Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
17 Febbraio Feb 2015 1043 17 febbraio 2015

La Grecia prima di Tsipras


Da qualche giorno, ormai, siamo tutti Alexis. Da Vendola a Salvini, passando per Meloni[1]. L’infatuazione per il leader greco trascende le dinamiche parlamentari e raggiunge bar, salotti e tastiere, ennesimo indizio dell’ormai superata distinzione destra/sinistra.


Chi scrive è infatti convinto che la dialettica politica non si sviluppi in base alla collocazione in parlamento, bensì intorno alle fratture sociali che caratterizzano il periodo storico, nel nostro caso la posizione circa l’Europa: la linea di faglia è tra quelli a cui l’Europa, così com’è, sta più o meno bene e quelli a cui non piace tout court, o comunque hanno parecchio da ridire.

In Grecia questa divisione è emersa in modo lampante quando Tsipras, leader del partito di maggioranza relativa, nel momento in cui ha dovuto cercare un accordo di governo, l’ha raggiunto con ANEL, partito di estrema destra anch’esso estremamente critico rispetto alla Troika.

Quelle greche sono peraltro le prime elezioni “sensibili” del 2015: a Ottobre sarà il turno del Portogallo in cui il PSP è in testa ai sondaggi, quindi della Spagna dove Podemos, movimento che guarda con favore a Syriza, ha raccolto le istanze degli indignados, e veleggia attorno al 30% dei consensi.

Insomma, a quanto pare c’è da attendersi la “vendetta” dei popoli latini, vessati dall’europa germanocentrica.

Ma come ci siamo arrivati?

Nel leggere giornali e riviste pare che i problemi della Grecia siano tutti originati dalla Troika e che Tsipras voglia risolverli ridiscutendo i termini degli accordi presi e attraverso un massiccio aumento della spesa a favore delle categorie più deboli. Stessi programmi nella penisola iberica. Sì, ma davvero è tutta colpa dell’Europa? E cosa è successo, quali decisioni sono state prese e che effetti hanno avuto negli ultimi quattro anni?

Con questa serie di approfondimenti, uno per ciascun Paese, Failcaffè si propone di ripercorrere le tappe principali della crisi economica europea, a partire dalla Grecia, così da poter valutare l’attualità tenendo a mente i processi di medio periodo che l’hanno determinata.

Grecia

Iniziamo dalla Grecia, il cui nuovo governo, impegnato in un tour nelle cancellerie europee, sbatte i pugni sul tavolo con l’obiettivo di ottenere una ristrutturazione del debito e più tempo per ripagarlo, così da dare respiro all’economia greca e finanziare misure che allentino l’emergenza umanitaria in corso: buoni pasto, buoni trasporto e luce gratuita per la fascia di popolazione più povera.

La data d’inizio della crisi economica greca può individuarsi ad Ottobre 2009quando il neoeletto premier Papandreu (PASOK) accantona l’ipotesi di un piano di 3 miliardi di Euro di investimenti e dichiara che il deficit di bilancio non è quello previsto dal precedente esecutivo del 6% del PIL, bensì più del doppio (raggiungerà poi il 15,6%).

Tale data è da considerarsi puramente indicativa poiché, com’è intuibile seppure non adeguatamente sottolineato, il disastro dei conti pubblici greci, pur essendo figlio unico ha una pluralità di padri, tanti quanti sono i governi che lo hanno accumulato per mezzo di trucchi contabili[2], clientelismo e spesa pubblica senza freni.

Olimpiadi di Atene del 2004, 150000 dipendenti pubblici in eccesso, l’80% dei lavoratori autonomi che dichiara meno della soglia minima di esenzione. Dall’Ottobre 2009, tuttavia, i governi susseguitisi devono fronteggiare le conseguenze di anni di politiche che hanno dolosamente confuso i crediti con i debiti[3].

Nell’Aprile 2010 l’Unione Europea si impegna a garantire al paese ellenico un prestito di30 miliardi di Euro, cui si aggiungono 13 miliardi stanziati dal Fondo Monetario internazionale. Il governo greco, che precedentemente aveva rifiutato ogni forma di sostegno e varato diversi tagli alla spesa pubblica (Marzo 2010), il 23 Aprile chiede un prestito di salvataggio di proporzioni maggiori, poiché la Grecia, “nave che affonda” (definizione dello stesso Papandreu) non è in grado di sopportare l’aumento dei tassi di interesse sul debito[4], mentre il contagio si diffonde a Spagna e Portogallo: non è più una questione “domestica”, anzi, secondo Lucas Papademos, allora vicepresidente della BCE, “è la più grande sfida dall’adozione del Trattato di Maastricht del 1993”[5].

Il 2 Maggio le borse bruciano, in una sola giornata, più dell’intera somma che i governi si apprestano a concedere. Jean Claude Trichet, governatore della BCE, definisce la crisi “sistemica” e pure i governi più reticenti a concedere prestiti (causa opinione pubblica, o, in soldoni, voti) a governi dalle mani bucate, si convincono della necessità di un’azione forte per rispondere alla speculazione: nella notte i Paesi UE stanziano 80 miliardi di prestito, cui si aggiungono 30 miliardi da parte del Fondo Monetario internazionale; si vara un meccanismo di stabilizzazione per i Paesi sotto attacco; si assicura un più stringente controllo europeo sui bilanci statali; si impone una maggiore trasparenza delle attività bancarie[6]. Tutto ciò comporta l’impegno per la Grecia di varare drastiche riforme, che prevedono duri sacrifici, non nascosti dal premier[7]. Il malcontento della popolazione inizia ad affiorare, e, dal Giugno 2010 al Maggio 2011 si contano almeno 9 scioperi generali e innumerevoli scontri.

Il 14 Gennaio 2011 anche Fitch, dopo Standard & Poor’s e Moody’s, declassa il debito della Grecia a livellospazzatura, poiché i risultati economici e di bilancio nel quadro del programma UE – FMI hanno per molti aspetti superato le aspettative, ma il pesante fardello del debito pubblico rende la solvibilità fiscale greca altamente vulnerabile a shock avversi[8].

Ad inizio del Maggio 2011 “la crisi del debito ha chiuso il cerchio ed è tornato al problema da cui era partita un anno prima”[9]: servono altri 30 miliardi di euro. In Germania l’opposizione ad un ulteriore aiuto è molto forte (e in maniera fondata, poiché non è stata realizzata alcuna riforma strutturale per aumentare la competitività e ridurre l’evasione fiscale, né tantomeno il piano di privatizzazione previsto dal memorandum 2010) e il ministro delle finanze ellenico dichiara che molto probabilmente la soglia del 3% del rapporto deficit/PIL sarà raggiunta nel 2016 e non nel 2014.

Le proteste di piazza sono forti e violente, e lo stesso PASOK è in rivolta contro il nuovo piano di austerity promosso dal governo Papandreu. Il primo ministro annuncia un rimpasto di governo, che diventa ancora più debole in Parlamento[10].

In Luglio, l’ennesimo “drammatico” vertice, e l’ennesimo prestito a tassi agevolati per la Grecia: 160 miliardi di euro, di cui 109 provenienti dal Fondo Europeo, 37 provenienti da istituti privati e la restante parte da “stanziamenti vari”. Al prestito si aggiunge “assistenza tecnica adeguata per aiutare la Grecia ad attuare le riforme”[11].

Un’ennesima serie di tagli è approvata a Settembre, non senza mugugni e resistenze. Lo stesso ministro dell’economia dichiara che il Paese è stato“minacciato e umiliato”, nonché utilizzato “per nascondere l’incompetenza nel gestire la crisi economica”[12].

Nonostante ciò, gli obbiettivi macroeconomici non sono raggiunti, e sono approvate nuove misure di austerity da inserire nella finanziaria 2012.

Giovedì 27 Ottobre l’Eurogruppo, durato oltre 10 ore, annuncia l’accordo raggiunto sul potenziamento del Fondo europeo salva stati, e, soprattutto, l’autorizzazione a trattare l’haircut, ovvero il taglio del valore nominale dei buoni del tesoro greco in mano ai creditori privati (in larga parte istituti finanziari europei) nella misura del 50%, avendo giudicato insufficiente il taglio di 37 miliardi stabilito solo pochi mesi prima. In totale si stima che il taglio del debito si aggiri intorno ai 100 miliardi di euro.

A sorpresa il premier greco Papandreu annuncia l’intenzione di indire un referendum per Gennaio con il quale la popolazione greca potrà scegliere se applicare o no le misure contenute nell’accordo europeo, sostenendo che sia necessario un mandato forte da parte dei cittadini (e anche per rinforzare la propria posizione al governo)[13].Tale scelta suscita l’irritazione, molto poco velata, dei partner europei, dei parlamentari della sua stessa maggioranza e di alcuni ministri dell’esecutivo[14]: il ministro dell’economia, Venizelos, dichiara che non è possibile l’indizione di alcuna consultazione e che il paese ellenico ha bisogno dei fondi europei entro e non oltre il 15 Dicembre, o sarà default; l’opposizione si rende disponibile ad un governo di unità nazionale che accetti l’accordo europeo e indica nuove elezioni.

Il 6 Novembre 2011 Papandreu si dimette, il nuovo governo di unità nazionale (PASOK, Nea Dimokratia, LAOS) è presieduto da Lucas Papademos, già governatore della Banca Centrale greca e vicepresidente della BCE. È approvata la finanziaria 2012 ed è erogata la rata del prestito europeo che permette di evitare per l’ennesima volta il default.

Nel Febbraio 2012 il governo greco adotta una nuova serie di misure tra cui il taglio del 22% del salario minimo, liberalizzazione del mercato del lavoro, il taglio di 150000 dipendenti pubblici, di cui un 10% immediato[15] (se da un lato questi numeri spaventano, dall’altro bisogna considerare che ancora nel 2010 e nel 2011, quindi in piena crisi finanziaria, il gigantesco settore pubblico greco aveva disposto l’assunzione di ulteriori 25000 dipendenti). Tutto ciò mentre fuori dal Parlamento si scatena una vera e propria guerriglia e LAOS si sfila dal governo.

9 Marzo 2012, la Grecia raggiunge l’accordo per la ristrutturazione parziale del proprio debito: l’86% degli investitori privati (soglia elevata al 96,5% dall’attivazione delle clausole CAC[16]) accetta una riduzione del 53,5% del valore nominale dei titoli in proprio possesso e l’allungamento della durata degli stessi (considerando gli interessi, recupereranno circa il 70% del valore nominale).

Le elezioni del 6 Maggio 2012 sanciscono l’ingovernabilitàdella Grecia, Nuova Democrazia, il primo partito, e PASOK, non raggiungono la maggioranza assoluta dei seggi, mentre Syriza si afferma come seconda forza politica. Ottiene un grande risultato Alba Dorata, formazione di stampo neonazista. In seguito al voto né Samaras, leader di ND, né Tsipras, né Venizelos riescono a formare un governo. Nuoveelezioni a Giugno, vittoria di Nuova Democrazia: Samaras premier, e governo di coalizione con PASOK e Sinistra Democratica, ovvero i partiti europeisti.

Il nuovo governo approva, con la finanziaria 2013, nuovi tagli per 10 miliardi così da ottenere un’altra rata del prestito europeo, questa volta di 30 miliardi di Euro. Ciò nonostante, ilPIL si contrae del 4,5%[17].

11 Giugno 2013: il governo Samaras chiude ERT, la televisione di Stato, licenziando in tronco i 2700 dipendenti, con vaghe promesse di possibili riassunzioni nella nuova emittente, a personale ridotto, di prossima creazione, motivando tale scelta con l’eccessivo personale assunto rispetto alle emittenti private e le inferiori performance rispetto alle stesse in termini di audience. I dipendenti occupano la sede di ERT e continuano le trasmissioni in streaming, fino allo sgombero da parte della polizia (Novembre 2013). Il forte movimento di protesta scuote il governo, con PASOK e Sinistra Democratica che si dichiarano apertamente contrari alla decisione. Il Consiglio di Stato infine statuisce il diritto del governo di chiudere l’emittente pubblica e sostituirla con un’altra struttura, ma non di interromperne il segnale. Dal 28 Agosto riprendono le trasmissioni in diretta su EDT, che sostituisce temporaneamente l’emittente ERT.

Pochi giorni dopo Killah P, un rapper con posizioni notoriamente vicine alla sinistra greca, è ucciso da un esponente di Alba Dorata, il partito di ispirazione neonazista. A seguito delle numerose proteste in tutta la Grecia, il governo decide una stretta attorno al movimento in questione, fino a che, il 28 Settembre, Nikos Mihaloliakos leader di AD e altri tre parlamentari (e diversi altri dirigenti) sono arrestati con l’accusa di aver creato una organizzazione criminale[18]. Nuove proteste.

Nell’Ottobre 2013 il governo, dopo ben sei anni di recessione, prevede una crescita, seppur modesta, del PIL greco(0,6%). Tale segnale è considerato come il primo segno di una ripresa economica, dopo una contrazione, dal 2008, del 23% del PIL, guidato da una ripresa del settore turistico e di quello manifatturiero[19].

La finanziaria 2014 prevede, per la prima volta dall’inizio della crisi, un avanzo primario pari all’1,6% del PIL, oltre ad una lieve discesa del tasso di disoccupazione, in quel momento oltre il 27%[20]. Ad Aprile, per la prima volta dal 2010, il paese ellenico torna ad emettere titoli di Stato finanziandosi sul mercato, con un interesse del 5,8%. A fronte di una richiesta di 2,5 miliardi di Euro, si presentano investitori per 11 miliardi.

Un calcolo politico sbagliato di PASOK e ND anticipa le elezioni del Presidente della Repubblica a Dicembre 2014. I due partiti, forti della ripresa economica, puntano ad allargare il proprio consenso, o, in subordine, scommettono sul risultato delle eventuali elezioni anticipate. La costituzione greca prevede infatti che il PdR sia eletto con una maggioranza di 180 voti (su 300 membri del parlamento monocamerale ellenico) e, qualora tale soglia non sia raggiunta, l’indizione di nuove elezioni.

Il governo non riesce a trovare un accordo con i partiti indipendenti, quindi a trovare fuori dalla maggioranza i 26 voti necessari a raggiungere la soglia prevista.

Le elezioni del 25 Gennaio vedono il trionfo di Syriza, che sfiora la maggioranza assoluta in parlamento, mancata solo per 2 seggi. Tsipras chiude un accordo con i Greci indipendenti, partito di estrema destra, e forma il nuovo governo.

Una mail di Tsipras a Bloomberg News[21]apre le trattative sul debito e chiarisce il piano di azione del governo greco:il debito nei confronti di BCE e FMI sarà interamente ripagato, mentre la restante parte sarà oggetto di negoziato con i singoli Stati, e non più con la Troika, con l’obiettivo di ottenere condizioni migliori e più tempo per ottemperare agli obblighi (l’Italia possiede circa 40 miliardi di euro di debito greco, più o meno l’equivalente di due finanziarie piuttosto pesanti).

Il premier e Varoufakis, nuovo ministro dell’economia, partono per un tour nelle cancellerie europee che prevede incontri con il primo ministro cipriota, con Renzi e con Hollande (non si prevendono invece incontri bilaterali con Merkel, cancelliere dello Stato maggiormente esposto verso la Grecia). Si bloccano inoltre una serie di privatizzazioni già avviate, tra cui quella del porto del Pireo, interrompendo le trattative già avanzate con la società cinese COSCO.

Mercoledì 4 Febbraio la BCE risponde ai segnali ellenici annunciando la sospensione del piano che permetteva alle banche greche di ottenere liquidità in cambio dei titoli di Stato greci; lasciando però impregiudicata la possibilità, per gli stessi  istituti di credito, di utilizzare l’Ela (Emergency liquidity assistance), ovvero una misura speciale a favore delle banche greche, le cui condizioni sono ridefinite ogni quindici giorni. Come già semplificato da un’efficace metaforaoltre ad aver piazzato una bomba ad orologeria, Draghi sta pure puntando un pistola alla tempia della Grecia[22], in vista dell’Eurogruppo del 12 Febbraio, quindi del prossimo vertice del 18 Febbraio.

Cosa accadrà?

A parere di chi scrive, in tempi più o meno brevi si giungerà ad un accordo che permetta a Tsipras di non perdere la faccia in patria,e ai creditori non perdere i propri soldi, magari concedendo tassi di interesse meno onerosi e più tempo per i rimborsi, ma si farà in modo di evitare gli scenari più apocalittici, specie in un contesto tribolato come quello attuale in cui alle minacce esterne da sud (ISIS in Libia) e da Est (Ucraina) si aggiungono  le prossimescadenze elettorali in Spagna e Portogallo.

Resta da capire, tuttavia, se questo accordo si raggiungerà, come gli eventi sopra citati, nell’ultimo momento utile oppure mettendo in campo una strategia di ampio respiro che prescinda dagli immediati appuntamenti elettorali degli attori.

Quello che la storia greca dimostra, infatti, è che di questi tempi esistono leader in grado di governare, anche bene, il proprio Paese (vedi Merkel), ma non personaggi di levatura tale da farsi carico di un progetto più grande e ambizioso, quanto quello europeo. Tanto meno in Grecia.

Questo e altri articoli su FailCaffè!

[1] Giorgia Meloni sta con Alexis Tsipras, IlPost, 21 Gennaio 2015.

[3] La Grecia tra crisi economica e marginalizzazione politicaAtlante geopolitico 2014, Treccani, 2014.

[6] La notte che salvammo l’euro, Il Post, 8 Maggio 2010.

[7] Greek PM says reached deal with EU, IMF, Reuters HIGHLIGHTS.

Un riassunto degli impegni presi dal governo Papandreu, qui, seppure la fonte non è imparziale, essendo tratto dal sito del KKE, il partito comunista greco (che recentemente ha chiuso ad ogni possibilità di accordo con Syriza, a loro dire troppo moderata).

[9] Euro nations divided over greek debtsThe Wall Street Journal, 9 Maggio 2011.

[12] L’ennesima manovra della Grecia, IlPost, 19 Settembre 2011.

[14] Un giorno di crisi, IlPost, 3 Novembre 2011.

[17] Greece passes 2013 austerity budgetThe Wall Street Journal, 12 Novembre 2012.

[18] Il leader di Alba Dorata è stato arrestatoIlPost, 28 Settembre 2013.

[20] E la Grecia?, IlPost, 8 Dicembre 2013.

[22] Le manovre di Draghi che affossano la GreciaLinkiesta, 9 Febbraio 2015.

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