Luca Barni
Banchiere di provincia
14 Febbraio Feb 2015 0734 14 febbraio 2015

Il Gatto, la Volpe e i nostri risparmi; oggi è come cent’anni fa

Cos’erano le banche cento anni fa? Per averne un’idea si può leggere l’interessante libro “Credito Valtellinese”, di cui è autore Alberto Quadrio Curzio. Il volume racconta il secolo di vita di un banca nata alla periferia dell’Italia e diventata un istituto di livello nazionale, senza dimenticare quel sottobosco di piccole banche attive sul territorio che offrono gustosi aneddoti come quello riportato nel ritaglio qui sotto.

Non so a voi, ma a me le figure di “emissari e personale viaggiante”, che sembrano presi paro paro da certi romanzi picareschi, ricordano i consulenti bancari a domicilio dei giorni nostri. Allora sfoggiavano l’unico abito buono, oggi il tablet d’ordinanza, ma la sostanza quella è. Piaccia o meno, questo è un modo di fare banca figlio dei nostri tempi e della congiuntura che sta attraversando il settore. Esattamente come la tendenza, specie nelle banche di grandi dimensioni, di indirizzarsi verso strutture commerciali sempre più snelle che obbligano il personale, un tempo stanziale, ad andare, valigetta in mano, a procacciarsi la clientela invece di aspettarla in un ufficio che non hanno più. È fuori discussione che le furberie raccontate nelle due pagine sopra abbiano trovato in tempi più vicini a noi diversi epigoni e che nel mondo del credito nessuno sia autorizzato a scagliare la prima pietra. Quello che mi preme sottolineare è che quando, relativamente all’universo bancario, si parla di scenari e si prefigurano sviluppi nell’organizzazione aziendale si trascurano con colpevole leggerezza aspetti ugualmente importanti. Questo è il punto: se è certo che molti pezzi di attività bancaria non potranno più stare al loro posto, per ragioni legate alle economie di scala e per via dell’informatizzazione dei servizi a basso valore aggiunto, allora oggi, proprio come nella Valtellina del secolo scorso, a fare la differenza saranno sempre più le relazioni e la vera consulenza al cliente. È questo il campo dove si misurerà la diversità fra i modus operandi dei vari istituti; dalle relazioni sul modello “Il gatto e la volpe”, di cui nel libro, alle relazioni autenticamente fiduciarie. È su queste ultime che società cooperative a orientamento sociale come le Bcc devono costruire, con l’aiuto degli ultimi strumenti tecnologici, il proprio futuro e marcare la propria identità. Se furbi, creduloni e persone oneste sono costanti nella storia dell’uomo, il punto resta sempre lo stesso: dove finiscono i soldi che un cliente affida alla banca? Nel territorio e nelle sue attività oppure nel Campo dei Miracoli di collodiana memoria, dove si semina qualche moneta e, in poco tempo, cresce un albero con gli zecchini d’oro?  

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