Alessandra di Canossa
Doppio (s)malto
6 Marzo Mar 2015 1452 06 marzo 2015

Cara Boldrini, non è con un nome femminile che si difendono le donne

Come ogni anno si avvicina l’8 marzo e come ogni anno iniziano a fioccare le iniziative e le dichiarazioni di donne (badate bene, solo donne, sic!) che inneggiano alla tanto agognata parità di diritti tra i due sessi.

Ebbene, Laura Boldrini poteva esimersi dall’esprimersi anche questa volta? Ovviamente, no. Ha mandato una lettera ai suoi colleghi, diffusa dalla stessa anche su Twitter ed è stata sommersa di commenti più o meno coloriti (eufemisticamente parlando).

Ebbene, ella vorrebbe, nel suo mondo fantastico che la parità di genere, il rispetto delle identità di genere e via dicendo venissero attuate grazie ad una formula magica: l’adeguamento del linguaggio !

Quindi, ça va sans direle donne in parlamento dovranno essere nominate con il loro appellativo al femminile, mentre gli uomini con quello al maschile. A quando, cara Boldrini, i grembiuli rosa per le femmine e blu per i maschi come a scuola? Il prossimo passo quale sarà: rassegna stampa separata? Cosmopolitan, Glamour, Confidenze e Donna Moderna per le deputate; Men’s Health, GQ e For Man Magazine per i deputati?

No perché andando avanti così al posto di integrare i due generi, pare che la volontà sia quella di sottolinearne le differenze, quasi come le donne fossero dei panda in via d’estinzione!

Sa cosa ci vorrebbe, presidentissima Boldrini? Parità vera, nei fatti però non nelle parole: parità di salario, parità di riconoscimenti, parità di condizioni di partenza e condizioni di lavoro ( a quando l’obbligo di asili nido in tutte le aziende?). Ma questo non si fa cambiando il genere sulla carta intestata. Perché forse che ci chiamino dottoresse o presidentesse non cambia nulla se poi veniamo pagate meno e le decisioni vere vengono prese dagli amministratori delegati maschi. Non cambia nulla se ci danno un lavoro solo perché sono obbligati dalle quote rosa. Non cambia niente se non abbiamo un lavoro perché non sappiamo dove caspita mettere nostro figlio. Non cambia niente se le nostre ministre, nominate (in parte) solo perché portatrici sane di una terza di seno, fanno interviste parlando di chili al posto di riforme, mentre le decisioni vengono prese dagli uomini.

Insomma, un problema attuale che viene tentato di risolvere con un maquillage di facciata totalmente inutile. Altra occasione persa. Che palle (queste sono maschili o femminili?)


Laura Boldrini
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