Loris Cantarelli
Fumo di china
2 Marzo Mar 2015 0956 02 marzo 2015

Mostri

Un “ridestato” dal regno dei morti, affamato di carne umana di cui prova disgusto, che cerca di condurre una vita normale malgrado sia braccato dai suoi simili che sanno chi è.

La più recente saga horror della Bonelli – costruita secondo l’ormai popolare approccio delle serie tv a stagioni annuali, come già John Doe e Orfani e il nuovo Adam Wild – vanta come comune nella fiction contemporanea un singolare miscuglio di generi: ci sono pesanti venature noir e fantasy spruzzata d’ironia nei dialoghi e nelle situazioni (“mostro del mese” compreso), nonché un’ambientazione inconsueta (una metropoli di frontiera che potrebbe essere Trieste, ma che è anche un “non luogo” comune alle esperienze dei lettori).

Il protagonista non è uno zombi né un vampiro, ma comunque un personaggio che permette una narrazione più tradizionale rispetto alla miniserie Caravan (2009-10) con cui lo sceneggiatore Michele Medda tentava esperimenti forse estremi con i cliché della narrativa popolare (compresa l’assenza di un protagonista fisso nelle copertine a dare riconoscibilità alla serie).

E questo mese si chiude la prima stagione di Lukas, che soltanto “in fieri” negli ultimissimi albi scopre insieme al lettore chi è realmente, “rinascendo” di nuovo verso la seconda che lo vedrà proiettato in altre direzioni: un altro aspetto che incuriosisce e dovrebbe mantenere il buon successo ottenuto finora (nonostante la concorrenza interna all’editore milanese della star Dylan Dog).

Divertente e ben calibrata la scelta dei villain, resi con sufficienti sfaccettature nonostante l’abuso dei topoi nella letteratura di genere (dall’avversario corpulento all’uomo lupo), gran lavoro di preparazione e gestione dei disegnatori da parte del copertinista e disegnatore dell’albo d’esordio Michele Benevento.

Come s’intuisce dalla copertina (e come di prammatica in questi casi), lo showdown finale si annuncia catastroficamente purificatore, ma ovviamente non mancano le sorprese che rilanciano ulteriormente l’avventura. Anche se, ma guarda un po’, l’orrore più grande (perché ben poco fantasy) si rivela la miseria umana.

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