Raja Elfani
Gloβ
4 Marzo Mar 2015 1615 04 marzo 2015

5 cose da sapere sul mercato dell’arte dopo il Rapporto Artprice

Grande attenzione quest’anno per il Rapporto Artprice online da ieri, anche grazie alla collaborazione con il corrispettivo cinese di Artprice, Amma, che restituisce un’analisi più globale del mercato dell’arte. Risultato? È la Cina la prima potenza artistica mondiale ma l’America resta numero uno con aste record concentrate principalmente a New York e con i suoi artisti, da Warhol a Koons, ancora imbattibili e super iconici, e che collezionisti di tutto il mondo continuano a contendersi ossessivamente.

Ma qual è il posto dell’Italia nel mercato dell’arte mondiale? Infimo ma promettente, dice Artprice: l’Italia corrisponde solo allo 0,8% dei 15,2 miliardi di dollari totali ricavati dalle vendite di opere d’arte nel mondo nel 2014. L’anno scorso l’Italia ha incassato esattamente 48 milioni in aste per lo più milanesi: un dettaglio che rivela un piccolo fermento collezionistico a Milano, di che confortare Expo 2015.

Il dubbio è se Expo sarà effettivamente un trampolino per il mercato dell’arte italiano. Visti i presupposti, tra mostre pubbliche e private in arrivo e la predilezione italiana per gli artisti americani, è poco plausibile che il 2015 trasformi l’Italia in una Piazza Affari dell’arte.

Vicino all’Italia, all’1% soltanto, la Svizzera - attualmente in un vortice di polemiche finanziarie ma già pronta ad affrontare la fine del segreto bancario - è al contrario molto attenta a promuovere artisti svizzeri storici. Un modello, la Svizzera, di prudenza e lungimiranza dunque, ma che l’Italia dispersiva, inconsapevole e forse poco coraggiosa, non è pronta a seguire. Lo confermerà tra un mese la mostra Arts&Food (alla Triennale) di Germano Celant le cui scelte artistiche ancora parzialmente ufficiali non convengono certo all’Italia.

Nella classifica dei primi cento artisti più venduti in tutto il mondo figurano solo due italiani: Modigliani al 5° posto e Manzoni al 63°, anche se Modigliani è più in mano al mercato francese. Seguono poi altri italiani fra i 500 artisti più venduti nel 2014 ordinati qui in una speciale Top 10 solo italiana:

1. Modigliani

2. Manzoni

3. Fontana

4. Boetti

4. Castellani

5. Burri (cui il Centenario quest’anno dovrebbe aiutare ad aumentare la quota)

6. Pistoletto (istituzionalizzato come precursore dell’Arte Povera)

7. Gnoli

8. Marini

9. Bonalumi

10. Severini

Molto più bassi in classifica ancora,seguono altri artisti italianistorici, sempre in ordine: De Chirico (Metafisica, specialità del curatore del Padiglione Italia quest’anno a Venezia), Morandi (in mostra al Vittoriano a Roma), Carrà, Kounellis, Scheggi, Balla e infine Pomodoro (Arnaldo).

Solo quattro artisti italiani viventi fra i più venduti nel 2014: Castellani, Pistoletto, Kounellis e Pomodoro. Kounellis, di origine greca, è l’unico esponente della Pop Art romana anche se prestato successivamente all’Arte Povera. Un dato non irrilevante per la centralità di Roma nella storia dell’arte italiana.

Dal rapporto Artprice possiamo quindi dedurre che si mantiene un equilibrio tutto sommato ancora coerente tra storia e mercato, tra valore reale e speculazione.

C’è però una sorpresa che contraddice la retorica della rivalità USA-Cina: i due artisti viventi più venduti nel 2014 sono Richter e Koons, un tedesco e un americano di due generazioni diverse. Un dato che rivela che la competizione culturale globale è ancora tutta occidentale dove da parte europea l’arte tarda a rinnovarsi e da parte americana è diventata puramente commerciale.

(di Raja El Fani)

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