Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
12 Gennaio Gen 2015 1228 12 gennaio 2015

Orgoglio Bergoglio, Padre di un’altra globalizzazione

L’anno scorso iniziammo con un’apologia di Vladimir Putin, che e’ stato poi il protagonista, in ogni senso, del 2014 (vedi http://www.linkiesta.it/blogs/giovine-europa-now/apologia-dello-zio-vlad...). Quest’anno vogliamo essere piu’ speranzosi e cominciare con la voce potente ma semplice di Papa Francesco, che emerge chiara nel vuoto della Politica, sempre piu’ confinata tra mercati e dittature. Perche’ Papa Francesco e’ cosi’ importante e innovativo, anche per chi guarda con un occhio politico piu’ che religioso?

Innanzitutto, e’ il primo Papa ‘globale’; il primo non-Europeo dell’eta’ moderna. E’ un Papa Gesuita, un ordine di cui esprime lo spirito operativo e militante, e si chiama Francesco, un riferimento alla poverta’, alla pace, alla cura per il prossimo. Arriva dal ‘Sud’ del mondo, ma anche da un Paese emergente, l’Argentina, che in fondo non e’ mai emersa ma potrebbe trovare un’ancora di salvezza nell’ascesa dei BRICS, come la Cina, l’India e il vicino Brasile, che sono ormai protagonisti indiscussi dell’economia e della politica mondiali. Oltretutto, l’Argentina e’ un paese complesso, combattuto tra enormi disuguaglianze economiche, sudditanza agli USA e orgogliosa (ma spesso infruttuosa) ribellione, sviluppo (era tra i piu’ ricchi del pianeta nel primo XX secolo) e miseria; chi meglio del cardinale Bergoglio, gia’ arcivescovo di Buenos Aires (dal 1998), dove scelse di vivere in un appartamento comune, puo’ avere vissuto e conosciuto i guai del neoliberismo?

‘Destra’ e ‘Sinistra’, Reagan e Thatcher, Clinton e Blair, negli ultimi trent’anni hanno accettato e proposto un modello unico: quello neoliberale. Papa Francesco non ci sta. L’economia liberista crea esclusione ed emarginazione. Cosi’ ha scritto nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (24 Novembre 2013): “In questo contesto, alcuni ancora difendono le teorie della “ricaduta favorevole”, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità e inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusi continuano ad aspettare.” Sono parole chiarissime – e Cristiane – ma ben dirette contro una teoria economia ben definita – il ‘trickle down’ neoliberista; la quale, come hanno sottolineato i neoliberisti avveduti, non e’ nemmeno una ‘teoria’, bensi’ uno slogan, un’ideologia (vedi http://capitalismmagazine.com/2006/06/the-trickle-down-left-preserving-a...).

Sempre nella Evangelii Gaudium il Pontefice ha poi criticato l’iniquita’ e l’ingiustizia alla radice di violenza e guerra; violenza cui assistiamo sempre di piu’ anche in Europa, nella fase ‘sociale’ di una crisi che era partita dalla finanza e ha poi coinvolto l’economia reale e le societa’ nel loro insieme. Esclusione ed emarginazione nutrono risentimento e le violenze della societa’ europea contemporanea, che si estendono dal terrorismo alla criminalita’ comune alla violenza tra le mura domestiche.

Come porre rimedio a tutto cio’? La voce di Papa Francesco non e’ soltanto a favore, come e’ naturale, di una scelta cristiana. C’e’ anche una proposta che non esitiamo a definire politica. Gia’ nel 2011, Bergoglio, con riferimento all’Argentina ma non solo, aveva pubblicato Noi come cittadini. Noi come popolo, criticato il declino della politica e lanciato una nuova idea di democrazia. Al Papa non interessano forme istituzionali, che politici e politologi dovranno trovare. Al Papa interessa invece una democrazia fondata su inclusione, partecipazione, giustizia; altrimenti, non e’ democrazia, ma governo di elite politico economiche spesso corrotte. L’attuale democrazia genera ingiustizia, ineguaglianza ed emarginazione; incarna quel modello di democrazia ‘minima’ promosso dai neoliberisti che Bergoglio continua a criticare; una democrazia che mette il profitto e l’economia di fronte all’essere umano ed alla politica. Contro tutto cio’, Bergoglio rivendica una democrazia inclusiva, che si fonda sulla giustizia e da’ priorita’ a educazione, lavoro, diritti – senza i quali non c’e’ cittadinanza.

Certo, partecipazione soltanto rischia di portare a velleitarismo. Ragione per cui Papa Francesco, oltre a segnalare l’importanza di movimenti e partecipazione dal basso, insiste spesso sulla formazione delle classi dirigenti, soprattutto delle classi politiche. Questo problema e’ sempre stato vivo in Argentina, spartita tra populismi, oligarchie corrotte e dittature militari, ma sta ora diventando acuto anche in Italia ed Europa. Come si formano le classi politiche europee? A quali valori si ispirano? Hanno un vero contatto con i ‘rappresentati’ o solo con interessi particolari, perlopiu’ ‘oligarchici’?

La comunicazione di Papa Francesco e’ chiara, semplice, immediata; come si conviene proprio ad un contesto democratico, in cui si e’cittadini, non sudditi; e ad un contesto globale, nel quale la semplicita’ rende il dialogo piu’ spontaneo e facile. Francesco invita costantemente all’azione, senza la quale la ‘teoria’ resta sofisma; e ha inoltre messo a nudo i limiti di molta politica moderna, avvolta in tecnicismi, formule, numeri, e (soprattutto in Italia e nell’UE) eterni ritardi nel cambiamento.

Francesco pero’ e’ un Papa globale, e non a caso la sua prossima missione sara’ in Sri Lanka e Filippine (dal 13 Gennaio), due paesi in crescita e proiettati verso il Pacifico in espansione. Ci sara’ un tempo per Papa Francesco in Cina? Per ora, in un certo senso basterebbe che l’ottimismo e la tenacia del Pontefice -  e’ un invito per il 2015 – ‘contagiassero’, per cosi’ dire, politici e cittadini italiani, europei e ‘globali’.

Governare la globalizzazione (inclusi aspetti quali il terrorismo) richiede Politica; l’Economia da sola non funziona. Bergoglio ci sta provando, come anche la Russia di Putin, la Cina, i BRICS, e piu’ timidamente gli USA: altrimenti, lasciamo il mondo in mano a societa’ di rating, banche e hedge funds. E l’Europa che cosa fa?...Lo chiediamo all’Alta Rappresentante per la Sicurezza etc etc, Signora Mogherini?   

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