Loris Cantarelli
Fumo di china
4 Marzo Mar 2015 0924 04 marzo 2015

L’arte del complotto

La diffusione di Internet ha come noto elevato alla massima potenza quella particolare fiction affine alle leggende metropolitane che è il complottismo, per di più in un (Bel) Paese dove la storia e la geografia hanno davvero complottato per ambientarci trame più o meno oscure.

E in effetti, in questo suo nuovo L’arte del complotto (144 pagine, 17 euro) – dopo l’antologia Love Stores, l’autobiografico Tutta colpa del 68 e il saggio illustrato Sarà una bella società (ma anche dopo “l’almanacco irregolare” Quelli di Milano insieme a Matteo Guarnaccia) – Giancarlo Ascari in arte Elfo intreccia noir e fantascienza, realtà e finzione (con una grafica a metà fra acquarello e computerizzata) a partire dalla New York del 1963, “momento di snodo politico e culturale che molto ha influito sugli anni seguenti” e “ultimo anno che possiamo ancora immaginare in bianco e nero, nel 1964 esplode la beatlemania e da lì in poi sarà un turbinio di colori psichedelici”.

A partire dal sostegno della CIA ad alcuni artisti dell’arte astratta e pop art (reale, e scoperto relativamente tardi), quel che colpisce di più della vicenda solo apparentemente strampalata narrata dall’autore (così come alcune sequenze più folli del film Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick, uscito nel 1964 ma pronto già prima dell’assassinio di J.F. Kennedy, erano le più realistiche...), è come mostri – e nel suo breve excursus su arte e politica, la prefazione si Oliviero Ponte di Pino lo spiega bene – quanto la guerra sia condotta anche “tra le immagini e le parole, un confronto che ha una storia lunghissima, che affonda le sue radici nella sfera del sacro”.

Come spiega lo stesso Elfo nella postfazione (con tanto di puntuali note finali sulle fonti utilizzate), il libro è “un viaggio nel tempo la cui stzione di arrivo e quella di partenza spesso coincidono”, nato dalla “voglia di metter in piedi un racconto tutto di finzione e puro divertimento, basato sulle passioni della mia adolescenza” (compresa un’immagine finale che potrebbe perfino portare a un sequel...).

Non c’è riuscito: com’è facile capire anche a una prima occhiata, il risultato (qui le prime pagine in anteprima) è un piccolo film – quasi in costume e dal ritmo ben calibrato – sulla perdita dell’innocenza, “l’inizio di una fase di instabilità, terrorismo e misteri che ancora non si è conclusa”. E ancora una volta, il fumetto ci fa evadere dalla realtà per farcela capire meglio.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook