Luca Barni
Banchiere di provincia
28 Febbraio Feb 2015 0735 28 febbraio 2015

Perché la cooperazione è l’economia reale

C’è un rito quotidiano che mi accomuna a molte persone che svolgono un lavoro nel campo economico finanziario; niente Sherlock Holmes o psicologi, per carità, troppo facile la risposta. Leggere di primo mattino ‘ Il sole 24 ore ’ è un piacere per quelli come me, che amano il loro lavoro.

Troppo spesso però sul giornale in questi ultimi anni - così come in questo freddo inverno - poco piacevoli sono state le tematiche affrontate e la cronaca raccontata.

Stamattina, per fortuna, è stato diverso. L’Istat ci dice che l’indice composito che misura la fiducia dei consumatori è passato a 110, 9 dal 104,4 di gennaio, quello sulla fiducia delle aziende a 94,9 da 91,6. Tutto ciò pare legato a un minor pessimismo degli italiani.

E allora oggi non parliamo di idee e di massimi sistemi, perché voglio tornare, siccome ho la testa dura,  a ciò che scrivevo nell’ultimo post di fine anno e nel primo del 2015. Il tema è quello della fiducia. Ci torno su perché ci credo, veramente.

Credo, come ho detto, che abbia ragione Covey quando dice che i profitti sono legati in maniera diretta alla fiducia, e che quindi la fiducia è diventata la moneta principe dell'economia globale ed ero contento di essere in buona compagnia leggendo persone come Giuseppe De Rita che sul Corriere stigmatizzava la paura, invitando a uscire dalla trappola della poca fiducia; e infine, i giornali economici, che ci spiegavano come sia importante che cambi il clima di incertezza: perché senza fiducia né certezze i soldi avanzati finiranno in risparmio e non in consumi.

E allora torniamo all’oggi, e al mio rito mattutino, servito questa mattina, con il titolo a nove colonne sui segnali di ripresa nelle prime pagine del giornale e con un gruppo di giornalisti che cercano di analizzare i dati sulla fiducia di famiglie e imprese, usciti in questi giorni,  per capire se si trasformeranno anche in una possibile ripresa. Non lo nego, per me tutto ciò è stato motivo di grande piacere.

Piacere che deriva anche, e soprattutto, dal fatto che, in tutto questo, essere una cooperativa, come è la mia Bcc e avere i piedi ben piantati per terra dentro l’economia reale, forse è servito per capire prima cosa servisse.

Giusto per non incensarsi troppo, scrivevo anche che a fare gli ottimisti si fa la figura degli ingenui, è importante quindi ribadire, come scrivono oggi su ‘Il sole’, che ottimismo e aumento consumi non sono in relazione meccanica e diretta, ma statisticamente in un tempo successivo a quello della crescita dell’ottimismo ( e della fiducia) tornano a crescere anche i consumi.

Bene, io attendo con le mie certezze. Fiducioso

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook