Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
11 Febbraio Feb 2015 1550 11 febbraio 2015

Cristo morto è salito da Eboli in Panda nel bagagliaio del Quirinale. Risorto.

Torna Matteo Laurenti...sempre da Biella e sempre con ciclo DC. Mattarella!

“Confesso un mio piccolo peccato: non ho mai preso la patente. Una volta però provai a guidare. Fu sul Lago Maggiore. L' autista cominciò a spiegarmi il freno, la frizione e tutto il resto. Mi sembrava una cosa facilissima e così mi misi alla guida e imboccai una stradina secondaria. Di colpo vidi con terrore spuntare di fronte un funerale”.

(Andreotti: per me un problema anche se non ho patente; Giulio Andreotti; Corriere della Sera, 06.02.'00)

Giacinta: “Voglio che tu (Don Gaetano, ndr) mi confessi. (...) Io non ho altri peccati da confessare, che quelli del desiderio. Io desidero, per lui, il comando...il potere, la gloria. Il settennato. Desidero per lui...la vittoria. Perché solo lui può far risorgere l'Italia dall'abisso in cui è stata gettata. Io come una madre, lo vedo...alla testa della Nazione. Vedo il suo monumento. Ecco! Io sono, come l'Italia e lui, per me, è Cavour, è Garibaldi. Ecco, lui per me è Cavour...Ed io non posso, non posso fare l'amore con Cavour, con Garibaldi, con Metternich, con Israele, con de Gaulle!! Lui è Cristo. E' in alto. Lui è Cristo. Ecco, forse è questo il mio peccato”.

[Giacinta, moglie di M. il Presidente; Todo Modo (para buscar la voluntad divina, ndr); Elio Petri, Italia, 1976].

Ad un certo punto, nel 1997, poco prima della primavera mentre cercavo di preparare l'esame di maturità, arrivò su tutti i quotidiani, la notizia che Giulio Andreotti si era recato verso la fine anni rampanti di Craxi, a Terrasini (12.000 anime affacciate sul Golfo di Castellammare, 30 km da Palermo), per incontrare “gente”. L. Bagarella il mafioso, aveva confessato (collaborando con la giustizia ovviamente), che gli era stato confidato da un ex affiliato (G. Costa) di un'altra parrocchia non sicula ma calabra, che “il gobbo” e Salvo Lima dovevano dare un po' di valium ai futuri detenuti nel bunker di Rebibbia. Il trattamento fa effettuato lentamente; tempo dopo a Palermo, F. Onorato in cura da uno psichiatra e psicologo junghiano, dopo essersi preso l'onore dell'omicidio Lima (1992), in sincronicità, confessa pentendosi, che anche lui sapeva dell'Hotel di Terrasini dove ci fu l'incontro del gobbo con i pazienti siciliani ospiti del Procuratore della Repubblica G. Caselli. Il gobbo era arrivato a bordo di una Panda come passeggero (soffiata di un dipendente dell'Hotel). Gli interlocutori per i degenti pazienti del Bunker (a quanto pare, tre persone distinte), invece con macchine con un bollo dell'assicurazione più caro. Giulio Andreotti non ha mai avuto la patente.

Ma aveva un Partito. Anche Aldo Moro aveva un Partito. Non ha mai avuto un Governo tutto suo proprio a causa del Partito, però a quanto pare, una patente che usava poco, quella del mediatore di correnti interne al compromesso esterno, l'aveva. Ed un giorno gli fecero uno scherzo da prete. Gli dissero che gli davano un Governo tutto suo e pure insieme con i comunisti, ma invece, lo stesso giorno gli prenotarono un parcheggio privato in una traversa di via delle Botteghe Oscure. Una via equidistante, stretta ma apparentemente a doppio denso di marcia alternato. Apparentemente come in un riflusso del sangue al fegato di un alcolizzato che dice di lavorare per i Servizi Segreti e al mattino beve Fernet Branca invece del caffè. Un buon compromesso per un posteggio regolare, nel 1978 già selvaggio, nel traffico urbano giornaliero delle automobili, a Roma. Moro cascò con tutti I piedi e le mani legate nello scherzo perché il parcheggio precedente sempre a Roma, in via Moltalcini, durò poco meno di tre mesi e poi fu dichiarato inagibile, dopo insistenti segnalazioni di abuso del potere nell'esercizio delle proprie funzioni, dal Partito. Inutili, furono i decreti ministeriali che lo stesso Moro fece avere al Partito stesso, dove si indicavano in essi le rimostranze di un posto auto fuori mano...a Roma...dove solo 5 anni prima i cittadini capitolini giravano a piedi, in bicicletta o (ancora) a cavallo. Blocco totale. Anche dei taxi. Anche del tassinaro Alberto Sordi, 10 anni prima che offrisse una corsa ad Andreotti fino a Piazza di Monte Citorio (1983).

Pensando tutto ciò, una mattina prossima nel recente passato, davanti al solito caffè corretto sambuca senza zucchero, mi venne in mente in sincronicità, come sotto l'effetto del valium con il Campari (nel Negroni), la volpe camerata Heidegger. In quel libro che scrisse pensando allo splendore futuro delle ferrovie e delle autostrade tedesche “L'introduzione alla Metafisica”, egli falcia come Il Mietitore l'ambiguo segugio nemico/amico suo, e della democrazia (liberale), Schmitt, affermando che Hegel non muore affatto all'elezione del caporale austriaco a Cancelliere, bensì il contrario. Afferma che inizia a vivere...quella nazione che fu ideata e idealizzata da Hegel e vissuta da Heidegger. Più o meno, senza forzare l'ontologia che identifica un popolo esistente (tedesco, italiano, americano, russo, francese...israeliano, etc) con la determinazione del suo essere nella sua totale realizzazione solo nello Stato stesso di appartenenza, in Italia dopo 30 anni dal 1948, di Stato/Partito-Nazione e popolo coincidente con il Partito, ci si trova nella situazione in cui il sottoscritto afferma che, quel Partito, non muore nel 1978 (quando tra l'altro è nato il sottoscritto), ma bensì “inizia a vivere”. La Democrazia Cristiana inizia a vivere nel 1978.

