Luca Barni
Banchiere di provincia
10 Gennaio Gen 2015 0843 10 gennaio 2015

Le decisioni difficili (ma giuste) che servono alla ripresa

Ricomincio da dove ho lasciato; nell’ultimo post del 2014 richiamavo la necessità di porre al centro il tema della fiducia, la prima moneta dell’economia reale. E parlare di fiducia, per me, significa due cose: da un lato aver ben chiaro la necessità di trasparenza nei rapporti, dall’altro, la possibilità, o meglio, la volontà di dirsi le cose esattamente come stanno, perché soltanto così si possono prendere le decisioni giuste. Del resto, qualcuno ha già cominciato a farlo, e mi riferisco a Cerved (l'agenzia di rating italiana specializzata nella valutazione del merito di credito di imprese non finanziarie) e al suo report 2014. Tengo a precisare: Cerved non è disinteressata, essendo una società che produce rating, ma i dati, oggettivi, rimangono, anche se ad analizzarli non è una parte terza.

Prendiamone tre:

1)  tra il 2008 e il 2013 le banche hanno selezionato con maggior severità la clientela, riducendo i finanziamenti alle PMI più rischiose e continuando a erogare prestiti alle società più affidabili. Non sono state soltanto le banche a operare una selezione del credito in base alla rischiosità delle controparti; anche le imprese si sono comportate allo stesso modo nell’erogazione dei fidi commerciali. Secondo i dati di Payline ( database proprietaro di Cerved sulle abitudini di pagamento delle transazioni commerciali di più di 2,6 milioni di imprese), nel 2013 il credito commerciale si è ridotto del 2,7%, ma il calo non è stato tra le società più affidabili che, invece, hanno visto un aumento dei fidi del 4,5% rispetto all’anno precedente.

(Rapporto Cerved PMI 2014)  

2) la maggior parte delle imprese che hanno lasciato il mercato dopo il 2007 era già in difficoltà nel periodo pre-crisi; per queste imprese la crisi ha soltanto accelerato un processo di selezione in corso.

3) la lunga crisi ha innescato un processo di selezione che rende, paradossalmente, la condizione finanziaria delle PMI più equilibrata rispetto al periodo pre-crisi: secondo lo score economico-finanziario di Cerved si è ridotta significativamente la presenza di PMI con bilancio rischioso. Ciò è dovuto a una combinazione di fattori: la selezione, che ha espulso le imprese meno solide; il de-leveraging legato al credit crunch; la ricapitalizzazione che molte imprese hanno intrapreso; il calo dei tassi di interesse che ha ridotto il peso degli oneri finanziari sui margini.

E ancora: “il processo di selezione, con l’uscita dal mercato delle società più fragili e la maggior cautela delle imprese nel concedere credito commerciale, ha favorito un miglioramento nelle abitudini di pagamento delle PMI italiane”.

Quindi? È il sistema impresa in generale – e quindi anche le banche, che sono aziende come le altre, a essere critico. Ma, come visto, alcuni dati, oggettivi, sono positivi e possono favorire il dialogo. Come diceva Jung “maggiore è il contrasto maggiore è il potenziale, perché la grande energia scaturisce solo da tensione fra gli opposti”. E allora chiamatelo pure come volete (dialogo, confronto, contrasto): la dialettica, quando si mettono tutte le carte in tavola e se ne traggono le conseguenze, può dare segnali, magari piccoli ma chiari… di ripresa.  

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook