Loris Guzzetti
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12 Gennaio Gen 2015 0912 12 gennaio 2015

JE SUIS TOUT LE MONDE

In questi giorni, il mondo si è fermato a Parigi. Una città profondamente sconvolta, colpita al cuore della sua lunga tradizione fatta di libertà e di multiculturalismo. Nella sua memoria, così come in quella di tutti, rimarrà per sempre scolpito il tragico epilogo della redazione del giornale satirico “Charlie Hebdo”. Nulla, infatti, sarà più come prima: non ci saranno più i 12 giornalisti e vignettisti uccisi, compreso il direttore Stéphane Charbonnier. Né tantomeno l’identico spirito ironico e provocatorio (forse anche troppo) che ha animato il periodico francese fino a qualche giorno fa.

Il triste evento ha fin da subito visto un’ampia mobilitazione di solidarietà a livello europeo ed internazionale, con il pronto precipitarsi nella capitale d’oltralpe di tantissimi leader ed esponenti politici di livello mondiale. Milioni di persone si sono strette attorno a Charlie, anche solo con un fuggente pensiero. Il tutto, mentre il mondo intero costantemente si interroga sulle cause e le modalità necessarie per affrontare questa non anomala minaccia rappresentata dal terrorismo.

Non solo Parigi è dilaniata da questa piaga. Negli stessi giorni, ben oltre 2000 persone sono state uccise nella povera, disgraziata Nigeria. Ammazzate uno ad uno, nel più triste e incomprensibile silenzio dei media nazionali, di quelle che si definiscono le “Super Potenze” e di quella pur nobile Organizzazioni che si vanta di avere come prerogativa la tutela dei diritti umani nel mondo.

Il rapporto del 2013 elaborato da Amnesty International era già terribilmente chiaro: 112 Paesi hanno praticato torture contro i propri scomodi cittadini. 80 Paesi hanno portato avanti processi iniqui, condannando, anche alle più malvage pene, individui privi di particolari colpe. E ancora: 101 Paesi hanno represso il diritto fondamentale della libertà di espressione, tanto caro alla Francia di Charlie, e ben 50 Paesi dispongono di forze di sicurezza responsabili di uccisioni illegali.

Dunque non c’è solo la Francia dei “Je suis Charlie”. L’intero mondo, ogni giorno,  registra drammatiche stragi, ad opera dei più svariati gruppi terroristici, ma non solo.
Certamente quello che è accaduto nel cuore dell’Europa è un attacco a dir poco spaventoso, tuttavia non si deve pensare che i morti parigini siano destinatari di una qualche priorità o preferenza. L’Umanità intera, anche la più innocente, sconta quotidianamente lo stesso pericolo e le stesse paure, in tantissime altre parti del pianeta.

Non dimentichiamolo. Je suis Charlie, Je suis tout le Monde.

Loris Guzzetti

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