, si chiamano moneta unica ed Unione Europea. Come è stato fatto notare dal blogger Matteo d’Errico, Salvini propone costantemente di tagliare le tasse ma ignora completamente il taglio della spesa pubblica, indispensabile per tagliare anche le tasse senza aumentare il debito pubblico. Ma tutto questo a Salvini non importa: non essendo al governo, non ha il problema di dover  trasformare in realtà ciò che dice e sa che l’elettorato a cui si rivolge, alla ricerca di speranze anche irrazionali, non si porrà mai questo problema. Come gli assetati nel deserto, gli basta anche il miraggio dell’acqua per essere soddisfatti.

Salvini sa che il popolino ha bisogno di essere rassicurato e lo rassicura confermando le sue convinzioni, anche se sbagliate, ripetendo alla sua gente ciò che la sua gente vuole sentirsi dire. Ad esempio sul tema immigrazione, Salvini sa che gli italiani credono davvero di essere invasi. Rispondendo alla domanda sulla percentuale di immigrati presenti nel nostro Paese, la maggioranza dei nostri connazionali ha risposto il 22%. In realtà la percentuale reale è estremamente più bassa e si aggira intorno al 6%. E inoltre, secondo i dati del Ministero dell’Interno e della fondazione Migrantes, nel 2014 sono arrivati in Italia circa 32.000 persone a fronte di 90.000 italiani emigrati l’anno precedente. Altro che invasione!

Ma i dati, i numeri, la logica sono inutili per il nuovo leghismo che ha deciso di colpire, non la testa, ma lo stomaco delle persone. In questo Salvini sa essere più spregiudicato di Grillo che inizia a pagare il prezzo di troppe contraddizioni e troppe divisioni interne. Ma proprio dall’esperienza di Beppe Grillo dovrebbe venire il principale monito a Matteo Salvini. La mitica “Rete” è uno strumento impossibile da ingabbiare. Come il Movimento ha imparato a sue spese, l’uso spregiudicato di Internet può anche rivoltarsi contro. Proprio su Internet è nato e si è rafforzato l’ anti-grillismo che, a colpendo con i dati, con le notizie e con una micidiale ironia, ha dato un grande contributo nel far emergere i limiti e le contraddizioni del M5S. Succederà lo stesso anche con la Lega internettiana di Matteo Salvini?

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