Il Partito diventa Totalità. Unico, indivisibile come un'eresia epurata da un dogma (dogma “vero”, fatto in un Concilio...giusto per precisare, visto che ultimamente si fanno dogmi pure nei Sinodi), eppure magmatico nelle sue viscere e profondità caveali come catacombe di martiri paleocristiani custodite sotto la medesima terra della Roma Capitale (Municipio di; gemellata con) dell'Impero. Come dimostrato dal Freccia Rossa, che se fosse esistito negli anni dell'Impero, sarebbero morti meno capistazione (“Quando c'era Lui, i treni sì che arrivavano in orario”), ma in sincronicità sarebbero saliti dal sud tanti più cristi anche più meridionali dei romani e tanto più velocemente, della domanda/offerta dell'imprenditoria industriale allora subordinata alla politica. Cristi vivi, mica morti e poi risorti alla FIAT o alla Montecatini. Nell'eterna peristalsi a senso unico del popolo italiano, dal Sud al Nord ed oltre alla frontiera con la Turgovia, Heidegger e Schmitt però, a differenza, per esempio dell'ombroso Spengler, successivamente furono ampiamente sdoganati e istituzionalizzati dalle stesse democrazie (quelle di estrazione cristiano/liberale/socialdemocratica/atlantica-giudaica, in prima fila), nella loro cultura accademica terminale. Se non al vertice, di un percorso di scalata alla piramide culturale (prima che arrivassero Nietzsche, Hesse e Morrison – Zarathustra/Siddharta/Re Lucertola, nella Smemoranda o in qualunque diario scolastico o muro di un cesso di una stazione ferroviaria, della generazione nata nell'anno in cui muore/nasce Il Partito...e il sottoscritto), a dimostrare l'Eterno Ritorno, sicuramente, e se non siete junghiani, pagani e disinteressati simpatizzanti nazisti ma cristiani, democratici prima ancora che democristiani e vi piace andare a funghi nei boschi in estate come piaceva a De Gasperi, a dimostrare la Resurrezione di una Nazione. L'italia. E così fu il 1992. Mani Pulite non fu la fine della I Repubblica. Fu l'anno in cui essa ha iniziato a “Vivere”. Con buona pace di Spengler (a cui comunque Schwarzenegger intitolò, prima della fine del suo mandato, un Sunset in West Hollywood, a Los Angeles. Sunset Spengler), che non è mai piaciuto ai comunisti come il camerata Heidegger SSuperstar e dell'eterno secondo Camerata di Turgovia, Jung. Moriremo dunque d'asfissia e senza naso, tutti noi, democristiani come in una reincarnazione di una Repubblica anteriore? Anzi Primigenia?! La Democrazia Cristiana è stata l'inconscio collettivo degli italiani. L'unico dato concreto che ha risposto all'esigenza storica risorgimentale del nostro Stato fondato come una colonia da stranieri in patria, davanti all'esigenza storica europea e occidentale. Aldo Moro è morto dopo aver confessato tutti i peccati della DC e al suo funerale non c'era la sua bara. E non c'era la sua bara perché non c'era il suo corpo morto. I discepoli morotei tornarono al sepolcro dopo tre giorni e trovarono la pietra a porta di esso spostata e dentro era vuoto. Dov'era Aldo Moro quando c'è stato il funerale di Aldo Moro? Sempre dando per scontato che quello fosse l'unico funerale come il primo, e non il secondo susseguente a quello in cui c'era il suo corpo. Un morto sta nella sua bara. E la bara di Moro fu quel bagagliaio nel parcheggio.

Giulio Andreotti è vivo, cioè morto, cioè si è solo trasformato in qualcos'altro, come del resto ha sempre fatto dalla gioventù cattolica in Vaticano da Pio XII, quando Vittorio De Sica gli diede una particina come comparsa ebrea (ebreo americano). A Washington D.C infatti direbbero di lui: “undead”. Seppellito con i suoi abiti di scena (vedi articolo precedente, in cui era un Fratello Marx), come l'attore ungherese Bela Lugosi. E dato che Lugosi era un cognome d'arte, chissà se siamo sempre stati convinti che dietro di lui ci fosse orchestrata un'intera tragedia come la strategia della tensione e che ora dopo il suo trapasso, questa non si sia trasformata come lui in una farsa. Nella sua bara non sai cosa puoi trovarci. Magari qualche dossier che i giornalisti di tutti gli schieramenti editoriali politici, gli hanno sempre attribuito. E quindi mi chiedo perché i giornalisti italiani ancora in vita che l'hanno pedinato per decenni, ora non siano dei profanatori di tombe, per vedere se avevano ragione e divulgarlo a nove colonne sulle loro testate, alla popolazione italiana. Sergio Mattarella è vivo. Zaccagnini no. Giancarlo Caselli sì, ma non sta benissimo. Da Iniziativa democratica a Magistratura democratica. Dalla Democrazia Cristiana al Partito Democratico, con un Presidente della Repubblica democristiano che sussegue ad un comunista. Tutti a pensare all'eterna Prima “Unica” Repubblica. Qualcuno che mi dica chi guidava la Panda di Mattarella quando Renzi e Napolitano gli hanno dato il settennato? Chi? Mario Draghi?!

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