Alessandro Da Rold
Portineria Milano
13 Marzo Mar 2015 1409 13 marzo 2015

La doppia morale dei vescovi italiani, attaccano Berlusconi ma tacciono sui preti pedofili

Fa sorridere, anzi irritare, la presa di posizione della Cei (Conferenza episcopale italiana) sull’assoluzione di Silvio Berlusconi in Cassazione rispetto al processo Ruby. Fa innervosire pensando al fatto che da più o meno un anno i vescovi italiani continuano a criticare le linee di Papa Francesco sulla questione dei preti pedofili, arrivando a sostenere nell’estate del 2014 « la mancanza dell’obbligo giuridico per i vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di pedofilia». Quindi da un lato la Cei non spiccica parola su un tema così imbarazzante per la Chiesa, argomento che Papa Francesco invece ha posto nella sua rivoluzione. Dall’altro prepara un «bel sermone» (copyright Il Foglio) sullo stile di vita dell’ex Cavaliere arrivando a sostenere tramite il segretario generale Nunzio Galantino che «tutte le volte in cui c’è una assoluzione bisogna andare a leggere le motivazioni. Ma il dettato legislativo arriva fino ad un certo punto, il discorso morale è un altro». Anzi, di più, facendo l’esempio della legge sull’aborto il vescovo spiega che «se un fatto è legale non è detto che sia morale». Non si ricorda a memoria una presa di posizione sulla pedofilia tra i vescovi né pagine di condanna da parte del quotidiano Avvenire. Nemmeno sull'ultimo caso di Don Mauro Inzoli, il prete vicino a Comunione e Liberazione, condannato dalla giustizia vaticana e ora indagato da quella civile. Ma appare evidente che ai vescovi quello che accade tra loro non interessi più di tanto. Anzi, se l'anno scorso avevano già rimandato al mittente le richieste di Bergoglio sulla collaborazione nei casi di pedofilia, a novembre del 2014 i vescovi tennero a ribadire che “i preti pedofili» non devono essere abbandonati a se stessi.  In un comunicato i porporati scrivevano che «se nella buona come nella cattiva sorte il presbiterio è la famiglia del sacerdote, si avverte l’importanza che anche quanti si sono resi colpevoli di delitti possano non sentirsi abbandonati a se stessi». Insomma Berlusconi è un terribile peccatore, i preti «compagni che sbagliano». 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook