Raja Elfani
Gloβ
10 Gennaio Gen 2015 1744 10 gennaio 2015

Charlie Hebdo: la Francia ultima democrazia laica?

Francia sotto attacco, recita la top trend di Twitter Italia. Meno univoco (e meno allarmante) invece Twitter Francia, che da tre giorni alterna tra hashtag discordanti specchio della crescente confusione identitaria francese. Ma Twitter è solo il polso popolare della situazione, l’elaborazione ufficiale dell’attentato a Charlie Hebdo invece è più decisa.

L’attentato al giornale satirico Charlie Hebdo è stato subito definito l’11 settembre del giornalismo, con il suo seguito di manipolazioni politiche e semplificazioni. Dopo New York, in un mondo sempre più omologato dal mercato, Parigi sarebbe il nuovo target terroristico?

Una tragedia di impatto globale e la Francia riceve il suobattesimo internazionale: domani tutti i capi di Stato saranno a Parigi per la marcia repubblicana.

Ma la Francia assume ancora il suo ruolo di mecca della laicità? È pronta a difendere i suoi ideali ad ogni costo?

Pochi sono i lucidi ammonimenti in contrasto con la processione dei conformismi, significativo quello del cyberattivista francese Zimmerman che teme conseguenze sulla legge europea.

Sono in tanti a rifiutare la parola d’ordine dell’indignazione e spunta il contro-slogan “Je ne suis pas Charlie” che raccoglie anche gli islamici che non possono riconoscersi in Charlie Hebdo oggi issato a modello repubblicano. Ma sorpresa: anche i Le Pen non sono Charlie.

Di questi tempi non c’è una formula magica, meglio non schierarsi dietro uno slogan. Ma la Francia è e non è Charlie, due pesi e due misure, sperando ancora di non dover scegliere.

Coerenti, Stati Uniti e Gran Bretagna rifiutano di pubblicare le vignette di Charlie Hebdo, in netto contrasto con le istituzioni e la stampa francesi. Insomma non c’è stato tempo per un dibattito che già si è fatto strada un consenso, più demagogico che saggio, e ovunque fiorisce l’autocensura.

Così la Francia, di fatto, è lasciata sola nella difesa del suo ideale laico. E Hollande nel suo discorso ieri si è anche prestato alle distinzioni religiose parlando di antisemitismo e razzismo come fossero due cose separate.

Una cosa è certa: per sopravvivere come unica democrazia laica, alla Francia serve un modello più alto di Charlie Hebdo. La Francia non può permettersi di sventolare vignette istigatrici e degradanti mentre il resto del mondo gioca la carta della tolleranza.

E allora dov’è l’iconografia contemporanea della laicità? È nelle Femen che segano crocifissi seni al vento?

La laicità non si riassume nella blasfemia, e se la laicità la concede la deve anche svalutare. E diminuire il posto della religione nella politica.

(scritto da Raja El fani)

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