Carla Bottiglieri
Hic sunt lupi
3 Febbraio Feb 2015 1617 03 febbraio 2015

Il giornalismo come pillola di disinformazione


Il giornalismo è in rotta di collisione, sta morendo lentamente se ci fate caso. Se vi soffermate un pò, se tendete l'orecchio verso i giovani che passano le ore nei bar, nei pub, mano destra impegnata a tenere l'ultimo modello di smartphone LG, pollice destro impegnato a scorrere sullo schermo, nella mano sinistra una birra media fredda, ghiacciata e magari li osservate per qualche minuto, potreste sentirli esclamare : " E' tutto vero! L'ho letto su Facebook, fidati, guarda!".
Silenzio.
Brividi.
"Gesù santo!", qualcuno potrebbe pensare guardandoli come se fossero degli oggetti ormai usurati da abbandonare con rassegnazione.
"Lo stanno scrivendo tutti su Twitter, è stato twittato milioni di volte!"

Facebook e Google sono diventati ormai i colossi di internet. Il giornalismo vero, quello cartaceo che dava l'informazione a 360 gradi senza troppi giri di parole o distrazioni con immagini futili, non esiste più.

Pensateci un attimo.

Le nuove pagine di informazione sono per il 90% sui social network, Facebook, Twitter, Instagram e chi più ne ha più ne metta. Ogni pagina sponsorizzata, ovviamente, rimanda ad un sito principale, quello che poi è il recipiente ed il motore di partenza delle informazioni che però nessuno sfoglia spontaneamente senza prima aver avuto un buon motivo, un input, uno stimolo a digitare il sito in questione. E' stato studiato che una persona mediamente passa su Facebook, ogni giorno, dalle 4 alle 12 ore. In base a questo, convenite con me che vi è una maggiore possibilità di entrare in contatto con pagine che pubblicizzano siti di informazione, link insulsi o notizie buttate così, come mangime di scarto riservato a "porci e cani". Cosa accade, quindi? Per aumentare il numero di like e di presenze nelle pagine che alcuni osano definire (coraggiosamente direi) "testate giornalistiche" o, peggio ancora, le famose " redazioni 2.0", quante foto di gattini pucciosi o di bambini in carne mostruosamente dolci che vanno a toccare il nostro spirito, o quante donne con solo un filo interchiappale che assolutamente non danno alcun tipo di notizia avete trovato? Credo infinite, miriadi, incalcolabili immagini con frasi, foto, simboli iconici che arrivano immediatamente al cervello e manipolano il nostro pensiero senza la minima presa di coscienza e senza il minimo impegno da parte nostra di ragionare, focalizzare e assimilare la notizia completa.
Ecco il nuovo modo di fare informazione.

Facendo così, le persone si abituano a leggere meno, a ricevere informazioni rapide, qualcosa che non li invogli a sforzarsi troppo, a non entrare troppo nel caos informatico, senza capire che in questo modo si alimenta una ignoranza devastante, deleteria più del Napalm, creando dei perfetti tuttologi pluripremiati e preparati, pieni di superbia e di arroganza, facendo scorrere un unico falso messaggio, che siamo costantemente informati, una infarinatura generale, una foto beccata qua e là.
Flash.
Resta tutto fissato nella mente e in un attimo conosciamo quali sono i segreti delle banche o quanto prende un ministro dell'interno di vitalizio.
Flash.
Qual è la differenza fra Palestina ed israele e perchè si combatte questa guerra.
Flash.
Quali sono i trucchi per depurare i polmoni con acqua e limone, senza avere la minima preoccupazione, il minimo interesse, la minima curiosità di capire se quella fonte, quell'ammasso di parole e immagini siano veritiere o meno.

Stiamo perdendo la nostra dignità.

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.

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