Silvia Novelli
Nei panni di una rossa
14 Febbraio Feb 2015 1214 14 febbraio 2015

50 sfumature di dubbio

Dicono che la prima di ’50 Shades of Grey’, a Berlino, abbia suscitato involontarie risate in sala.

Dicono che sia parso un film a tratti comico a tratti grottesco, e che l’immaginazione del lettore della trilogia vinca 1 a 0 sulla resa cinematografica.

Dicono che Jamie Dornan-Christian Grey fosse molto compassato sul red carpet di Berlino, mentre Dakota Johnson-Anastasia Steele visibilmente emozionata. 

La regista Sam Taylor Wood (48 anni, moglie di Aaron Taylor-Johnson, attore 25enne da cui ha una bimba di 4 anni), era soddisfatta e sorridente, quasi leggermente spaesata. Ma credo, io, che un reale spaesamento fosse improbabile in una donna che ha accettato la sfida di un matrimonio così controcorrente (cosa che me la rende subito simpatica): figurarsi se si preoccupa delle reazioni di un pubblico snob.

Dicono che il film sia noioso, come il libro, più del libro.

Dicono in tanti, e lo dico anch’io, che ho letto la trilogia e che a suo tempo ne ho scritto, che non andremo a vedere il film. 

E però dicono, altri, che con Christian Grey c’è poco da scherzare, perché quella di Christian su Anastasia cos’è se non violenza?

Tante donne dicono che dovremmo boicottare le 50 sfumature.

Insomma: c’è chi prende il lato comico e chi quello drammatico. La via di mezzo – in queste cinquanta sfumature - non si vede.

Dicono che Grey sia pericoloso. Dicono di stare attenti perché questo film che tanto fa ridere e arricciare il naso potrebbe istigare alla violenza sulle donne, in particolare quella domestica, esercitata proprio da chi dovrebbe essere un porto sicuro anziché una minaccia.

Vedo, io, tanta confusione. Come ho scritto qualche giorno fa in uno status su Facebook che è stato il primo germe di questo post: più che dire, dubito. 

In una società dove il tema della violenza sulle donne e del femminicidio è così diffuso e sentito, anche una cosa come un fenomeno pop che è 50 sfumature può creare un gran caos. Ci vuole tanta consapevolezza e tanta lucidità mentale per capire dove sta quel confine labile tra violenza pura (fisica, verbale o psicologica) e violenza consenziente legata a pratiche sessuali.

E’ molto difficile comprendere senza giudicare, soprattutto se poi salta alla cronaca un episodio come quello recente della coppia di Milano che ha aggredito con l’acido l’ex fidanzato di lei, vittima inconsapevole di una relazione malata dove la donna, Martina, era talmente succube dell’uomo, Alexander,  al punto da incidersi le iniziali di lui sulla guancia.

Dov’è il limite fra la consenziente per quanto perversa pratica sessuale, la malattia e la violenza? 

In certi casi, come in questo di Martina e Alexander, non c’è molto margine di dubbio. In altri è più difficile stabilirlo.

Forse però può non essere impossibile captarne gli indizi, come la sindrome da Dottor Jekyll e Mr. Hyde, che definirei anche ‘sindrome del troppo’: lui è troppo disponibile? Troppo premuroso? Troppo geloso? Possessivo? Maniaco del controllo?

Quando c’è un troppo da una parte, molto facilmente c’è un troppo poco dall’altra, o un ribaltamento imminente. Se lui è troppo in qualcosa, soprattutto qualcosa che in apparenza sembra positivo, con elevata probabilità svelerà a breve il suo lato Hyde, perché spesso l’eccesso (di disponibilità, premura, attenzione) può celare una rabbia repressa e un astio pronto a esplodere. Quanto più la malcapitata di turno cercherà poi di mediare, di giustificare, di trovare una soluzione costruttiva, tanto più il nostro Hyde le riverserà il suo astio addosso. Che presumibilmente è l’astio che ha contro se stesso.

Sarà fortunata se lui la lascerà stare, ma più facilmente lui avrà bisogno di servirsi di lei come pozzo in cui riversare la sua rabbia, e allora sì che saranno dolori.

Dicono che sia difficile, molto difficile, credere che quella persona che ci sta rovesciando addosso astio puro sia la stessa che fino al giorno prima mostrava cura, calore, attenzione.

A volte però i segnali ci sono, siamo noi a non volerli cogliere.

Poi il dubbio più grande che resta è questo: ma tu sei così perché stai male, perché sei mosso dalla paura, o perché sei proprio una cattiva persona?

È difficile accettare che al mondo esistano cattive persone, quando sei abituata a pensare che Bianco e Nero siano due categorie che tendono a mischiarsi, scambiarsi.

Ti chiedi se la persona vera sia Jekyll o Hyde.

La cosa che più atterrisce una donna vittima di violenza da parte del suo uomo credo sia la confusione, la perdita di punti di riferimento: che sia una persona che conosciamo da un mese o da anni, l’effetto straniante è lo stesso, dipende dall’intensità.

Poi invece c’è l’universo del BDSM (quell’acronimo ricco di implicazioni che sta per Bondage Discipline Sado-Masochism), che è un’altra storia e che, a voler ben guardare, se non sconfina nella follia (vedi la coppia malata Martina-Alexander), può anche servire a canalizzare certi istinti in maniera creativa anziché distruttiva.

Insomma, 50 sfumature: di dubbio, di questioni aperte, di riflessione.

Con un’unica certezza: quando un uomo ci mette a disagio, ci fa sentire svilite, ci porta verso tenebre poco rassicuranti anziché verso la luce, quando ci fa perdere il baricentro e il controllo di noi stesse, spingendoci a concedergli potere sulla nostra esistenza c’è una sola cosa da fare: andarcene, subito.

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