Ernesto Gallo e Giovanni Biava
Giovine Europa now
13 Marzo Mar 2015 1134 13 marzo 2015

La congiura dei morotei stinti. Renzi caro mastica piano, il Leviatano.

Grazie ancora a Matteo Laurenti, che scrive di italici tradimenti.

"Tutti i bambini hanno sempre saputo che l'imperatore è nudo ma si inchinano comunque davanti a lui perché è meglio che essere soli".

(Ready to Start; Arcade Fire, The Suburbs, Merge rec. 2010)

Nessun vescovo, nessun Re”.

(Giacomo I Stuart; Conferenza di Hampton Court, Inghilterra 1604)

Tutti per uno, tradimento per tutti! Ma il tradimento è davvero solo il male procurato per un vantaggio personale? O in politica il tradimento non è che una forma parziale con una cornice fissa predefinita? Proviamo a vedere più a fondo e senza l'elaborazione dilettantesca, prosaica nonche fastidiosissima della pensionata vedova Jessica Fletcher, quella che ha risolto in 20 anni delitti altrui, per nascondere l'omicidio che ha compiuto lei stessa ai danni di suo marito. Siamo in piena era anti-messianica o Regno delle Tenebre. Per gli ebrei è il 5775, anno palindrome (quindi comodo), che si legge identico sia da destra che da sinistra, dal principio alla fine e dalla fine al principio. I puritani yankee percepiscono ancora il Papa romano come l'Anticristo, come dal XVI sec in poi. Le starlette ipersessualizzate della Disney fanno tutte parte degli Illuminati e la National Rifle Association ringrazia per le regolari stragi nelle scuole. Ruby è maggiorenne. Iran è bello (stagioni primavera-estate 2015), un membro della “Compagnia” sta avvelenando la dottrina, Ruby è una maggiorenne immigrata di Just Seventeen, Paul è Morto ed è in cielo con Lucy, il dittatore Netanyahu fa retorica al congresso della Repubblica americana, Cassio e Bruto sostengono il marito del marito di Michelle Obama, un ebreo (a caso) ha ucciso Aldo Moro e Cameron, Sarkozy e Hillary Clinton, che hanno invaso la Libia tre anni or sono, facendo uccidere Gheddafi dall'autista di Lady D che uccise Ceauşescu, litigano per chi deve gestire la bambola OnuVooDoo della Boldrini. La Mogherini è ancora bionda. Anche la Boschi. Anche Veronica Lario. Anche Michelle Ferrari. Barbara Berlusconi è spigliata. Madonna sente puzza di dittatura e butta via le mimose di Fazio. La Bindi è stanca. Brunetta è basso. Bersani è responsabile. Salvini rutta e mezza Lega diventa bionda come Marine. Verdini tu quoque, Minzolini tu quoque, Renzi tu quoque, Fitto proditor, Mr Pink, mi manca Pascal e il ginocchio della Pascale, “Che fai? Mi cacci?!!”

Esistono i treni che passano una volta, quelli che di solito si perdono. Esiste poi, il giorno in cui una persona si ricorda di averlo preso. Per par condicio alcuni preferiscono farsela a piedi, a dispetto di tutti i treni che possano passare. Quelli che erano alla stazione sì, ma dormivano tutti e poi, in ultima fazione, quelli che una volta che sono sul treno si accorgono che il mezzo scelto corre su dei binari. Che sono fissi, indipendenti dalla volontà umana tanto quanto sono invece vincolati e dipendenti dalla destinazione unica che una persona ha scelto partendo dal binario. La scelta è del tutto condizionata alla partenza, poi viene estinta totalmente dalla ragion d'essere aprioristica della rinuncia a non voler essere i conduttori ma bensì i condotti, i passeggeri e non i conducenti, quelli che fanno parte di un nucleo loro pari di viaggiatori paganti (e non) e quelli che invece preferiscono condurre se stessi con un mezzo diverso, uno di cui devono avere la totale responsabilità. Certo chi è su un treno può sempre scendere. Nessuna tratta prevede una linea senza interruzioni. Fermarsi in luogo e poi prendere una coincidenza, se lo si desidera, ovviamente. Ma in questo caso, per loro, si tratta di rivedere la posizione del loro contratto con le decisione prese, sotto forma di biglietto obliterato, in attesa di un controllore che forse non passerà mai. Parlando per ore con le persone del proprio vagone, guardando fuori dal finestrino, estraniandosi con un libro o auricolari che emettono suoni registrati altrove. La cabala ci suggerisce che l'intelligenza è vedere il termine di un viaggio, la fine come finalità, di un procedimento o processione (o processo), cioè lo scopo del viaggio. La conoscenza invece, intesa come esperienza, è vedere se stessi alla partenza. L'intelligenza è la fine, l'esperienza è l'inizio. L'ultimo anno palindromo per gli ebrei, cioè il 5665, è stato per noi il 1905. Da qualsivoglia parte lo si veda, sono successe “molte” cose ad entrambi in quel periodo, come canta(va)no ben bene anche i Bluvertigo ne l'Assenzio “Se non sbaglio stamattina era il 1904” (la fine del 5664 ndr), e comunque per chi volesse sapere quante cose sono successe oltre il completamento della Transiberiana, può su: http://it.wikipedia.org/wiki/1904.

