Luca Barni
Banchiere di provincia
31 Gennaio Gen 2015 0743 31 gennaio 2015

Bot people alla ricerca della fiducia perduta

C’erano una volta i Bot people… Non vuole essere un amarcord questo post; credo, invece, che parlare delle possibilità di investimenti che si aprono al risparmiatore italiano in questo inizio di 2015 non possa prescindere da ricordare un’epoca in cui un titolo di stato offriva una rendita a doppia cifra. Più che sottolineare che da allora sia passata una trentina d’anni, mi viene da dire che ci troviamo in un’altra era. Migliore? Peggiore? Se oggi, grazie alla Bce, il rendimento è inferiore, e questo significa per l’Italia minor debito, nell’ottica del risparmiatore bisogna considerare anche l’inflazione, galoppante negli anni Ottanta e oggi al palo. Quindi, forse, in termini di potere d’acquisto, siamo messi meglio oggi, ma con un’incertezza che allora non si presentava: come investire i nostri soldi? Se il rendimento dei titoli di Stato tende a zero, si presenta un rischio reale per i risparmiatori. Cosa non si farà per ingolosirli con la prospettiva di maggiori guadagni che offrirebbero altri prodotti finanziari? E parliamo di prodotti di non semplice lettura; prodotti che vivono di variabili più complesse e oscure per l’uomo della strada, rating dei titoli, scadenze lunghissime e così via. La vera verità è che  ho paura che in tempi di vacche magre e di grandi distanze tra i centri decisionali veri e i clienti, possano innescarsi dinamiche ancora una volta deleterie per i risparmiatori. Come è già successo, e per giunta non molto tempo fa. Ma la memoria collettiva è corta e raramente scegliamo la storia come maestra di vita. Unica certezza sarà l’aumento dei rischi correlati, perché vanno bene i vademecum per gli investitori, vanno bene gli approfondimenti dei giornali, ok anche  alle carte etiche e deontologiche che le banche sciorinano sulla finanza, ma  i dati sulla cultura finanziaria media degli italiani sono lì a dimostrare come i rischi restino alti. E se i prodotti sono complicati –quasi impossibili– da capire, cosa fa il risparmiatore? Va sulla fiducia. Ed è proprio questo il punto: chi merita la nostra fiducia dopo tante scottature? Chi ha venduto i prodotti drogati perché doveva rispondere con il proprio lavoro soltanto ai piani alti o chi, parlando con il cliente, ha trovato la soluzione che faceva per lui? Sono convinto che oggi più che mai gli “artigiani” del credito cooperativo debbano marcare le differenze rispetto al resto del sistema  bancario. Se le Bcc non sono state uguali agli altri istituti di credito durante la crisi, dovranno continuare a essere differenti per tempi che –incrociando le dita– si annunciano migliori.

Non sono il tipo che vuole vivere di 'amarcord', ma 'tengo famiglia' e preferisco non correre troppi rischi...


obbligazioni
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook