Vincenzo Maddaloni
Step by Step
7 Marzo Mar 2015 1533 07 marzo 2015

A proposito di ciò che l’amore fa! O meglio, di quando le Donne erano già in prima linea e in Italia la Festa della Donna ancora non c’era

Infatti, in Italia la Festa della Donna iniziò ad essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale che mosse le donne di San Pietroburgo a scendere in piazza per chiedere la fine della guerra, dando così vita alla «rivoluzione russa di febbraio». Fu questo evento a cui si ispirarono le delegate della Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste a Mosca quando scelsero l'8 marzo 1917 come data in cui istituire la Giornata Internazionale dell'Operaia.

In Italia la Giornata Internazionale della Donna nacque anche sull’onda emotiva di vicende che ho ritrovato narrate in un vecchio libro di Storia, e che vale la pena di rileggere:

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…a proposito di ciò che l’amore fa!

Le portatrici carniche: Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan” (andiamo altrimenti quei poverini muoiono anche di fame), fu il motto delle portatrici carniche, già abituate ad uno stile di vita povero e arcaico, che trasformarono le loro gerle, già utilizzate nei lavori domestici e di campagna per la raccolta dei prodotti. Questi contenitori – le gerle – gli zaini attuali, divennero portatori di cartucce, granate, viveri e quant’altro poteva necessitare alla prima linea irraggiungibile diversamente.

Le volontarie aumentarono tanto da divenire un vero e proprio Corpo di Ausiliare composto da donne dai 15 ai 60 anni d’età che andarono ad affiancare l’Esercito impegnato sulle vette carniche. Dotate di un bracciale rosso e di un libretto personale di lavoro, le portatrici partivano in gruppi dai diversi paesi della Carnia, quando ancora non era spuntata l’alba; per loro il compenso era di 1,50 lire per viaggio.

I sentieri non percorribili neppure dai muli portavano a superare dislivelli da 600 a 1200 metri, ed il tempo necessario non era mai inferiore alle 6/7 ore di cammino ma che in inverno diveniva più difficile causa la neve. Agli Alpini al fronte portavano armi, legname, pietrisco, viveri e biancheria necessaria e qualche notizia del paese. E riportavano indietro gli indumenti da lavare.

Rientrate nelle loro case le attendevano i bambini, gli anziani, le stalle, gli orti. Accadeva speso che fosse loro richiesto di portare a valle in barella qualche soldato ferito o le povere spoglie di qualche caduto.

Fu nelle giornate del 26 e 27 marzo 1916 che le portatrici carniche dimostrarono la loro disponibilità offrendosi – dopo una furibonda battaglia sul Pal Piccolo – come serventi ai pezzi di artiglieria. Fortunatamente non fu necessario il loro impiego avendo dato nuovo vigore ai Nostri Soldati  con la loro offerta…

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Sicuramente queste vicende legate alla Grande Guerra permisero alla Festa della Donna di nascere in Italia in quel 1922, l’anno della marcia su Roma e della nomina di Benito Mussolini a capo del Governo. Ma il fascismo non era ancora al potere, lo conquisterà nel 1924 dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti. Sicché la Festa della Donna riprese vita soltanto nel 1945, quando l'Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d'Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell'Italia già liberate dal fascismo. Da allora l’iniziativa diventa il momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili e di difesa delle conquiste delle donne. 

vincenzomaddaloni.it

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