Luca Barni
Banchiere di provincia
24 Gennaio Gen 2015 0829 24 gennaio 2015

Credito e ripresa: 1 + 1 non fa sempre 2

Absit iniuria… non mi permetto di criticare e nemmeno sono minimamente sfiorato dall’idea di mettere in discussione un provvedimento come il ‘Quantitative easing’,ossia la massiccia immissione di credito continuativa da parte della BCE per più di un anno, per l’esattezza 60 miliardi di euro ogni mese al sistema Europa sino a settembre 2016 .Ma, da banchiere di provincia, lo guardo e cerco di valutarne, come tutti, l’impatto. Rifletto su questo, su come il provvedimento sia stato salutato, sulle reazioni che ha innescato, sull’idea diffusa che possa essere la panacea per l’economia del Vecchio continente che, tranne qualche eccezione, non ne ha voluto sapere di ripartire dopo la crisi. E’ su questo che, sommessamente, esprimo qualche perplessità; e lo dico, per quanto mi deriva dall’esperienza personale, di artigiano del credito: non è automatico che l’immissione di liquidità si traduca in credito, quindi produca ripresa. Non voglio smentire il mio naturale ottimismo proprio in presenza di una notizia, in sé, positiva. Semplicemente guardo i dati. Uno su tutti, e abbastanza fresco: negli anni della crisi, in Italia, le banche hanno tolto 200 miliardi di euro all’economia reale. Siamo al refrain delle banche brutte e cattive? Calma, leggiamo meglio il dato: in questi anni le prime cinque banche italiane hanno tagliato i crediti per 180 miliardi di euro, le prime tre per 148 miliardi, la prima, da sola, per 95. E perché lo hanno fatto? Da tutti i bilanci, infatti, emerge come le banche siano, almeno nell’ultimo biennio, liquide, ma nonostante questo non ci sono stati effetti sulla ripresa. Allora il problema vero deve essere un altro: non la disponibilità di denaro, ma il pregresso, ossia i crediti deteriorati che tutti gli istituti bancari, con numeri diversi, si sono ritrovati sul groppone e che pesano ancora molto. Ergo: non hanno concesso credito non perché mancassero loro le risorse, ma perché la domanda di credito era di bassa qualità, quindi molto rischiosa. Può essere motivo d’orgoglio per una Bcc come la mia, come per tante altre banche di credito cooperativo, avere il segno più nella concessione dei crediti in questi anni difficili, ma questo fatto non sposta i piatti della bilancia. È difficile, forse impossibile, pensare che senza risolvere il problema del credito deteriorato e in una situazione di così bassa marginalità e di produzione di reddito, le big decidano di dare altro credito. Capisco le buone intenzioni e comprendo la buona accoglienza riservata dai media alla notizia, ma attenzione: in questo caso non è detto che 1 + 1 faccia 2.

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