Trieste spiegata agli italiani
12 Marzo Mar 2015 0716 12 marzo 2015

A Trieste nessuno ha chiesto ai bambini di toccarsi i genitali

Il gioco del rispetto è “pedofilia legalizzata”, “abuso sessuale”, “perversione gender”. Questi sono alcuni commenti presi a caso fra quelli pubblicati sulla pagina facebook di un noto politico, che qui non verrà nominato per non fare pubblicità gratuita a tutti quelli che stanno cercando notorietà attraverso questa polemica.
L'oggetto degli anatemi e delle denunce è “Pari o dispari? Il gioco del rispetto”, un progetto per le scuole dell'infanzia voluto da un gruppo di lavoro
convinto dell’importanza di anticipare il più possibile l’insegnamento al rispetto di genere tramite il superamento degli stereotipi.
Fra i punti contestati all'iniziativa, il fatto che il progetto preveda la possibilità di “nominare senza timore i genitali maschili e femminili” (ovvero “pene” e “vagina”, due parole che - chissà perché - evidentemente fanno tanta paura) e dei giochi durante i quali i bambini possono interpretare vari mestieri (tipo “il casalingo” e “la meccanica”). 
Sul corto circuito politico-mediatico che è stato creato ad arte intorno a questa faccenda si potrebbe scrivere una tesi di laurea. Ma la realtà è più semplice degli slogan e, come raccontano i professionisti dietro questo progetto, gli ultimi sviluppi non sono stati particolarmente emozionanti: 
Alla fine l’abbiamo fatta questa riunione con i genitori della scuola da cui è partito questo caso mediatico. C’eravamo noi curatrici del progetto, c’erano le rappresentanti dei servizi educativi del Comune di Trieste, c’erano le insegnanti che hanno aderito al progetto e c’erano i genitori. I servizi educativi hanno spiegato l’iter seguito in tutte le scuole per presentare il progetto alle famiglie, hanno annunciato che questa scuola, per quest’anno, inizierà la sperimentazione con due giochi (“bocciati 9 giochi su 11, titolano subito i giornali); le insegnanti hanno letto la storia di Red & Blue e il genitore che ha sollevato inizialmente il caso su Vita Nuova ci ha letto tutto il contenuto della scheda di gioco che secondo lui invitava bambini e bambine a “toccarsi i genitali”. Gli abbiamo chiesto di leggerlo tutto, senza estrapolare frasi dal contesto. Al termine della lettura, la reazione degli altri genitori è stata più o meno questa: “E quindi?” Non c’era pornografia, non c’erano nudità, non c’erano palpeggiamenti, non c’era educazione sessuale. I genitori hanno giudicato assolutamente validi i giochi proposti dal nostro kit e, cosa più importante, hanno rinnovato la stima e la fiducia nelle insegnanti dei loro figli. Concludendo, i genitori sono pronti a firmare l’autorizzazione per far partecipare i loro figli al progetto.
Anche il Sindaco Roberto Cosolini ha difeso l'iniziativa con una nota affidata al suo blog:
Sono francamente stupito dalle polemiche e schifato da certe strumentali falsificazioni e quindi sarò chiaro: siamo convinti di quanto ha fatto Trieste introducendo  “Il Gioco del Rispetto”. Perché crediamo nel rispetto, innanzitutto.
La nostra Trieste è sempre stata nel mondo un esempio all’avanguardia nella cultura civica, da Maria Teresa a Franco Basaglia. Noi per primi dunque dobbiamo recuperare il meglio della nostra memoria e della nostra cultura e non aver paura di costruire nuove strade per educare gli adulti di domani.
Abbiamo piena fiducia nel lavoro che hanno fatto gli esperti con questo gioco, di valore scientifico e documentato, che educa al rispetto di genere superando gli stereotipi.
E’ un nostro dovere educare i bambini a essere persone migliori di noi, della società che hanno ereditato.
Qualcuno ha definito scandaloso il programma, per altro facoltativo, ergendosi a difensore della morale. “Il Gioco del Rispetto” non affronta né il tema della sessualità né quello della composizione della famiglia, ma insegna il concetto di uguaglianza.
Mostrare che un padre possa stirare e una madre possa riparare un’automobile non ha nulla di scandaloso. Così come far sentire ai bambini e alle bambine che dopo una corsa i loro cuori battono nello stesso modo e che uguale è il loro respiro. Questo significa semplicemente educarli a crescere nel rispetto reciproco.
Non ci sentiamo “sotto assedio”, anzi le testimonianze di supporto sono tantissime, dall’Italia e dall’estero. Certo non sono urlate con toni inaccettabili e offensive mistificazioni come quella di Libero o di alcuni parlamentari, che evidentemente non hanno modo migliore di guadagnarsi il loro elevato stipendio: non si può fare a meno di pensare che alcuni di questi avrebbero più bisogno del Gioco del Rispetto di quanto ne abbiano i nostri bambini…

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