Nell'anno 5775 per noi italiani, ebrei e non, si è consumato il patto fra i gentiluomini Renzi e Berlusconi, stipulato già all'inizio del 2014 a voce e mai visto nel testo scritto, nella sede romana del PD in largo del Nazareno. Esso prevedeva almeno due editti concordabili, con il migliore amico comunista di Kissinger ancora seduto al Quirinale, e cioè due riforme; quella del Senato e quella della legge elettorale porcata del 2005 che a sua volta sostituiva la legge Mattarella del 1993. La bionda aretina Boschi, martedì scorso 10 marzo, riesce a far passare il ddl con il suo cognome (suo e del papi “etrusco”), una parte della prima parte del “Nazareno”. La Camera, che rimane comunque a 630 umani, può legiferare e dare fiducia al/ai governo/i, il Senato invece è ridotto a 95 eletti dalla fogna delle Marianne (le Regioni), non più concorrenti “più che sleali” delle (ex) Province, prima ancora che dello Stato e, il suo pezzo forte rimane sostanzialmente il peso del baricentro sulle riforme (e altre cosette). La seconda parte, cioè la legge elettorale, ha avuto invece a mio avviso una risoluzione tanto democristiana quanto necessaria, cioè deleteria per il giusnaturalista Berlusconi. Renzi invertendo a U in corsa la gioiosa macchina riformatrice, verso la minoranza dei suoi nel PD (che immagino alloggino anch'essi al Nazareno, essendo la loro sede), brucia nella sterzata i primi due proposti “dai minori” nella lista papabile, Prodi e Amato, investendo il terzo, Sergio Mattarella, cioè il mattarellum, la riforma elettorale del '93, a Presidente della Repubblica. Un democristiano incaricato da un comunista che ha eliminato le elezioni in Italia (come sempre da manuale URSS), piazza un democristiano (moroteo, cioè cattocomunista dalla sponda DC) alla Presidenza della Repubblica. Di fatto, e scusatemi se è poco, qualcuno al “Nazareno” è stato comunque soddisfatto, non serve mica sempre specificare chi. No??! Di fatto però “chi non è stato chi” scioglie la stretta di mano e fa saltare un Patto, perché ormai il Nazareno non è più IL ma UN, uno dei tanti. Il tradito Silvio Berlusconi da Nazareno diventa Il Nazariota, il laido affitta camera abusivo, di Gloria Guida e Lilli Carati in Avere Vent'anni di F. Di Leo (1978) e, anche qui, scusatemi se è poco, il Nazariota nel film è interpretato da Vittorio Caprioli, un attore che più napoletano di lui...Apicella gli poteva lucidare le scarpe (ma anche Servillo, e comodamente).

Ma per un tradimento allo Stato senza più arte né parte che riesce, saltano sempre fuori altri che sembravano nascosti come gli abiti dell'Imperatore. La Riforma scolastica e il taglio dell'Irap evidenti su tutti come elefanti dietro le tende della Lario (a cui si appende spesso con risultanti contrastanti rispetto alla Duse). E' da attorno prima e dopo l'anno 0 cristiano, per gli ebrei già il 3761, che si va discutendo su quel caposaldo di ogni discussione filosofica che si rispetti, quindi in morale e etica, chiamantesi “tradimento”. Prima i Greci, poi i Cartaginesi, poi gli Ebrei, Corinto, Cartagine e Gerusalemme, e poi via via ogni popolo “assorbito”dalla Repubblica di Roma, che grazie al tradimento della fiducia riposta in un uomo divenne Impero, ha dovuto venire a patti con la Realpolitik, dislocandola a proprio vantaggio dal giudizio morale dei “puritani” dello stesso popolo, che vedevano la propria patria “colonizzata” e quindi deformata nell'interpretazione data dai vantaggi necessari a sopravvivere come subalterni a chi li aveva “acquisiti”. Nelle democrazie occidentali, tranne che negli Stati Uniti d'America, non esiste un patto tra Dio e gli uomini (o comunità di uomini). La Rochefoucault, che di morale e complotti se ne intendeva quel tanto che bastava nel secolo delle epurazioni nazionali delle sette puritane in Europa, fu assai chiaro in tal argomento nella sua Riflessione morale 114 “(...) spesso siamo soddisfatti di essere traditi da noi stessi”. Mica da altri amici o nemici, da noi stessi. Un uomo si sente traditore quando riguardando le proprie azioni private e politiche, si sente uguale a se stesso, a scapito di cosa doveva scegliere e di chi doveva rappresentare. Rappresentare certo, perché noi europei, nonostante tutto, il Leviatano ce lo teniamo ben stretto. Ragioniamo ancora oggi su binari in cui alla partenza c'è il diritto naturale, ma all'arrivo c'è quello statale, civile, unico, coercitivo e indivisibile del Sovrano. Ma cosa succede quando il Sovrano è nudo? O ancor di più quando la verità coincide con la realtà politica taciuta per compiacenza non dal Sovrano, ma dai suoi vescovi? Berlusconi non ha mai difettato in capacità economiche e politiche, ma i suoi vantaggi personali in base ai quali dichiaratamente ha voluto agire per il bene dello Stato italiano tutto, annullano il Patto del Nazareno con Matteo Renzi. Poiché già per Renzi come per il Machiavelli “si troverà sempre chi si lascerà ingannare”. Quando non si può più distinguere l'interesse politico da quello personale bisogna saper ben dissimulare la necessità del tradimento. Il problema semmai è chi sarà il prossimo a dover essere tradito. C'è ancora qualcuno al largo del Nazareno?

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