Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
15 Gennaio Gen 2015 0952 15 gennaio 2015

Dopo Parigi, l'Occidente deve cambiare strategia

Oggi e' un onore (e piacere) ospitare Stefano Scacchi, amico e giornalista (Repubblica, Tuttosport, Guerin Sportivo), che ringraziamo e ci parla dei fatti di Parigi.  

I terrificanti giorni di Parigi hanno riproposto in maniera drammatica l’interrogativo che da ormai tredici anni e mezzo tormenta l’Occidente, periodicamente squassato dagli attentati dei terroristi islamici: cosa fare per uscire da questa situazione apparentemente senza esito, avvitata in decine di conflitti regionali: Afganistan, Pakistan, Iraq, Siria, Libia, Nigeria, Mali, Somalia, Israele, Libano.

Romano Prodi ha suggerito un approccio classico di politica estera, allargando il discorso anche all’Ucraina, lasciando intendere che un accordo tra grandi potenze potrebbe migliorare lo scenario. Altri commentatori invece hanno focalizzato la loro attenzione sul rapporto tra Islam e modernità. Secondo questa impostazione, l’imperativo è aiutare l’ingresso delle popolazione arabe nella modernità. Ed è finalmente tempo che l’Occidente si organizzi in questa direzione, senza lasciarsi attrarre esclusivamente dalla chimera salvifica di conflitti senza soluzione oppure dalle reazioni isteriche e semplicistiche dei populisti che propongono di chiudere moschee, sbarrare le frontiere e sospendere il trattato di Schengen.

Illuminante, per capire quale possa essere l’embrione di un approccio creativo e profondo, l’articolo scritto per Repubblica da Slavoj Zizek. Questo il passaggio centrale che parla al cuore del mondo occidentale: “Il paradosso è che il liberalismo stesso non è abbastanza forte per proteggere dall’attacco fondamentalista i valori fondamentali del liberalismo. Il fondamentalismo è una reazione (una reazione falsa, mistificante, com’è ovvio) a un difetto vero del liberalismo, e per questo viene generato di continuo dal liberalismo. Lasciato a se stesso, il liberalismo si indebolirà lentamente da solo: la sola cosa che può salvare i suoi valori fondamentali è una sinistra rinnovata. Per far sopravvivere la sua eredità-chiave, il liberalismo ha bisogno dell’aiuto fraterno della sinistra radicale. E’ questo l’unico modo per sconfiggere il fondamentalismo, per togliergli il terreno da sotto i piedi”.

Al di là del livello di condivisione per le teoria esposta da Zizek, questo dovrebbe essere il modo di ragionare indispensabile a elaborare strategie in grado di invertire il corso degli eventi così come delineati dall’11 settembre 2001. E’ ovvio che le domande giuste ormai devono essere queste: come deve atteggiarsi l’Occidente e come deve muoversi per inglobare anche la minaccia fondamentalista dopo aver inglobato il comunismo? E’ difficilissimo in questo momento ragionare in questo modo, nel pieno di giorni nei quali una delle capitali dell’Occidente è stata tenuta sotto scacco per due giorni da questi criminali che hanno ucciso in modo barbaro persone indifese. Ma l’Occidente può salvarsi solo in questo modo: decidendo cosa è in grado di offrire a questa parte del mondo che sembra ferma in un presente privo di avvenire (a parte le sfarzose e tutto sommato improduttive spese degli sceicchi del petrolio).

Questi movimenti terroristici probabilmente filtrano con totalitarismo criminale l’incapacità di un’intera area del mondo di sintonizzarsi in qualche modo alla modernità, vissuta come ostile perché ancora lontana dal mondo arabo (sempre considerata ostile da tanti predicatori del nulla alla ricerca continua di alibi). Da questo punto di vista, i movimenti terroristici sono paradossalmente l’elemento più moderno prodotto dal Medio Oriente. Possiedono tutte le caratteristiche della modernità tecnologica che apparentemente vogliono eliminare. Hanno una dimensione globale e sovranazionale: controllano alcune zone territoriali che prescindono dai confini e ricevono finanziamenti da Stati terzi. Sono fluidi e in continui movimento. Sanno maneggiare con abilità il web e i social network. Modificano l’agenda dei media internazionali quasi a loro piacimento. Hanno inventato riti che li rendono facilmente riconoscibili: i loro video macabri sembrano format di reality-show, il modello di comunicazione televisiva che domina i palinsesti dei network occidentali. Sono un brand: i loro nomi (Isis, Al Qaeda, Boko Haram) ormai sono noti come marchi di multinazionali.

In un cortocircuito assoluto questi terroristi orribili – sempre vestiti di nero, lontani da ogni forma di bellezza, pronti a ogni crudeltà, inseriti in sfondi fatti di nulla, deserto e sabbia – usano alla perfezione i mezzi essenziali della modernità globale. Loro che propugnano un ritorno alla purezza, negano alla radice il tempo della verità in cui dicono di credere. Loro che apparentemente chiedono di eternizzare il passato di Maometto e del Corano, sono talmente attratti e invidiosi del moderno che usano alcune delle sue caratteristiche e le lanciano contro l’Occidente.

Per questo motivo è ora che l’Occidente faccia qualcosa per iniziare a inglobare nella modernità questa parte del mondo, trovando dei ponti con personaggi come il danese Morten Storm che dopo aver servito nello Yemen Al Awlaki (numero 2 di Al Qaeda dopo Bin Laden) lo ha tradito fornendo alla Cia informazioni utili alla sua eliminazione. Occorre in qualche modo stabilire contatti con chi sta appena un gradino sotto il male assoluto per circoscriverlo e annullarlo. E’ un lavoro immenso che coinvolge tutto: politica, intelligence, economia, cultura. E’ un’opera che richiede genio, conoscenza, grandi politici, grandi consiglieri e la capacità di creare sintonia da parte di interi apparati. Ma a questo punto sembra anche l’unica via di uscita da questa infinita guerra che dura da oltre 13 anni, si allarga sempre di più e sembra non conoscere un approdo. 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook