Loris Cantarelli
Fumo di china
23 Febbraio Feb 2015 1139 23 febbraio 2015

L’eroe e la leggenda

Aver a che fare con Tex Willer, uno dei pochissimi personaggi dei fumetti al mondo le cui pubblicazioni inedite proseguono ininterrottamente da oltre 65 anni, è la classica impresa che stimola ma fa anche tremare i polsi a ogni sceneggiatore e disegnatore.

Questo non soltanto per la necessità di mantenere una coerenza di fondo e non scontentare i numerosi lettori – oltre 220 mila al mese, più diverse ristampe nel classico formato in bianco e nero e la più grande settimanale a colori allegata da anni a la Repubblica e L’Espresso – ma anche per di trovare ogni volta variazioni sul tema che coinvolgano a sufficienza il lettore senza troppi déjà vu: ed è forse l’aspetto più stupefacente nella saga pluridecennale di Aquila della Notte, il nome con cui il ranger è noto fra gli amici Navajos (ben prima di romanzi e film western “revisionisti”).

Non a caso quando grandi autori come il disegnatore Guido Buzzelli (nel 1983, ma pubblicato nel 1988) e lo sceneggiatore Giancarlo Berardi (nel 1989, pubblicato nel 1991) firmarono storie validissime ma fuori dai canoni abituali, l’editore Sergio Bonelli si vide costretto (quasi scusandosi con l’abituale understatement) a inaugurare albi “giganti” e “maxi” per dare nuova linfa al personaggio al di là della serie regolare.

Il nuovo albo cartonato L’eroe e la leggenda (56 pagine, 6,90 euro), che inaugura in edicola la collana annuale Tex d’Autore pur proseguendo ufficialmente la catalogazione nei semestrali Romanzi a Fumetti Bonelli, rientra in questa logica... anche se con qualcosa in più.

Tutto nasce da una storia ideata quasi trent’anni fa e realizzata completamente da solo da Paolo Eleuteri Serpieri, salito alla ribalta internazionale per le sue storie western di taglio crudelmente realistiche nei tardi anni Settanta e una manciata di originalissime avventure fra fantascienza, horror ed erotismo incentrate sul personaggio della carnale Druuna nei decenni successivi.

Arricchita di una cornice di storia-nella-storia che ne accentua il sapore di leggenda, la vicenda (raccontata) di un giovane Tex che incontra per la prima volta il suo pard più fidato Kit Carson gioca abilmente sull’eterno confine fra realtà fattuale e mitizzazione successiva, secondo l’antico adagio del giornalista sul finale del film L’uomo che uccise Libert Valance (1962) di John Ford, per cui nel West “se la leggenda incontra la realtà, vince la leggenda”.

I filologi texiani, fra cui l’esperto curatore del personaggio Mauro Boselli (che ne ha anche firmato una vera e propria biografia), noteranno che nel 1855 in cui è ambientata la storia il protagonista dovrebbe essere più giovane, ma l’espediente del racconto da parte di un invecchiato Kit Carson ammanta il tutto nel gioco della narrazione ipotetica, magari in una realtà alternativa – comunissima nei “what if...” supereroistici americani, in quel mercato quasi l’unico modo per raccontare nuove storie interessanti senza ripetersi, ma nel panorama italiano quasi limitata ad alcune surreali avventure di Dylan Dog – ma che rispetta e anzi dimostra in ogni pagina l’amore per i personaggi... nonché i suoi creatori Giovan Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini in arte Galep.

La dotta introduzione di Ferruccio Giromini racconta con dovizia di particolari l’eccezionalità dell’evento, anche se la Bonelli non è nuova a pubblicare albi da edicola di lusso (fra cui l’epocale collana di graphic novel Un uomo un’avventura, 30 volumi cartonati pubblicati dal 1976 al 1980), celebrando l’incontro con uno dei fumettisti italiani più famosi al mondo con il nostro character più longevo di sempre.

L’unico neo è forse l’abbondanza di testo in alcune delle 38 tavole, dovuto probabilmente al dover condensare un’avventura che in origine si sviluppava su una lunghezza ben più ampia. Ma l’ambiziosa (ed economica: ennesimo ossimoro bonelliano) veste editoriale non consente di perdersi in questi dettagli, del tutto trascurabili.

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